Il ri­fiu­to del­la vi­ta, la dif­fi­col­tà di tro­va­re even­tua­li col­pe

Il Gazzettino (Pordenone) - - Lettere & Opinion - DI EN­NIO FOR­TU­NA

Eleo­no­ra Bot­ta­ro ave­va so­lo 18 an­ni e la pos­si­bi­li­tà di vi­ve­re una vi­ta po­si­ti­va e fe­li­ce. In­ve­ce è mor­ta per una pre­sa di po­si­zio­ne sua e dei ge­ni­to­ri che non si sa co­me e quan­to de­pre­ca­re. Ha ri­fiu­ta­to una te­ra­pia tra­di­zio­na­le ben co­no­sciu­ta e spe­ri­men­ta­ta che pro­ba­bil­men­te l’avreb­be sal­va­ta. Ci so­no col­pe e so­prat­tut­to ci so­no col­pe per­se­gui­bi­li? A pri­ma vi­sta l’or­di­na­men­to ha fat­to tut­to il pos­si­bi­le. Quan­do la ra­gaz­za, con­tro l’espli­ci­to pa­re­re dei me­di­ci, è sta­ta di­mes­sa dall’ospe­da­le e pro­prio per­ché i sa­ni­ta­ri in­si­ste­va­no per­ché si sot­to­po­nes­se al­la che­mio­te­ra­pia, la di­re­zio­ne del no­so­co­mio ha fat­to ciò che non sem­pre si fa. Si è ri­vol­ta al tri­bu­na­le per i mi­no­ren­ni di Ve­ne­zia sol­le­ci­tan­do i prov­ve­di­men­ti più ap­pro­pria­ti. I giu­di­ci del tri­bu­na­le si so­no mos­si con par­ti­co­la­re sol­le­ci­tu­di­ne aven­do ben ca­pi­to il dram­ma fa­mi­lia­re e il ri­schio gra­vis­si­mo che la ra­gaz­za cor­re­va. Il fax del tri­bu­na­le è giun­to in ospe­da­le qual­che ora do­po la di­mis­sio­ne. Ma il tri­bu­na­le non si è fer­ma­to e ha no­mi­na­to un tu­to­re nel­la per­so­na di un il­lu­stre me­di­co le­ga­le, do­po ave­re de­ci­so la de­ca­den­za dal­la pa­tria po­te­stà del pa­dre e del­la ma­dre. La no­mi­na di un me­di­co le­ga­le di im­po­sta­zio­ne tra­di­zio­na­le ri­ve­la a chia­re let­te­re che gli stes­si giu­di­ci era­no con­vin­ti sia dell’ef­fi­ca­cia del­la te­ra­pia clas­si­ca sia del fa­ta­le er­ro­re che la ra­gaz­za so­ste­nu­ta e for­se isti­ga­ta dai ge­ni­to­ri sta­va com­met­ten­do a ri­schio del­la sua stes­sa vi­ta. Non è ser­vi­to. I gior­na­li scri­vo­no, e pro­ba­bil­men­te è ve­ro, che do­po una dif­fi­ci­le me­dia­zio­ne tra la fa­mi­glia e il tu­to­re, la ra­gaz­za è sta­ta ri­co­ve­ra­ta in Sviz­ze­ra. Non è no­to, al­me­no i gior­na­li non lo di­co­no in det­ta­glio,a qua­li te­ra­pie sia sta­ta sot­to­po­sta, co­mun­que non al­la che­mio­te­ra­pia te­na­ce­men­te ri­fiu­ta­ta da lei e dai ge­ni­to­ri. E’ cer­to pe­rò che do­po qual­che set­ti­ma­na il qua­dro cli­ni­co era di­sa­stro­so e la ra­gaz­za è sta­ta ri­por­ta­ta a Pa­do­va. Trop­po tar­di or­mai. Eleo­no­ra è pur­trop­po mor­ta per es­ser­si fi­da­ta di trat­ta­men­ti al­ter­na­ti­vi, ri­fiu­tan­do in­ter­ven­ti più af­fi­da­bi­li, con­si­glia­ti da tem­po dall’espe­rien­za e dai ri­sul­ta­ti. Ora co­me ac­ca­de in ca­si del ge­ne­re (non ser­ve ri­cor­da­re la vi­cen­da di Elua­na En­gla­ro, pe­ral­tro as­sai di­ver­sa nel­la ge­ne­si e nel de­cor­so) in­fu­ria la po­le­mi­ca. E’ col­pa dei ge­ni­to­ri, di­co­no al­cu­ni in­ter­pre­tan­do an­che le pa­ro­le del pri­ma­rio pa­do­va­no. Il qua­dro giu­ri­di­co è ab­ba­stan­za com­ples­so ma so­stan­zial­men­te chia­ro. La Co­sti­tu­zio­ne di­ce che ognu­no può ri­fiu­ta­re un trat­ta­men­to me­di­co de­ter­mi­na­to se non è con­vin­to dei be­ne­fi­ci pre­vi­sti o spe­ra­ti. Il con­sen­so in­for­ma­to che da tem­po è una real­tà in ogni am­bien­te ospe­da­lie­ro si ba­sa ap­pun­to su ta­le prin­ci­pio. Il ma­la­to de­ve es­se­re d’ac­cor­do sul trat­ta­men­to pro­po­sto, al­tri­men­ti può ri­fiu­tar­lo. Del re­sto in Ita­lia il sui­ci­dio an­che se a li­vel­lo di ten­ta­ti­vo non è pu­ni­bi­le. Ma qui il pro­ble­ma è as­sai più com­ples­so e con­tro­ver­so per il fat­to che Eleo­no­ra ,all’epo­ca del­la di­mis­sio­ne, era mi­no­ren­ne ed era quin­di te­nu­ta a se­gui­re i con­si­gli e le ini­zia­ti­ve dei ge­ni­to­ri i qua­li pe­rò, per leg­ge, de­vo­no ope­ra­re in ogni sen­so per la sa­lu­te e il be­nes­se­re dei fi­gli. Da quel­lo che si leg­ge, e non c’è mo­ti­vo di du­bi­tar­ne, i ge­ni­to­ri di Eleo­no­ra era­no con­vin­ti di fa­re il suo be­ne, ciò che è co­mun­que im­por­tan­te an­che se fos­se sba­glia­to. Le idee dei ge­ni­to­ri non pos­so­no es­se­re in­vo­ca­te co­me scu­san­ti di un com­por­ta­men­to sba­glia­to, ma, da ciò che si leg­ge, i ge­ni­to­ri cre­de­va­no fer­ma­men­te nel­la te­ra­pia al­ter­na­ti­va. Il dram­ma del­la vi­cen­da di Eleo­no­ra è tut­to qui. Ora, co­me sem­pre ac­ca­de in ca­si del ge­ne­re, la pa­ta­ta bol­len­te è nel­le ma­ni del ma­gi­stra­to del­la pro­cu­ra. Ve­dre­mo qua­li ini­zia­ti­ve adot­te­rà. Non ser­vi­ran­no a ri­por­ta­re in vi­ta la po­ve­ra Eleo­no­ra ma pos­so­no ser­vi­re a chia­ri­re i fat­ti ed even­tual­men­te ad im­pe­di­re che epi­so­di del ge­ne­re si ri­pe­ta­no.

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