D’ale­ma: la vit­to­ria del No scac­ce­rà il Pd di Ren­zi

Il leader "rot­ta­ma­to" lan­cia il Co­mi­ta­to per boc­cia­re la "riforma pa­stic­cio" del pre­mier

Il Gazzettino (Pordenone) - - Primo Piano -

RO­MA - Rien­tro in Ita­lia in tut­ta fret­ta per Mat­teo Ren­zi che, la­scian­do ie­ri la Cina al ter­mi­ne del G20, an­nun­cia di ave­re in pro­gram­ma per og­gi l’in­con­tro con il com­mis­sa­rio per il si­sma Va­sco Er­ra­ni e l’in­ten­zio­ne di ria­pri­re la Sa­la Ver­de di pa­laz­zo Chi­gi, luo­go sto­ri­co del­la con­cer­ta­zio­ne, do­ve in­con­tre­rà le par­ti so­cia­li per col­la­bo­ra­re in­sie­me al­la ri­co­stru­zio­ne. «La apro e la ri­chiu­do su­bi­to», pre­ci­sa il pre­mier a scan­so di equi­vo­ci. Ma se il de­sti­no del­le po­po­la­zio­ni ter­re­mo­ta­te ora nel­le ten­de è in ci­ma ai pen­sie­ri del pre­mier, al­tret­tan­to non può dir­si per la da­ta del re­fe­ren­dum che non è sta­ta an­co­ra fis­sa­ta an­che se, ri­cor­da, «per il con­si­glio dei mi­ni­stri c’è tem­po fi­no al 13 ot­to­bre». Tut­to ve­ro, co­me al­tret­tan­to è ve­ro che da quel gior­no de­vo­no es­se­re la­scia­ti al­me­no 50 gior­ni e non più di 70 per la cam­pa­gna elet­to­ra­le. Se il go­ver­no do­ves­se pren­der­si tut­to il tem­po necessario si po­treb­be ar­ri­va­re all’ul­ti­ma do­me­ni­ca di no­vem­bre, il 27 se non al 4 di­cem­bre.

Mal­gra­do il pres­sing, il pre­mier non si sbot­to­na più di tan­to an­che se è or­mai evi­den­te che le pres­sio­ni del Qui­ri­na­le af­fin­ché ven­ga mes­sa in si­cu­rez­za la leg­ge di sta­bi­li­tà con il vo­to al­me­no in un ra­mo del Par­la­men­to, pre­val­go­no ri­spet­to ai ren­zia­ni più or­to­dos­si che in­ve­ce vor­reb­be­ro ri­sol­ve­re la que­stio­ne il pri­ma pos­si­bi­le per non da­re tem­po ai fau­to­ri del “no” di or­ga­niz­zar­si ul­te­rior­men­te. Dal­la con­trap­po­si­zio­ne tra lea­li­sti e isti­tu­zio­na­li Ren­zi si tie­ne al­la lar­ga e in­vi­ta ad oc­cu­par­si del me­ri­to del­la riforma. «Ogni gior­no che pas­sa ven­go­no me­no gli ali­bi di chi mi ac­cu­sa­va di per­so­na­liz­za­re il que­si­to. Ades­so che non ci so­no più ve­li e in­com­pren­sio­ni, en­tria­mo nel me­ri­to. E chie­dia­mo agli ita­lia­ni se vo­glio­no cam­bia­re o se pre­fe­ri­sco­no, per esem­pio, re­sta­re con il bi­ca­me­ra­li­smo pa­ri­ta­rio che in Eu­ro­pa so­lo noi ab­bia­mo».

Ren­zi evi­ta le con­trap­po­si­zio­ni di­ret­te con i fau­to­ri del “no”, com­pre­se quel­le con l’ex pre­si­den­te del­la Bi­ca­me­ra­le Mas­si­mo D’ale­ma, il pri­mo tra i "ne­mi­ci" in­ter­ni, che ie­ri ha va­ra­to il co­mi­ta­to del "no". Quel «non per­dia­mo­ci di vi­sta» pe­ro­ra­to da D’ale­ma la di­ce lun­ga sui rea­li obiet­ti­vi di que­sta cor­sa esti­va al lan­cio del co­mi­ta­to del No al re­fe­ren­dum. Il fi­ne im­me­dia­to è senz’al­tro

"NO" Mas­si­mo D’ale­ma

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