La vec­chia­ia non è una pu­ni­zio­ne per aver vis­su­to

Il Gazzettino (Pordenone) - - Lettere & Opinioni -

Egre­gio di­ret­to­re,

vor­rei met­ter­la al cor­ren­te di una enor­me in­giu­sti­zia di cui è sta­to vit­ti­ma mio pa­dre. Mio pa­dre ha sem­pre la­vo­ra­to so­do, ha cre­sciu­to 4 fi­gli, ha sem­pre pa­ga­to il do­vu­to sia co­me di­pen­den­te che co­me la­vo­ra­to­re au­to­no­mo. Pa­rec­chi me­si fa si è ve­nu­to a tro­va­re in una si­tua­zio­ne fi­si­ca a dir po­co cri­ti­ca. Lui ne­gli an­ni ha avu­to ben tre in­far­ti e a que­sti si è ag­giun­to un dia­be­te che as­sie­me ai pro­ble­mi car­dia­ci lo ha por­ta­to a do­ver es­se­re al­let­ta­to e a po­ter­si spo­sta­re so­lo in car­roz­zi­na. Fac­cio no­ta­re che ave­va 96 an­ni e la mo­glie 84, quin­di ave­va bi­so­gno di una as­si­sten­za con­ti­nua.

Poi­chè vi­ve­va con una pen­sio­ne mi­ni­ma, fe­ce do­man­da per ave­re un ac­com­pa­gna­to­re, co­sa che gli fu ri­fiu­ta­ta per ben due vol­te, sen­za una spie­ga­zio­ne. Be­ne, al­la fi­ne, con il cuo­re gon­fio di do­lo­re e rab­bia, la in­for­mo che ha vin­to l'inps: mio pa­dre è de­ce­du­to tre set­ti­ma­ne fa fa­cen­do co­sì ri­spar­mia­re sol­di e rot­tu­re di sca­to­le all'isti­tu­to.

Mi ver­go­gno di vi­ve­re in uno Sta­to che trat­ta un suo cit­ta­di­no in que­sta ma­nie­ra in­de­cen­te. Non fac­cio nean­che del­la fa­ci­le re­to­ri­ca par­lan­do di cer­te pen­sio­ni su­per di par­la­men­ta­ri ecc... Ma mio pa­dre ave­va tut­to il di­rit­to di vi­ve­re i suoi ul­ti­mi gior­ni in ma­nie­ra de­gna, sen­za do­ver af­fi­dar­si esclu­si­va­men­te all'aiu­to "da­to con tut­to il cuo­re" dei suoi fi­gli.

Da­ni­lo San­ti­ni

Ve­ne­zia

-----Ca­ro let­to­re, la vec­chia­ia è una sta­gio­ne del­la vi­ta che me­ri­ta ri­spet­to e

at­ten­zio­ni. Dal­le fa­mi­glie, ma an­che, e sem­pre più, dal­la co­mu­ni­tà e dal­le isti­tu­zio­ni. Pur­trop­po, spes­so, qual­cu­no sem­bra in­ve­ce con­si­de­rar­la una pu­ni­zio­ne per es­se­re vis­su­ti.

Na­tu­ral­men­te non so­no in gra­do di dir­le le ra­gio­ni per cui non fu con­ces­so l’ac­com­pa­gna­men­to a suo pa­dre. Non so se, pub­bli­can­do que­sta let­te­ra, qual­cu­no vor­rà dar­le ora quel­le spie­ga­zio­ne che non le so­no sta­te for­ni­te tem­po fa. Sa­reb­be tar­di, ma non sa­reb­be un ge­sto inu­ti­le.

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