Pro­cu­ra­to­ri spor­ti­vi: ca­te­go­ria ri­spet­ta­bi­le de­clas­sa­ta da Blat­ter

Il Gazzettino (Pordenone) - - La Serie A - DI SER­GIO CAM­PA­NA

Da di­ver­si an­ni im­per­ver­sa nel cal­cio il me­stie­re di pro­cu­ra­to­re spor­ti­vo, che ha ac­qui­sta­to sem­pre più im­por­tan­za nel tra­sfe­ri­men­to dei cal­cia­to­ri, spe­cial­men­te dei più quo­ta­ti. All’ini­zio, quan­do fu abo­li­to il vin­co­lo del­le so­cie­tà sui gio­ca­to­ri, era­no po­chi i pro­fes­sio­ni­sti che co­min­cia­va­no ad in­te­res­sar­si di con­trat­ti dei cal­cia­to­ri, che al­lo­ra ope­ra­va­no di te­sta pro­pria o si af­fi­da­va­no all’espe­rien­za di pa­ren­ti o di sem­pli­ci le­ga­li. Po­co a po­co si in­se­rì gen­te che già la­vo­ra­va nel cal­cio con qual­che in­ca­ri­co, ma che cer­ta­men­te non ave­va al­cu­na pre­pa­ra­zio­ne sul pia­no giu­ri­di­co o che non co­no­sce­va as­so­lu­ta­men­te le nor­me che re­go­la­va­no il rap­por­to tra so­cie­tà e cal­cia­to­ri. La ca­te­go­ria dei pro­cu­ra­to­ri spor­ti­vi di cal­cio è una fi­gu­ra che ha ac­qui­sta­to sem­pre più ri­so­nan­za nel con­te­sto spor­ti­vo. Ba­sti pen­sa­re che per gli agen­ti di cal­cio la Fi­fa ha ema­na­to un re­go­la­men­to au­to­no­mo, san­cen­do l’ob­bli­go per le sin­go­le fe­de­ra­zio­ni na­zio­na­li di adot­tar­ne uno pro­prio che si con­for­mas­se con le di­ret­ti­ve e i prin­ci­pi in es­so con­te­nu­ti. Il me­ri­to prin­ci­pa­le di ta­le in­ter­ven­to re­go­la­to­re è sta­to quel­lo di su­pe­ra­re la dop­pia di­re­zio­ne, non sem­pre con­gruen­te, pro­spet­ta­ta dal­la di­sci­pli­na in­ter­na e da quel­la in­ter­na­zio­na­le. Il ri­chia­ma­to re­go­la­men­to ha pri­ma di tut­to de­fi­ni­to l’agen­te del cal­cio co­me "per­so­na fi­si­ca che die­tro com­pen­so e sul­la ba­se di re­go­le fis­se, pre­sen­ta un cal­cia­to­re ad una so­cie­tà in vi­sta di un in­gag­gio, op­pu­re pre­sen­ta due so­cie­tà l’una all’al­tra in vi­sta di con­clu­de­re un con­trat­to di tra­sfe­ri­men­to". Va­le tut­ta­via la pe­na di ri­por­ta­re il suc­ces­si­vo in­ter­ven­to del­la Fi­gc che a sua vol­ta ha de­li­be­ra­to il nuo­vo re­go­la­men­to per l’eser­ci­zio dell’at­ti­vi­tà di agen­te di cal­cia­to­re sul­la trac­cia di quel­lo del­la Fi­fa. Pur­trop­po ne­gli an­ni que­sti re­go­la­men­ti si so­no an­nac­qua­ti e la col­pa si può at­tri­bui­re al pre­si­den­te del­la Fi­fa Blat­ter che ha avu­to l’idea di abo­li­re la ca­te­go­ria de­clas­san­do quel­la che pri­ma era una pro­fes­sio­ne ri­spet­ta­bi­le, apren­do la por­ta a tut­ti. All’ini­zio era­no ri­chie­sti re­qui­si­ti pre­ci­si: c’era l’ob­bli­go di un esa­me e la ne­ces­si­tà di un ti­to­lo di stu­dio co­me la scuo­la me­dia su­pe­rio­re; ed oc­cor­re­va es­se­re in­cen­su­ra­ti. Ora per di­ven­ta­re pro­cu­ra­to­ri ba­sta eser­ci­ta­re la pro­fes­sio­ne e non im­por­ta ave­re pre­ce­den­ti pe­na­li. Ci so­no due esem­pi che con­fer­ma­no co­me per i pro­cu­ra­to­ri i re­go­la­men­ti con­ti­no fi­no ad un cer­to pun­to e co­me sia de­ci­si­vo il rap­por­to che si in­stau­ra con il gio­ca­to­re. Il pri­mo ri­guar­da Mi­no Ra­io­la, sa­ler­ni­ta­no, emi­gra­to ad Har­lem, nei Pae­si Bas­si, e par­ti­to co­me rap­pre­sen­tan­te dei gio­ca­to­ri olan­de­si in Eu­ro­pa gra­zie ad un ac­cor­do con il sin­da­ca­to. Poi Ra­io­la, co­me un car­roar­ma­to è riu­sci­to a sfon­da­re nell’am­bien­te e ad ot­te­ne­re l’in­ca­ri­co di pro­cu­ra­to­re dei più gran­di cal­cia­to­ri, ini­zian­do da Ned­ved, con­ti­nuan­do con Ba­lo­tel­li, Ibra­hi­mo­vic, Pog­ba e por­tan­do a ca­sa de­ci­ne di mi­lio­ni. Il se­con­do ri­guar­da Wan­da Na­ra, la mo­glie di Icar­di, che con gran­de di­sin­vol­tu­ra ed au­to­re­vo­lez­za ha la­vo­ra­to per ot­te­ne­re un so­stan­zio­so au­men­to di sti­pen­dio per il ma­ri­to. Si può di­re che Ra­io­la e Wan­da Na­ra so­no tra quel­li che si so­no in­se­ri­ti per­fet­ta­men­te nel si­ste­ma.

PO­TEN­TE Mi­no Ra­io­la non ha ri­va­li

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