IL MIO AS­SI­STI­TO ESTRA­NEO AI FAT­TI

Il Gazzettino (Pordenone) - - Il Taccuino -

Scri­vo in no­me e nell'in­te­res­se del mio as­si­sti­to, Adrian Ri­zi­ri Bian­chi, ed in re­la­zio­ne all'ar­ti­co­lo ap­par­so su "Il Gaz­zet­ti­no" del 16 lu­glio 2016, dal ti­to­lo "Ra­pi­na in vil­la ai Po­le­sel­lo. Li­be­ra­ti quat­tro del­la ban­da". L'ar­ti­co­lo è tutt'og­gi con­sul­ta­bi­le on li­ne ed è sta­to ri­pro­po­sto da al­tre pub­bli­ca­zio­ni che ne con­sen­to­no an­co­ra la con­sul­ta­zio­ne e la let­tu­ra (cfr. Pres­srea­der del 16 lu­glio 2016). L'in­te­ro ar­ti­co­lo si fon­da sull'er­ro­neo pre­sup­po­sto per cui il mio as­si­sti­to (uni­ta­men­te agli al­tri quat­tro che han­no im­pu­gna­to l'or­di­nan­za di cu­sto­dia cau­te­la­re in car­ce­re, poi an­nul­la­ta dal Tri­bu­na­le del rie­sa­me di Trie­ste) sia sta­to un com­po­nen­te "del­la ban­da"; uno «... dei cin­que ban­di­ti che, nel 2015, ave­va­no se­que­stra­to e ra­pi­na­to la fa­mi­glia dell'im­pren­di­to­re sa­ci­le­se Gio­van­ni Po­le­sel­lo (che) ave­va­no gio­ca­to la carta del Tri­bu­na­le del rie­sa­me, sol­tan­to uno è ri­ma­sto in car­ce­re ...». Il si­gnor Adrian Ri­zi­ri Bian­chi non ha mai par­te­ci­pa­to, in al­cun mo­do e in qual­si­vo­glia for­ma, al­la ra­pi­na che gli è sta­ta con­te­sta­ta dal­la Pro­cu­ra di Por­de­no­ne. Il Sig. Bian­chi non ha mai for­ni­to al­cun ge­ne­re di in­for­ma­zio­ne ad al­cu­no dei par­te­ci­pan­ti al­la ra­pi­na, che pos­sa ave­re in qual­che mo­do con­sen­ti­to o age­vo­la­to l'ese­cu­zio­ne del­la stes­sa, né mai al­lo stes­so era no­to, o astrat­ta­men­te im­ma­gi­na­bi­le, che uno de­gli ac­cu­sa­ti nell'in­da­gi­ne in cor­so (l'uni­co di sua co­no­scen­za) fos­se ac­cu­sa­to dei fat­ti di rea­to con­te­sta­ti, o po­tes­se ri­sul­ta­re in qual­che mo­do coin­vol­to in fat­ti il­le­ci­ti. I pre­gres­si rap­por­ti di la­vo­ro in­trat­te­nu­ti per di­ver­si an­ni con il Sig. Po­le­sel­lo ed in­ter­rot­ti an­ni pri­ma dei fat­ti di ra­pi­na, non han­no al­cu­na at­ti­nen­za né ri­le­van­za ri­spet­to al­la ra­pi­na del 14 set­tem­bre 2015 su­bi­ta dal­la fa­mi­glia Po­le­sel­lo, di cui il Sig. Bian­chi ha avu­to co­no­scen­za sol­tan­to di­ver­si me­si do­po l'ac­ca­du­to, né lo stes­so ha mai com­piu­to e ten­ta­to di com­pie­re, in pas­sa­to, al­cun at­to il­le­ci­to in dan­no del­lo stes­so Sig. Po­le­sel­lo. L'ar­re­sto in­giu­sto su­bi­to dal Sig. Bian­chi, già sog­get­to car­dio­pa­ti­co, av­ve­nu­to nel­lo scor­so me­se di giu­gno, pe­ral­tro, gli ha pro­vo­ca­to un gra­ve dan­no al­la sa­lu­te, co­strin­gen­do­lo ad un ur­gen­te ri­co­ve­ro e ad un in­ter­ven­to car­dio­chi­rur­gi­co in re­gi­me car­ce­ra­rio. Il ri­cor­so al Tri­bu­na­le del rie­sa­me non è sta­ta "una carta gio­ca­ta be­ne da un ban­di­to", che ap­pa­re già ri­te­nu­to col­pe­vo­le, ma lo stru­men­to pro­ces­sua­le che ha con­sen­ti­to ai Giu­di­ci del rie­sa­me una at­ten­ta e ap­pro­fon­di­ta va­lu­ta­zio­ne del­la po­si­zio­ne del no­stro as­si­sti­to, con­clu­den­do in or­di­ne al­la "as­sen­za dei pro­fi­li di gra­vi­tà in­di­zia­ria in re­la­zio­ne al­le ac­cu­se ascrit­te" (cfr. mo­ti­va­zio­ni del­la or­di­nan­za del Tri­bu­na­le del rie­sa­me), di­spo­nen­do­ne l'im­me­dia­ta scar­ce­ra­zio­ne (e non per ra­gio­ni di sa­lu­te). L'or­di­nan­za di cu­sto­dia cau­te­la­re è sta­ta an­nul­la­ta non a ca­so, non per un "buon gio­co", né per un vi­zio pro­ce­du­ra­le, ma per­ché il Col­le­gio in­ve­sti­to del rie­sa­me, pur ap­prez­zan­do il lo­de­vo­le sfor­zo in­ve­sti­ga­ti­vo del­la Pro­cu­ra, ha col­to l'in­sus­si­sten­za dei pre­sup­po­sti di leg­ge per l'ado­zio­ne di qual­si­vo­glia prov­ve­di­men­to cau­te­la­re a ca­ri­co del mio as­si­sti­to, stan­te la man­can­za di in­di­zi di col­pe­vo­lez­za e, dun­que, la non so­ste­ni­bi­li­tà del­le ac­cu­se mos­se per fon­da­re il gra­ve prov­ve­di­men­to adot­ta­to. Stu­dio Le­ga­le Ca­pa­rel­lo Le­ner, Ri­pan­del­li

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