Con­ti­nua il ca­lo dei lau­rea­ti e l’ita­lia ri­schia di per­de­re la bat­ta­glia sull’in­no­va­zio­ne

Il Gazzettino (Pordenone) - - Economia - DI EN­RI­CO CISNETTO

Ad­dio lau­rea. E ad­dio lau­rea­ti. Con l’ini­zio del nuo­vo an­no sco­la­sti­co c’è da sot­to­li­nea­re che per la pri­ma vol­ta dal 1945 in Ita­lia smet­te di cre­sce­re il nu­me­ro dei “dot­to­ri”, men­tre con­ti­nua ad au­men­ta­re quel­lo di chi fug­ge all’este­ro. Pur­trop­po, di “ge­ne­ra­zio­ne per­du­ta” si par­la so­lo a cor­ren­te al­ter­na­ta, ma il vi­rus è an­ti­co, co­stan­te e de­pres­si­vo, tan­to da aver crea­to un vor­ti­ce ne­ga­ti­vo per cui, non tro­van­do la­vo­ro o tro­van­do­lo sot­to­pa­ga­to, i ra­gaz­zi si al­lon­ta­na­no sem­pre di più dai li­bri. E il Pae­se, di con­se­guen­za, per­de com­pe­ten­ze, ca­pa­ci­tà e ri­sor­se. Men­tre l’eco­no­mia è di nuo­vo fer­ma, le op­por­tu­ni­tà di­mi­nui­sco­no. D’al­tra par­te, co­me da­re tor­to a chi sce­glie di non stu­dia­re. Il sa­la­rio me­dio di in­gres­so nel mon­do del la­vo­ro di un lau­rea­to trien­na­le è ca­la­to dai 1300 eu­ro del 2007 ai 1000 del 2012. E se la lau­rea an­co­ra aiu­ta a tro­va­re un la­vo­ro, all’este­ro vie­ne pa­ga­ta il dop­pio che da noi. Non è un ca­so che 4 stu­den­ti su 10 pro­vi­no a fa­re le va­li­gie e che in 10 an­ni ab­bia­mo per­so cir­ca 700 mi­la lau­rea­ti, la cui for­ma­zio­ne – tra l’al­tro – ci è co­sta­ta cir­ca 8,5 mi­liar­di. Co­me non è un ca­so che la di­soc­cu­pa­zio­ne gio­va­ni­le sia su­pe­rio­re al 40% e che su 100 gio­va­ni tra i 25-34 an­ni, i lau­rea­ti ita­lia­ni sia­no il 22%, contro una me­dia Oc­se del 39%. E co­sì un cru­do prag­ma­ti­smo ha in­fet­ta­to i ra­gaz­zi, che si iscri­vo­no sem­pre di me­no al­le uni­ver­si­tà, con un ca­lo di 50 mi­la uni­tà in po­chi an­ni, e ab­ban­do­na­no gli stu­di più che al­tro­ve in Eu­ro­pa (il 45% se­con­do Bruxelles). Co­sì, l’ita­lia ha una del­le più bas­se quo­te con­ti­nen­ta­li di lau­rea­ti tra i 30 e i 34 an­ni. Per fa­re un esem­pio, il nu­me­ro dei “dot­to­ri” in Fran­cia e Ger­ma­nia cre­sce ad un rit­mo dop­pio, men­tre la Po­lo­nia, con i sui 5,6 mi­lio­ni, ha un nu­me­ro di lau­rea­ti che sta per su­pe­ra­re il no­stro. Co­me an­che la Ci­na in quo­ta per­cen­tua­le, già mol­to vi­ci­na al no­stro 13%. Non cam­bia il di­scor­so per l’istru­zio­ne di al­to li­vel­lo. I 10 mi­la nuo­vi dot­to­ri di ri­cer­ca pro­cla­ma­ti ogni an­no so­no in­fe­rio­ri al­la me­dia Oc­se, co­me an­che il lo­ro im­pie­go pres­so azien­de che fan­no ri­cer­ca e svi­lup­po. D’al­tra par­te, pur tro­van­do nel­la mag­gio­ran­za dei ca­si un la­vo­ro, cir­ca la me­tà dei PH.D non sfrut­ta tut­te le com­pe­ten­ze ac­qui­si­te e 1 su 3 so­stie­ne che il ti­to­lo di stu­dio con­se­gui­to gli è so­stan­zial­men­te inu­ti­le. In­som­ma, lo stu­dio non è più di mo­da. E quei po­chi che ce la fan­no scap­pa­no all’este­ro. C’è da es­se­re pre­oc­cu­pa­ti, e non so­lo per amo­re del­la cul­tu­ra. Il pro­ble­ma è che pae­si emer­gen­ti pri­ma han­no sfi­da­to la no­stra in­du­stria gio­can­do sul bas­so co­sto del la­vo­ro, e ora si ac­cin­go­no al­la bat­ta­glia fi­na­le fa­cen­do le­va su co­no­scen­ze, in­no­va­zio­ne e ri­cer­ca. Una con­te­sa in cui l’ar­ma de­ter­mi­nan­te è il li­vel­lo me­dio di istru­zio­ne. Hai vo­glia a par­la­re di in­no­va­zio­ne. Chi la fa, se i mi­glio­ri var­ca­no la fron­tie­ra?

(twit­ter @eci­snet­to)

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