Stu­pra­ta, vi­deo su Wha­tsapp

Di­cias­set­ten­ne vio­len­ta­ta nel ba­gno di una di­sco­te­ca: le ami­che la ri­pren­do­no La ra­gaz­zi­na ubria­ca e qua­si pri­va di sen­si: in sot­to­fon­do le ri­sa­te Le im­ma­gi­ni nel­le ma­ni dei ca­ra­bi­nie­ri che cer­ca­no un gio­va­ne al­ba­ne­se

Il Gazzettino (Pordenone) - - Primo Piano -

Il ga­ran­te del­la pri­va­cy «Più ri­spet­to dai so­cial net­work»

ri­cer­ca, ac­com­pa­gna­to da ap­prez­za­men­ti, pro­po­ste osce­ne, com­men­ti di ogni ge­ne­re. Una "piaz­za me­dia­ti­ca", nel­la qua­le era espo­sta con no­me e co­gno­me, al­la qua­le la don­na non ha re­si­sti­to. Ed è con­tro la re­te che pun­ta­no il di­to il ga­ran­te del­la Pri­va­cy, An­to­nel­lo So­ro, che chie­de «pro­ce­du­re di ri­spo­sta più tem­pe­sti­ve da par­te del­le piat­ta­for­me» e sol­le­ci­ta un'edu­ca­zio­ne ad un mag­gio­re «ri­spet­to per le per­so­ne», e la pre­si­den­te del­la Ca­me­ra, Lau­ra Bol­dri­ni, che par­la di «de­ri­va pre­oc­cu­pan­te nell'uso del Web». Men­tre il de­pu­ta­to di For­za Ita­lia. Nun­zia De Gi­ro­la­mo ac­cu­sa il go­ver­no di ri­tar­di nell'ap­pro­va­zio­ne del­la leg­ge sul cy­ber-bul­li­smo, sol­le­ci­ta­ta an­che dall'as­so­cia­zio­ne Na­zio­na­le Fun­zio­na­ri di Po­li­zia, ed il sot­to­se­gre­ta­rio ai Tra­spor­ti, Si­mo­na Vi­ca­ri, pro­po­ne ad­di­rit­tu­ra l'equi­pa­ra­zio­ne del­la pe­na per la pub­bli­ca­zio­ne su In­ter­net di vi­deo pri­va­ti al ten­ta­to omi­ci­dio. Per lo scrit­to­re Ro­ber­to Sa­via­no, «Ti­zia­na è vit­ti­ma del voye­ri­smo e del rap­por­to in­cre­di­bil­men­te mor­bo­so con il ses­so che c'è in Ita­lia».

Si­len­zio chie­de il le­ga­le del­la don­na, Ro­ber­ta Fo­glia Man­zil­lo, uc­ci­sa - af­fer­ma - «dall'uso di­stor­to di In­ter­net». An­che il sin­da­co di Ca­sal­nuo­vo, il Co­mu­ne del­la gio­va­ne sui­ci­da, Mas­si­mo Pelliccia, che si è re­ca­to in vi­si­ta al­la ma­dre del­la don­na, di­pen­den­te co­mu­na­le, non ha dub­bi. Par­la di «go­gna me­dia­ti­ca» e chie­de «pe­ne esem­pla­ri» per «l'uso cri­mi­na­le dei mez­zi di co­mu­ni­ca­zio­ne di mas­sa».

La ma­dre del­la 31 en­ne avreb­be espres­so la vo­lon­tà di ce­le­bra­re in for­ma stret­ta­men­te pri­va­ta i fu­ne­ra­li del­la fi­glia (che si do­vreb­be­ro svol­ge­re do­ma­ni al­le 15 a Ca­sal­nuo­vo nel­la Chie­sa di San Gia­co­mo), ri­nun­cian­do an­che al lut­to cit­ta­di­no pro­po­sto. Per re­sti­tui­re a Ti­zia­na al­me­no da mor­ta la ri­ser­va­tez­za di­vo­ra­ta da In­ter­net. RI­MI­NI - A 17 an­ni tut­to può sem­bra­re un gio­co: an­che ri­pren­de­re l’ami­ca ubria­ca, che non si reg­ge in pie­di, chiu­sa nel ba­gno di una di­sco­te­ca con uno sco­no­sciu­to, men­tre vie­ne vio­len­ta­ta. Ri­de­re di lei e poi con­di­vi­de­re il vi­deo con gli ami­ci su Wha­tsapp, con leg­ge­rez­za, sen­za ren­der­si con­to di non aver as­si­sti­to a qual­co­sa di di­ver­ten­te, op­pu­re rea­liz­za­re la gra­vi­tà del­la si­tua­zio­ne quan­do or­mai è trop­po tar­di. È quan­to ac­ca­du­to a una 17en­ne del Ri­mi­ne­se, lo scor­so mar­zo, in una di­sco­te­ca vi­ci­na al ca­po­luo­go ro­ma­gno­lo, e su cui ora sta in­da­gan­do la ma­gi­stra­tu­ra.

La vio­len­za è av­ve­nu­ta in una di­sco­te­ca a Sant’ar­can­ge­lo di Ro­ma­gna, chiu­sa ad apri­le scor­so per il man­ca­to rin­no­vo del con­trat­to di lo­ca­zio­ne. Nel­lo stes­so pe­rio­do, la ra­gaz­za ha de­ci­so di rac­con­ta­re tut­to al­la ma­dre, for­se per ti­mo­re che ve­nis­se a co­no­scen­za del vi­deo. La don­na si è ri­vol­ta im­me­dia­ta­men­te ai ca­ra­bi­nie­ri per de­nun­cia­re il fat­to. Quin­di cir­ca un me­se do­po la vio­len­za su­bi­ta.

Un ri­tar­do che ha cau­sa­to no­te­vo­li dif­fi­col­tà agli in­qui­ren­ti, so­prat­tut­to nei ri­scon­tri me­di­ci: do­po un me­se e die­ci gior­ni, in­fat­ti, era dif­fi­ci­le ri­tro­va­re i se­gni del­la vio­len­za. Nel frat­tem­po, pe­rò, è sta­to iden­ti­fi­ca­to il pre­sun­to vio­len­ta­to­re, un ra­gaz­zo di ori­gi­ne al­ba­ne­se, che per il mo­men­to non è sta­to iscrit­to nel re­gi­stro de­gli in­da­ga­ti. Que­sto per­ché nel vi­deo con­di­vi­so dal­le ami­che non sa­reb­be sta­to ri­pre­so l’at­to ses­sua­le, ma si ve­dreb­be­ro so­lo i due ra­gaz­zi se­mi sve­sti­ti. An­che la te­sti­mo­nian­za del­la 17en­ne si è ri­ve­la­ta po­co uti­le. Co­me ri­por­ta­to nel fa­sci­co­lo in ma­no al pm Da­vi­de Er­co­la­ni, la ra­gaz­za ha di­chia­ra­to di ri­cor­dar­si po­co e nien­te di quel sa­ba­to se­ra. Ades­so gli in­qui­ren­ti in­ter­ro­ghe­ran­no le ami­che, nel­la spe­ran­za di ri­ca­va­re qual­che in­for­ma­zio­ne in più. Se­con­do una pri­ma ri­co­stru­zio­ne, la ra­gaz­za è ar­ri­va­ta nel lo­ca­le con le ami­che. Qui si co­no­sco­no qua­si tut­ti, al­me­no di vi­sta. Il ra­gaz­zo al­ba­ne­se l’av­vi­ci­na, ten­tan­do un pri­mo ap­proc­cio. Lei co­min­cia a be­re, esa­ge­ra. Non si è an­co­ra ca­pi­to se ab­bia be­vu­to di sua spon­ta­nea vo­lon­tà o sia sta­ta co­stret­ta da qual­cu­no. Quel che è cer­to è che si do­vrà in­da­ga­re su chi ha con­ti­nua­to a ser­vi­re al­col a una mi­no­ren­ne, fa­cen­do­la ubria­ca­re. La 17en­ne co­min­cia ad ac­cu­sa­re, non rie­sce nem­me­no a reg­ger­si in pie­di. Il ra­gaz­zo co­glie l’oc­ca­sio­ne, pren­de la ra­gaz­za e si av­via ver­so i ba­gni. Una vol­ta en­tra­ti, chiu­de la por­ta a chia­ve. Le ami­che ve­do­no i due al­lon­ta­nar­si, li se­guo­no ma tro­va­no la por­ta chiu­sa. De­ci­do­no di en­tra­re nel­la toi­let­te ac­can­to. Si ar­ram­pi­ca­no e si af­fac­cia­no. Non ri­man­go­no stu­pi­te da quan­to av­vie­ne da­van­ti ai lo­ro oc­chi, tutt’al­tro. Ri­pren­do­no la sce­na, si di­ver­to­no. L’au­dio del vi­deo par­la chia­ro: le ra­gaz­ze che as­si­sto­no al­la vio­len­za dell’ami­ca ri­do­no. Ri­do­no men­tre la lo­ro ami­ca, iner­me e in­co­scien­te, vie­ne abu­sa­ta. Trop­po pre­se a guar­da­re la sce­na da uno scher­mo di uno smart­pho­ne, non rie­sco­no a ren­der­si con­to che quel che ac­ca­de non è un gio­co. Non soc­cor­ro­no l’ami­ca, nem­me­no de­nun­cia­no il fat­to, an­zi: in­via­no il vi­deo agli ami­ci su Wha­tsapp. Il fil­ma­to - ora bloc­ca­to dai ca­ra­bi­nie­ri - gi­ra su mol­ti cel­lu­la­ri, per poi far squil­la­re, il mat­ti­no suc­ces­si­vo, quel­lo del­la vit­ti­ma, fi­no ad al­lo­ra igna­ra di quan­to ac­ca­du­to, per­ché si era di­men­ti­ca­ta tut­to. Si di­spe­ra, ma so­lo do­po un me­se de­ci­de di rac­con­ta­re al­la ma­dre quel­lo che è suc­ces­so. La don­na ri­ma­ne scioc­ca­ta, fa do­man­de al­la fi­glia. Ma a lei so­lo un ricordo è ri­ma­sto nel­la te­sta, qual­cu­no che le gri­da «scap­pa, scap­pa». For­se so­no le ami­che, for­se qual­cun al­tro. L’uni­ca co­sa cer­ta è che non ca­pi­rà mai per­ché nes­su­no ha fat­to nul­la per aiu­tar­la.

I FIL­MA­TI Le im­ma­gi­ni del­la ter­ri­bi­le sce­na so­no sta­te se­que­stra­te

dai ca­ra­bi­nie­ri che ora dan­no la cac­cia al­lo stu­pra­to­re

AL­COL In­da­gi­ni an­che su chi ha ser­vi­to li­quo­ri e cock­tail al­la mi­no­re

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