«Un ra­gaz­zo può chie­de­re di gua­ri­re, non di mo­ri­re»

«Que­sto ac­ca­de quan­do i me­di­ci non so­sten­go­no la fa­mi­glia»

Il Gazzettino (Pordenone) - - Primo Piano - C.MA.

«Si sa­pe­va che, pri­ma o poi, sa­reb­be ac­ca­du­to. So­no pas­sa­ti più di due an­ni dal va­ro del­la leg­ge in Bel­gio, spe­ra­va­mo che sa­reb­be ri­ma­sta so­lo sul­la car­ta». An­to­nio Spa­gno­lo, di­ret­to­re dell’isti­tu­to di Bio­e­ti­ca dell’uni­ver­si­tà Cat­to­li­ca ana­liz­za il pre­sen­te e ipo­tiz­za il fu­tu­ro pros­si­mo di ge­ni­to­ri che han­no fat­to que­sta scel­ta. Leg­ge a par­te, co­me ar­ri­va un ge­ni­to­re a di­re sì? «Ci ar­ri­va per­ché dram­ma­ti­ca­men­te vul­ne­ra­bi­le. Per­ché ac­can­to ha me­di­ci che non lo so­sten­go­no. Né con cu­re pal­lia­ti­ve né emo­ti­va­men­te. Non dan­no al­tre vie d’usci­ta».

So­lo la mor­te co­me so­lu­zio­ne? «In­si­sto­no nel di­re che que­sta, a quel pun­to, è l’uni­ca strada per­cor­ri­bi­le. E an­che la più eco­no­mi­ca. Spie­ga­no, non di­cen­do il ve­ro, che si trat­ta di un aset­ti­co at­to me­di­co. Ma non lo è». Non è un at­to me­di­co l’eu­ta­na­sia? «No, as­so­lu­ta­men­te no. L’as­sem­blea me­di­ca mon­dia­le ha ri­ba­di­to che non è un at­to me­di­co ac­ce­le­ra­re la fi­ne di una vi­ta».

Nel ca­so del mi­no­re, in gra­do di ca­pi­re, si chie­de an­che il suo pa­re­re. Che ne pen­sa? «Che un do­di­cen­ne non è in gra­do di de­ci­de­re. I ra­gaz­zi chie­do­no di non sen­ti­re do­lo­re, di po­ter­si muo­ve­re, di gua­ri­re. Ma non di mo­ri­re». Cre­de che pos­sa es­se­re in­fluen­za­to, o pres­sa­to, dal­la de­ci­sio­ne già pre­sa dal ge­ni­to­re? «Par­lia­mo di sog­get­ti de­bo­li, mol­to vul­ne­ra­bi­li. Se a lo­ro non si pro­spet­ta­no al­ter­na­ti­ve è chia­ro che di­co­no di sì. Una leg­ge sul do­lo­re, ve­ra, nel ri­spet­to di chi sta ma­le e dei pa­ren­ti, po­treb­be ri­sol­ve­re la que­stio­ne». Il do­po dei ge­ni­to­ri è sta­to pen­sa­to? «Pos­sia­mo so­lo fa­re del­le con­get­tu­re vi­sto che si trat­ta del pri­mo ca­so. Ma co­no­scia­mo be­ne la sin­dro­me po­st abor­to del­le don­ne che in­ter­rom­po­no la gra­vi­dan­za».

Qua­li se­gni? «Si pas­sa, an­che in que­sto ca­so, dall’aset­ti­ci­tà dell’in­ter­ven­to. Al sen­so di col­pa, al do­lo­re pro­fon­do, al­la ri­chie­sta di aiu­to».

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