Ma­la­ti di gioco, in un an­no ol­tre cen­to per­so­ne nel­la re­te

In pro­vin­cia nu­me­ri sem­pre più al­ti

Il Gazzettino (Pordenone) - - Da Prima Pagina -

La sto­ria più tru­ce è quel­la di un por­de­no­ne­se che in tre an­ni, ma­la­to di gioco, ha per­so la fa­mi­glia e due ca­se. Ave­va ini­zia­to per scher­zo al vi­deo­po­ker con due eu­ro: si è ro­vi­na­to. Ma in pro­vin­cia il 2016 sa­rà l’an­no più ne­ro. So­no ol­tre cen­to i ma­la­ti in cu­ra.

Gio­van­ni (il co­gno­me re­sta ano­ni­mo per la pri­va­cy) era un la­vo­ra­to­re di li­vel­lo. Ma an­che un gio­ca­to­re. Ne­gli an­ni ave­va co­strui­to, in pro­vin­cia, una car­rie­ra par­ten­do dal bas­so e po­co pri­ma dei 40 an­ni ave­va già rag­giun­to una po­si­zio­ne che gli da­va cir­ca 5 mi­la eu­ro al me­se. Una mo­glie e un fi­glio, una ca­sa e un ap­par­ta­men­to al ma­re. In pra­ti­ca, co­me si di­ce in que­sti ca­si, ave­va tut­to da per­de­re. E in­fat­ti l'ha per­so, da­van­ti a una mac­chi­net­ta che gli ave­va ru­ba­to l'ani­ma. Tut­to è ini­zia­to con il di­vor­zio, tre an­ni fa. La so­li­tu­di­ne, il bar del pae­se, quel­le se­re pas­sa­te sem­pre più spes­so al ban­co­ne. In­fi­ne il fa­sci­no del gioco: in prin­ci­pio era­no due eu­ro, in­se­ri­ti nel­la fes­su­ra del vi­deo­po­ker na­sco­sto sul re­tro del lo­ca­le. Poi gli eu­ro so­no di­ven­ta­ti die­ci, cin­quan­ta, cen­to e più al gior­no. Fi­no a quan­do ha per­so tut­to: fa­mi­glia (de­fi­ni­ti­va­men­te), pri­ma ca­sa (ha do­vu­to ven­de­re la sua par­te per pa­ga­re le ra­te di un pre­sti­to) e ap­par­ta­men­to al ma­re. Il gioco com­pul­si­vo, ma sa­reb­be me­glio di­re la di­pen­den­za, gli ha por­ta­to via ciò che ave­va co­strui­to. Ha scel­to di cu­rar­si, da so­lo, e og­gi è in viag­gio ver­so il rein­se­ri­men­to sa­no in so­cie­tà. Ma Gio­van­ni è so­lo uno dei ca­si, per­ché ciò che emer­ge dall'ana­li­si con­dot­ta gra­zie all'au­si­lio del­la psi­co­lo­ga Car­la Bri­stot, re­fe­ren­te del team che in pro­vin­cia lot­ta con­tro la di­pen­den­za da gioco d'az­zar­do, la­scia at­to­ni­ti. No­no­stan­te le cam­pa­gne di sen­si­bi­liz­za­zio­ne e le va­rie ini­zia­ti­ve pro­mos­se an­che da­gli en­ti lo­ca­li, in­fat­ti, le lu­do­pa­tie nel Por­de­no­ne­se ga­lop­pa­no. Si pen­sa­va che il 2015 fos­se sta­to l'an­no ne­ro. Non è co­sì: nel 2016 an­drà peg­gio. «Ad og­gi (set­tem­bre ndr) - spie­ga in­fat­ti Bri­stot ab­bia­mo in cu­ra 96 pa­zien­ti». L'an­no scor­so, a fi­ne di­cem­bre, se ne con­ta­ro­no 110. So­lo un mi­ra­co­lo, ov­ve­ro un arresto im­prov­vi­so del trend, po­treb­be far cam­bia­re la pre­vi­sio­ne. Al­tri­men­ti si ar­ri­ve­rà a su­pe­ra­re - e nep­pu­re di po­co - il tri­ste re­cord dell'an­no scor­so. Si gio­ca ovun­que (bar, sa­le slot), si gio­ca sem­pre di più e spes­so si fi­ni­sce in­tos­si­ca­ti né più né me­no che con dro­ghe uni­ver­sal­men­te ri­co­no­sciu­te co­me pe­ri­co­lo­se. ll gioco non fa dif­fe­ren­za: am­ma­lia, cattura e ri­schia di por­ta­re al­la ma­lat­tia, quan­do non a qual­co­sa di peg­gio. Al­tro det­ta­glio: si ini­zia a gio­ca­re da gio­va­ni. Il di­par­ti­men­to per le di­pen­den­ze dell'aas 5, in­fat­ti, re­gi­stra un preoc­cu­pan­te au­men­to dei gio­ca­to­ri con età tra i 25 e i 39 an­ni. Gen­te che ha un fu­tu­ro di fron­te e che sce­glie di gio­car­se­lo schiac­cian­do ri­pe­tu­ta­men­te un pul­san­te, a vol­te per 12 ore e più al gior­no. La con­cen­tra­zio­ne mag­gio­re dei gio­ca­to­ri, pe­rò, si re­gi­stra at­tor­no ai 40 an­ni di età. È la ca­te­go­ria più vul­ne­ra­bi­le. Poi vie­ne la fa­scia d'età che ar­ri­va ai 65 an­ni. So­no i nu­me­ri di un'emer­gen­za che non si sa an­co­ra co­me fron­teg­gia­re. Le ini­zia­ti­ve mes­se in cam­po dai Co­mu­ni (in­cen­ti­vi ai lo­ca­li che di­mo­stri­no di vo­ler­si pri­va­re del­le slot) han­no fat­to ac­qua da tut­te le par­ti. Ora ci pro­va il Go­ver­no con un ta­glio del 30%. Dif­fi­ci­le pre­ve­de­re che a ciò pos­sa cor­ri­spon­de­re un ca­lo ana­lo­go del­le lu­do­pa­tie.

VI­DEO­PO­KER Al­le mac­chi­net­te un qua­ran­ten­ne por­de­no­ne­se be­ne­stan­te ha per­so due ca­se e la fa­mi­glia: ma è so­lo una del­le sto­rie in una pro­vin­cia do­ve il gioco d’az­zar­do sta as­su­men­do pro­por­zio­ni pre­oc­cu­pan­ti

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