CEN­TRO­DE­STRA LA SFI­DA DELL’AL­TER­NAN­ZA

Il Gazzettino (Pordenone) - - Da Prima Pagina - DI MAR­CO GERVASONI

Un si­ste­ma politico sen­za al­ter­nan­za può esi­ste­re, ma in ge­ne­re si in­cep­pa, e por­ta all’au­to­di­stru­zio­ne, co­me in­se­gna la sto­ria del­la Pri­ma Re­pub­bli­ca. Sen­za che gli elet­to­ri ab­bia­no la pos­si­bi­li­tà di sce­glie­re tra di­ver­si po­li, chi sta al go­ver­no in ge­ne­re non dà il suo me­glio se non in­cal­za­to dal ti­mo­re di per­de­re le elezioni. Per evi­ta­re tut­to que­sto è in­di­spen­sa­bi­le che vi sia una al­ter­na­ti­va. Ma que­sta ci sa­reb­be, di­rà qual­cu­no, so­no i 5 stel­le. Chi pe­rò si im­ma­gi­na un Di Ma­io al­la gui­da del go­ver­no e un Di Bat­ti­sta al­la Far­ne­si­na? E del re­sto, il crol­lo nei son­dag­gi de­gli ul­ti­mi gior­ni, se con­fer­ma­ti, fan­no ca­pi­re che for­se il M5 stel­le non è in gra­do nep­pu­re di reg­ge­re a lun­go il ruo­lo di prin­ci­pa­le op­po­si­zio­ne.

Èin­di­spen­sa­bi­le quin­di che se ne crei una ve­ra, in gra­do di in­cal­za­re, e un gior­no, se pre­mia­ta da­gli elet­to­ri, di so­sti­tui­re il Pd. In que­sta di­re­zio­ne sem­bra an­da­re l’iniziativa di Ber­lu­sco­ni di af­fi­da­re a Stefano Pa­ri­si una sor­ta di re­set del centro-de­stra. Tan­to più che uno dei re­spon­sa­bi­li del di­sa­stro ro­ma­no è a suo mo­do que­sta fa­mi­glia po­li­ti­ca, sia con il fal­li­men­to di Ale­man­no sia so­prat­tut­to con la sui­ci­da di­vi­sio­ne tra For­za Ita­lia e Gior­gia Me­lo­ni nel­le elezioni per il Cam­pi­do­glio, che ha spia­na­to la stra­da a Vir­gi­nia Rag­gi. Il riav­vio di Pa­ri­si do­vreb­be get­ta­re le fon­da­men­ta per ela­bo­ra­re una nuo­va pro­po­sta po­li­ti­ca “li­be­ral-po­po­la­re”, cioè at­ten­ta al­la cul­tu­ra di mer­ca­to, in gra­do di sbloc­ca­re un Pae­se trop­po ir­ri­gi­di­to; sen­za per­de­re l’im­po­sta­zio­ne so­li­da­ri­sti­ca pro­pria del centro-de­stra. Dal­la con­ven­tion del pros­si­mo fi­ne set­ti­ma­na, la spe­ran­za è per­ciò che pos­sa­no na­sce­re idee nuo­ve: so­no in­fat­ti que­ste og­gi a scar­seg­gia­re, men­tre gli uo­mi­ni e le don­ne giu­ste, al­la fi­ne si tro­va­no sem­pre, una vol­ta ela­bo­ra­ta una piat­ta­for­ma coe­ren­te e va­li­da. Per ar­ri­va­re do­ve? Ma a ren­de­re di nuo­vo com­pe­ti­ti­vo il centro-de­stra per la gui­da del Pae­se, ma­ga­ri non su­bi­to, ma in mo­do da in­cal­za­re Ren­zi e il go­ver­no, con pro­po­ste che non sia­no de­ma­go­gi­che. A co­min­cia­re dal­la que­stio­ne del re­fe­ren­dum sul­la riforma Bo­schi. Non so­lo mol­te del­le idee pre­sen­ti nel­la riforma fan­no par­te del­la cul­tu­ra po­li­ti­ca del centro-de­stra, che in ogni ca­so l’ha vo­ta­ta in lar­ga par­te. Ma so­prat­tut­to per­ché, a og­gi, un’even­tua­le vit­to­ria del No raf­for­ze­reb­be so­lo i 5 stel­le, fa­cen­do­li usci­re dal pan­ta­no in cui si so­no in­fi­la­ti a Roma. Vo­glio­no dav­ve­ro Pa­ri­si e Ber­lu­sco­ni re­ga­la­re su un piat­to d’ar­gen­to a Gril­lo e al­la Ca­sa­leg­gio As­so­cia­ti la pal­ma del­la so­la al­ter­na­ti­va a Ren­zi? E do­po un ta­le sce­na­rio, co­sa re­ste­reb­be del­la pos­si­bi­li­tà di re­set di Pa­ri­si, del­la sua piat­ta­for­ma li­be­ral-po­po­la­re, a fron­te del di­la­ga­re del­la de­ma­go­gia? Cer­to, si ca­pi­sco­no le ra­gio­ni per cui Pa­ri­si non può in­vi­ta­re a vo­ta­re Sì. Una par­te di For­za Ita­lia, che lo av­ver­sa pe­san­te­men­te lo fa­reb­be a pez­zi. Ed egli non riu­sci­reb­be nep­pu­re a te­ne­re quel fi­lo di dia­lo­go con la Le­ga, at­tra­ver­so Ma­ro­ni. E sen­za la Le­ga, nien­te al­ter­na­ti­va cre­di­bi­le. Ma se Pa­ri­si non può pro­nun­ciar­si per il Sì, sa­rà im­por­tan­te ve­de­re co­me gra­due­rà la po­si­zio­ne sul No. Del re­sto, la vit­to­ria di mi­su­ra del­la riforma co­sti­tu­zio­na­le po­treb­be di­ven­ta­re lo sce­na­rio mi­glio­re per il nuo­vo pro­get­to del centro-de­stra. Gli da­reb­be tut­ta la cre­di­bi­li­tà per con­tri­bui­re a una mo­di­fi­ca dell’ita­li­cum, che lo stes­so Ren­zi ora au­spi­ca. E la­sce­reb­be a Pa­ri­si il tem­po ne­ces­sa­rio al suo pro­get­to e a co­lo­ro che vor­ran­no se­guir­lo per far­si co­no­sce­re dal Pae­se. Pa­re­ri che au­to­re­vo­li sag­gi del ber­lu­sco­ni­smo, co­me Giu­lia­no Ur­ba­ni e Mar­cel­lo Pe­ra, che si stan­no spen­den­do per il Sì, han­no for­se già fat­to ave­re a Pa­ri­si. Per non la­sciar­si por­ta­re via da una cor­ren­te, in fon­do al­la qua­le c’è so­lo l’av­ven­tu­ra sen­za ri­tor­no dei gril­li­ni.

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