L’an­ti­con­for­mi­sta Lon­ga­ne­si rac­con­ta­to da un "ir­re­go­la­re"

Il Gazzettino (Pordenone) - - Primo Piano -

Son qua­si 60 an­ni che Leo Lon­ga­ne­si è mor­to e di lui si ri­schia di per­de­re la me­mo­ria, no­no­stan­te sia sta­ta una del­le per­so­na­li­tà più si­gni­fi­ca­ti­ve del No­ve­cen­to. A rin­ver­dir­ne il ri­cor­do è ora il gior­na­li­sta Pie­tran­ge­lo But­ta­fuo­co con il li­bro "Il mio Leo Lon­ga­ne­si", pre­sen­ta­to ie­ri a por­de­no­ne­leg­ge. È sta­to il di­ret­to­re de Il Gaz­zet­ti­no, Ro­ber­to Papetti, a por­re all'autore do­man­de e con­si­de­ra­zio­ni at­te a far ri­sal­ta­re la figura e l'ope­ra di una figura con­tro­cor­ren­te per de­fi­ni­zio­ne. «Non è ca­sua­le - ha det­to Papetti - che a oc­cu­par­si di un "ir­re­go­la­re" co­me Lon­ga­ne­si sia sta­to un gior­na­li­sta ir­re­go­la­re co­me But­ta­fuo­co, do­ve l'ag­get­ti­vo non è ne­ga­ti­vo, ma co­mo­do per de­fi­ni­re per­so­nag­gi fuo­ri de­gli sche­mi. Lon­ga­ne­si è sta­to scrit­to­re, gior­na­li­sta, pit­to­re, di­se­gna­to­re, edi­to­re, crea­to­re di afo­ri­smi: qua­le è sta­to il suo con­tri­bu­to al­la cul­tu­ra ita­lia­na?». Per But­ta­fuo­co sia­mo in pre­sen­za di «un ar­ti­sta che si è espres­so con tec­ni­che di­ver­se e che es­sen­do un fi­glio dell'ot­to­cen­to, sep­pe vi­ve­re nel No­ve­cen­to pre­fi­gu­ran­do la mo­der­ni­tà; una per­so­na che sa­pe­va co­glie­re e col­ti­va­re i ta­len­ti di tan­ti gio­va­ni; un bor­ghe­se che spe­ra­va nel­la fun­zio­ne del­la sua clas­se per la cre­sci­ta dell'ita­lia, ma che era con­sa­pe­vo­le dell'ina­de­gua­tez­za di quel­la clas­se, trop­po gret­ta e chiu­sa nei pro­pri in­te­res­si». Pen­san­do che Lon­ga­ne­si non era fa­sci­sta quan­do c'era il fa­sci­smo e non era an­ti­fa­sci­sta per rea­zio­ne all'an­ti­fa­sci­smo im­pe­ran­te, Papetti ha quin­di chie­sto a But­ta­fuo­co qual era il rap­por­to di Lon­ga­ne­si con la de­stra ita­lia­na. «Le con­trad­di­zio­ni di Lon­ga­ne­si ri­guar­da­no an­che il fat­to che per tra­di­zio­ne fa­mi­glia­re era in par­te fi­glio dell'epi­ca ri­sor­gi­men­ta­le, in par­te del­le ere­sie del pen­sie­ro re­pub­bli­ca­no che poi sfo­cia­ro­no nel so­cia­li­smo. Per cui se rap­por­to con la de­stra ci fu, fu del tut­to sui ge­ne­ris co­me lo era il per­so­nag­gio». Ma Lon­ga­ne­si fu an­che mae­stro di gior­na­li­smo, tra i suoi "fi­gli" Mon­ta­nel­li e Be­ne­det­ti: il pri­mo se­guì la via del­la de­stra col­ta, l'al­tro quel­la del­la si­ni­stra ne Il Mon­do. Og­gi, se­con­do But­ta­fuo­co, se c'è un gior­na­le che è lon­ga­ne­sia­no è la Re­pub­bli­ca con l'at­ten­zio­ne al det­ta­glio, la po­li­fo­nia del­le opi­nio­ni, che era­no ti­pi­che dell'om­ni­bus di Lon­ga­ne­si.

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