Ur­ge ma­no­vra da 25 mi­liar­di

Il de­fi­cit pre­vi­sto per il 2017 era all’1,8%, sa­rà so­pra il 2% Im­pos­si­bi­le ri­spet­ta­re gli im­pe­gni pre­si nel mag­gio di un an­no fa La fre­na­ta dell’eco­no­mia ita­lia­na ob­bli­ga il go­ver­no a chie­de­re al­la Ue nuo­va fles­si­bi­li­tà

Il Gazzettino (Pordenone) - - Primo Piano - An­drea Bas­si

Per ca­pi­re quan­to sia stret­to per il go­ver­no il pas­sag­gio che que­st’an­no por­te­rà al­la ste­su­ra del­la leg­ge di Sta­bi­li­tà, van­no spo­sta­te le lan­cet­te dell’oro­lo­gio. Un an­no fa, a mag­gio, ci fu uno scam­bio di let­te­re tra il mi­ni­stro del Te­so­ro, Pier Car­lo Pa­doan, il vi­ce pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne eu­ro­pea, il fal­co let­to­ne Val­dis Dom­bro­v­skis, e il com­mis­sa­rio fran­ce­se Pier­re Mo­sco­vi­ci. I due scris­se­ro a Pa­doan che avreb­be­ro con­ces­so all’ita­lia, co­me chie­sto da Roma, 0,85 pun­ti di Pil di fles­si­bi­li­tà. Ma ad una con­di­zio­ne. «La Com­mis­sio­ne», scris­se­ro, «ha bi­so­gno di un chia­ro e cre­di­bi­le im­pe­gno per ri­spet­ta­re le pre­scri­zio­ni del pat­to di sta­bi­li­tà e svi­lup­po nel 2017». Roma, in­som­ma, si do­ve­va im­pe­gna­re per iscrit­to a rag­giun­ge­re il pros­si­mo an­no un obiet­ti­vo di rap­por­to de­fi­cit/pil dell’1,8%. Nem­me­no 24 ore do­po ar­ri­vò la ri­spo­sta di Pa­doan, che sot­to­scris­se l’im­pe­gno del go­ver­no a cen­tra­re l’obiet­ti­vo con­cor­da­to per il 2017. Gra­zie all’ac­cor­do Ren­zi e Pa­doan riu­sci­ro­no ad ot­te­ne­re i 14 mi­liar­di di fles­si­bi­li­tà ri­chie­sti. Un an­no do­po il mon­do è cam­bia­to un’al­tra vol­ta. Quel­lo che ne­gli ul­ti­mi do­di­ci me­si è suc­ces­so lo ha ben de­scrit­to il ca­po eco­no­mi­sta di Confindustria Lu­ca Pao­laz­zi. C’è sta­ta la Bre­xit, il fal­li­to gol­pe in Tur­chia, il ri­sul­ta­to schock al­le am­mi­ni­stra­ti­ve te­de­sche che ha pre­mia­to l’ul­tra­de­stra na­zio­na­li­sta di Al­ter­na­ti­va per la Ger­ma­nia. E, so­prat­tut­to, l’ita­lia si è fer­ma­ta un’al­tra vol­ta. Tut­to que­sto ren­de più dif­fi­ci­le far qua­dra­re i con­ti del­la pros­si­ma leg­ge di sta­bi­li­tà. Per ca­pi­re qua­le sia lo sta­to del­le co­se, ba­sta met­te­re in fi­la i nu­me­ri. Nell’ul­ti­mo Do­cu­men­to di eco­no­mia e fi­nan­za, quel­lo ap­pro­va­to sol­tan­to lo scor­so apri­le, il go­ver­no pre­ve­de­va una cre­sci­ta del Pil dell’1,2% que­st’an­no, e dell’1,4% il pros­si­mo. Con que­sto an­da­men­to l’ita­lia avreb­be con­te­nu­to il suo de­fi­cit all’1,8% del Pil. Un da­to com­pren­si­vo an­che di uno 0,4% di fles­si­bi­li­tà già ac­cor­da­ta dall’ue per con­sen­ti­re a Roma di ri­dur­re le ri­sor­se per di­sin­ne­sca­re l’au­men­to dell’iva pre­vi­sto, a boc­ce fer­me, per il pri­mo gen­na­io 2017. Si trat­ta del­la clau­so­la di sal­va­gua­dia che mi­na i con­ti del­lo Sta­to.

La leg­ge di Sta­bi­li­tà, spie­ga­va il Def, avreb­be do­vu­to tro­va­re con ta­gli di spe­sa e ri­du­zio­ne del­le age­vo­la­zio­ni fi­sca­li, «so­lo» 8,2 mi­liar­di per scon­giu­ra­re l’au­men­to dell’iva. Nem­me­no cin­que me­si do­po, il qua­dro di­se­gna­to dal Def non esi­ste più. La fre­na­ta dell’eco­no­mia sta co­strin­gen­do il go­ver­no a do­ver ri­fa­re tut­ti i con­ti. La pros­si­ma set­ti­ma­na il Te­so­ro do­vrà ag­gior­na­re il Def e in­di­ca­re nuo­ve sti­me di cre­sci­ta. Fi­no a qual­che set­ti­ma­na fa, il go­ver­no spe­ra­va di po­ter scri­ve­re nel do­cu­men­to che l’eco­no­mia sa­reb­be sì ral­len­ta­ta, ma con pre­vi­sio­ni vi­ci­ne a quel­le di apri­le: 1% que­st’an­no e 1,2% il pros­si­mo. Ma il pro­ble­ma è che se­con­do i «pre­vi­so­ri» an­che que­sti obiet­ti­vi po­treb­be­ro es­se­re una chi­me­ra.

Confindustria so­stie­ne che l’eco­no­mia cre­sce­rà del­lo 0,7% que­st’an­no e del­lo 0,5% il pros­si­mo. Ma so­no le sti­me di ago­sto, do­po il da­to Istat sul Pil che si è fer­ma­to nel tri­me­stre, a es­se­re più pre­oc­cu­pan­ti. Per Deu­tsche Bank la cre­sci­ta 2016 sa­rà del­lo 0,8%, ma nel 2017 so­lo del­lo 0,4%. Per Ci­ti­group il Pil sa­li­rà ri­spet­ti­va­men­te del­lo 0,7% e del­lo 0,3%. Co­sa si­gni­fi­ca? Che il de­fi­cit del 2017 non sa­rà più l’1,8% ma a un li­vel­lo più al­to, per Confindustria al­me­no al 2,3%. Il go­ver­no pun­te­reb­be a scri­ve­re 2,1%. Co­mun­que sia, in­ve­ce che gli 8,2 mi­liar­di, ser­vi­reb­be­ro 13-16 mi­liar­di so­lo per di­sin­ne­sca­re le clau­so­le Iva e ri­spet­ta­re i pa­re­me­tri Ue. A Pa­laz­zo Chi­gi e Te­so­ro, in­som­ma, la nuo­va fles­si­bi­li­tà serve co­me l’ac­qua, per af­fron­ta­re una ma­no­vra che po­treb­be su­pe­ra­re nel com­ples­so i 25 mi­liar­di.

DE­NUN­CIA An­che ie­ri il Pa­pa ha chie­sto un in­ter­ven­to eu­ro­peo per ri­sol­ve­re il gra­ve pro­ble­ma del­la

mi­gra­zio­ne nel mon­do

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