«Fa­re­mo ri­na­sce­re i club»

La sfi­da di In­no­cen­ti: «Po­te­re e sol­di ai co­mi­ta­ti re­gio­na­li per ri­co­strui­re dal­la ba­se»

Il Gazzettino (Pordenone) - - Rugby - An­to­nio Li­vie­ro

Sa­ba­to si vo­ta. E Mar­zio In­no­cen­ti ha una mis­sio­ne: bat­te­re Ga­vaz­zi. Per que­sto sta cor­ren­do per l’ita­lia con la stes­sa de­ter­mi­na­zio­ne di quan­do da flan­ker e capitano del Pe­trar­ca e del­la Na­zio­na­le si spol­mo­na­va a tut­to cam­po.

In­no­cen­ti, i suoi av­ver­sa­ri di­ce­va­no che un me­di­co non avreb­be po­tu­to ge­sti­re un co­mi­ta­to re­gio­na­le. So­no pas­sa­ti quat­tro an­ni e lei si can­di­da per la pre­si­den­za fe­de­ra­le.

«Ado­ro il mio la­vo­ro di me­di­co. Or­ga­niz­zan­do­si si può fa­re tut­to. Del re­sto so­no le so­cie­tà ve­ne­te a di­re di ave­re avu­to in que­sti quat­tro an­ni un buon co­mi­ta­to re­gio­na­le e, pen­so, an­che un buon pre­si­den­te, vi­sto che non ab­bia­mo avu­to né un voto con­tro né un’asten­sio­ne. E poi di­cia­mo­lo: è pro­prio di un me­di­co che ha bi­so­gno la fe­de­ra­zio­ne. Io pen­so di es­se­re la per­so­na adat­ta».

Qual è la pri­ma me­di­ci­na che in­ten­de pre­scri­ve­re?

«La ri­na­sci­ta dei club. Vo­glia­mo ri­por­tar­li al centro del pro­get­to fe­de­ra­le, dan­do ai co­mi­ta­ti re­gio­na­li una gros­sa di­spo­ni­bi­li­tà eco­no­mi­ca e mol­ti tec­ni­ci per la­vo­ra­re a fian­co del­le so­cie­tà nel­la for­ma­zio­ne dei gio­va­ni».

Do­ve pen­sa di tro­va­re sol­di?

«At­tual­men­te la Fir stan­zia lo 0,5% del bi­lan­cio per i co­mi­ta­ti, va­le a di­re 500mi­la eu­ro, men­tre 5 mi­lio­ni e mez­zo van­no a cen­tri di for­ma­zio­ne e accademie. Noi de­sti­ne­re­mo 4,5 mi­lio­ni com­ples­si­va­men­te per i co­mi­ta­ti. Per fa­re un esem­pio, in Ve­ne­to ci sa­ran­no 10-12 tec­ni­ci che gi­re­ran­no per i club».

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Can­cel­la­ti cen­tri di for­ma­zio­ne e accademie. Per­ché?

«In 10 an­ni non han­no pro­dot­to un so­lo fuo­ri­clas­se, ma po­chi buo­ni gio­ca­to­ri co­sta­ti tan­tis­si­mo. Inol­tre han­no mes­so in dif­fi­col­tà i set­to­ri gio­va­ni­li del­le so­cie­tà».

Qual è la fi­lo­so­fia di que­sta svol­ta?

«La­vo­ra­re in mo­do ca­pil­la­re e con­ti­nua­ti­vo sul­la ba­se. A 15 an­ni un ra­gaz­zo non è an­co­ra for­ma­to e fa­re una se­le­zio­ne è pre­ma­tu­ro».

Qua­li in­ve­ce la prio­ri­tà per il qua­drien­nio?

«Con­so­li­da­re i club, ri­da­re en­tu­sia­smo al rug­by ita­lia­no e sa­na­re i con­ti». Il deficit or­mai è as­so­da­to... «Ri­cor­dia­mo­ci che Ga­vaz­zi è par­ti­to da un bi­lan­cio in at­ti­vo, con un te­so­ret­to da spen­de­re. In quat­tro an­ni so­no ar­ri­va­ti al­la Fir più di 160 mi­lio­ni. Ma più gra­ve an­co­ra è il ri­tar­do con cui ver­rà ap­pro­va­to dal con­si­glio, a due gior­ni dal voto. Co­sì la Fir ha rot­to il rap­por­to fi­du­cia­rio con le so­cie­tà». Nien­te con­flit­to di interessi? «Co­sa c’è da ag­giun­ge­re? È tal­men­te ma­cro­sco­pi­co? Ma Ga­vaz­zi si osti­na a ne­ga­re l’evi­den­za».

Con lei al­la pre­si­den­za co­me sa­rà il rug­by pro­fes­sio­ni­sti­co?

«Il Pro12 co­sta al­la Fir 12 mi­lio­ni a fron­te di ri­sul­ta­ti spor­ti­vi im­ba­raz­zan­ti. Non pos­sia­mo più per­met­ter­ce­lo. Se sa­rò pre­si­den­te ono­re­re­mo le pros­si­me due sta­gio­ni che ci ser­vi­ran­no per una se­ria ri­fles­sio­ne. Bi­so­gne­rà ca­pi­re se in Ita­lia c’è la for­za per una fran­chi­gia au­to­no­ma che ne af­fian­chi una fe­de­ra­le».

E se non do­ves­se­ro es­ser­ci le ri­sor­se?

«An­dre­mo avan­ti so­lo con una fran­chi­gia fe­de­ra­le, do­ve lo ve­dre­mo. Ma so­no si­cu­ro che le ri­sor­se ci sia­no a co­min­cia­re dal Ve­ne­to con i Do­gi». Che ne sa­rà del cam­pio­na­to? «Va por­ta­to a 12 squa­dre, pa­reg­gian­do le ri­mes­se eco­no­mi­che del­la Fir in mo­do da non crea­re di­spa­ri­tà. E va al­za­to il li­vel­lo del gio­co, de­ve di­ven­ta­re tram­po­li­no di lan­cio dei gio­ca­to­ri».

Quan­to tem­po ci vuo­le per strac­cia­re l’ab­bo­na­men­to all’ul­ti­mo po­sto del Sei Na­zio­ni?

«Cre­do che già ades­so l’ita­lia pos­sa per­met­ter­si di aspi­ra­re a qual­co­sa di di­gni­to­so. Pe­rò que­sto non è il tem­po del­le pro­mes­se ma del­la ri­co­stru­zio­ne».

Tre club ve­ne­ti im­por­tan­ti co­me Mo­glia­no, San Do­nà e Val­su­ga­na ap­pog­gia­no Ga­vaz­zi. De­lu­so?

«Non è un pro­ble­ma no­stro. Era­no schie­ra­ti con noi. Fac­chi­ni ad­di­rit­tu­ra pre­si­den­te dei Do­gi, Be­ral­din can­di­da­to in pec­to­re al co­mi­ta­to ve­ne­to. Bi­so­gna chie­de­re a lo­ro...».

Re­sta il fat­to che di­ver­si ve­ne­ti so­no nel­la li­sta di Ga­vaz­zi. Ciò dà un’im­ma­gi­ne di di­vi­sio­ne?

“Ma no, so­no ope­ra­zio­ni di fac­cia­ta. I can­di­da­ti rap­pre­sen­ta­no so­lo le lo­ro so­cie­tà e for­se nem­me­no tut­te. La stra­gran­de mag­gio­ran­za dei club ve­ne­ti è uni­ta e mi ap­pog­gia. Ga­vaz­zi ha pian­ta­to le ten­de un me­se in Ve­ne­to per non far­mi eleg­ge­re al co­mi­ta­to re­gio­na­le e ho vin­to con il 70%. Il Ve­ne­to non lo vuo­le, que­sto è chia­ro».

In per­cen­tua­le quan­ti vo­ti pen­sa di pren­de­re sa­ba­to?

«Di­co so­lo che vin­ce­re­mo. Non è che lo spe­ro, in ba­se a quel­lo che ve­do e sen­to, ne so­no con­vin­to».

«Non pro­du­co­no

ta­len­ti, bi­so­gna tor­na­re a la­vo­ra­re

sul mo­vi­men­to» «Rot­to il rap­por­to

fi­du­cia­rio tra la fe­de­ra­zio­ne

e le so­cie­tà»

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