QUE­STA EU­RO­PA FA IL GIO­CO DEI PO­PU­LI­STI

Il Gazzettino (Pordenone) - - Da Prima Pagina - DI RO­MA­NO PRO­DI

Do­me­ni­ca scor­sa, nel con­sue­to ap­pun­ta­men­to set­ti­ma­na­le con i let­to­ri, scri­ve­vo che si sta­va apren­do una set­ti­ma­na cru­cia­le per il fu­tu­ro dell'unio­ne Eu­ro­pea. E co­sì è sta­to. Non pe­rò nel sen­so po­si­ti­vo. Mar­te­dì scor­so i pro­get­ti espo­sti dal Pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne di fronte al Par­la­men­to Eu­ro­peo so­no sta­ti in­fat­ti mol­to più ti­mi­di di quan­to pre­vi­sto.

E non han­no in­clu­so, co­me in­ve­ce si spe­ra­va, la pro­po­sta di un ne­ces­sa­rio ri­lan­cio de­gli in­ve­sti­men­ti e del­la ri­cer­ca. In­dub­bia­men­te Junc­ker si è re­so con­to che su que­sti te­mi non avreb­be tro­va­to l'ap­pog­gio suf­fi­cien­te e si è do­vu­to per­ciò li­mi­ta­re a da­re un col­po al cer­chio e un col­po al­la bot­te, au­spi­can­do mag­gio­re fles­si­bi­li­tà ma ag­giun­gen­do pe­rò che non si po­te­va an­da­re al di là del­le ri­gi­de re­go­le vi­gen­ti.

Il col­po più gra­ve è ve­nu­to pe­rò nel ver­ti­ce di ve­ner­dì. I 27 ca­pi di go­ver­no con­ve­nu­ti a Bra­ti­sla­va (man­ca­va ov­via­men­te la Gran Bre­ta­gna) si so­no esi­bi­ti in re­ci­pro­che ma­ni­fe­sta­zio­ni di ami­ci­zia nel­la gi­ta so­cia­le sul Da­nu­bio e si so­no du­ra­men­te scon­tra­ti in­tor­no al ta­vo­lo del­le trat­ta­ti­ve. I mag­gio­ri pun­ti di dis­sen­so so­no sta­ti due: l'im­mi­gra­zio­ne e la po­li­ti­ca eco­no­mi­ca. Sull'im­mi­gra­zio­ne la di­scus­sio­ne si è to­tal­men­te in­cen­tra­ta nell'af­fron­ta­re i rap­por­ti con la Tur­chia (ov­via­men­te prio­ri­ta­ri per la Ger­ma­nia), igno­ran­do il fat­to che il flus­so dei mi­gran­ti ar­ri­va or­mai qua­si esclu­si­va­men­te dal­la Li­bia in Ita­lia. La pro­po­sta, so­prat­tut­to ita­lia­na, di im­po­sta­re un gran­de pia­no eco­no­mi­co di svi­lup­po per l'africa, è sta­ta del tut­to igno­ra­ta e ci si è li­mi­ta­ti ad af­fron­ta­re il pro­ble­ma del pat­tu­glia­men­to ma­rit­ti­mo del­le na­vi sot­to l'egi­da dell'unio­ne Eu­ro­pea. Il che è prio­ri­ta­rio dal pun­to di vi­sta uma­ni­ta­rio ma non può non te­ne­re con­to che og­gi la so­li­da­rie­tà si fer­ma nel mo­men­to in cui que­ste na­vi sca­ri­ca­no i po­ve­ri emi­gran­ti sul­le co­ste si­ci­lia­ne. Nes­sun pro­gres­so sul­le quo­te di ac­co­glien­za e, so­prat­tut­to, nes­su­na con­sa­pe­vo­lez­za del­la ne­ces­si­tà di pren­de­re un'ini­zia­ti­va eu­ro­pea for­te e du­ra­tu­ra nel tem­po per lo svi­lup­po dell'africa. La mo­ti­va­zio­ne per non fa­re nul­la si è fon­da­ta sull'ov­via con­si­de­ra­zio­ne che vi so­no an­che tan­ti emi­gran­ti che ar­ri­va­no dall'asia, co­me se la re­spon­sa­bi­li­tà eu­ro­pea nei con­fron­ti dell'africa non fos­se di­ret­ta e par­ti­co­la­re. Que­st'iner­zia la pa­ghe­re­mo ca­ra in fu­tu­ro.

Il se­con­do pun­to di dis­sen­so ha ri­guar­da­to l'eter­no pro­ble­ma del­la po­li­ti­ca eco­no­mi­ca. Non so­lo so­no sta­te ri­ba­di­te le re­go­le sui li­mi­ti al­la fles­si­bi­li­tà ma non è sta­to nem­me­no af­fron­ta­to il ca­pi­to­lo del ri­lan­cio de­gli in­ve­sti­men­ti per usci­re dal­la cri­si che an­co­ra pa­ra­liz­za lo svi­lup­po eu­ro­peo.

Nem­me­no è sta­ta mes­sa in di­scus­sio­ne la stra­te­gia da se­gui­re in con­se­guen­za del­la Bre­xit. Si è so­lo ta­ci­ta­men­te pre­so at­to che il go­ver­no bri­tan­ni­co non ha nes­su­na in­ten­zio­ne di co­min­cia­re le trat­ta­ti­ve en­tro la fi­ne dell'an­no. Se ne par­le­rà for­se a feb­bra­io. Da­to che que­ste com­pli­ca­te trat­ta­ti­ve du­re­ran­no al mi­ni­mo due an­ni, sia­mo di fronte ad un pe­rio­do di in­cer­tez­za po­ten­zial­men­te eter­no.

Po­trem­mo quin­di de­fi­ni­re il sum­mit di Bra­ti­sla­va co­me il ver­ti­ce del rin­vio. Fi­no a quan­do? Co­me in ogni oc­ca­sio­ne di que­sto ti­po si è fis­sa­to un nuo­vo ap­pun­ta­men­to che, in que­sto ca­so, do­vreb­be es­se­re il pros­si­mo 25 mar­zo, in oc­ca­sio­ne del ses­san­te­si­mo an­ni­ver-

sa­rio del­la fir­ma del trat­ta­to di Roma.

In que­sta si­tua­zio­ne di cri­si e di in­cer­tez­za sei me­si so­no già un'eter­ni­tà ma, nel no­stro ca­so, non si rie­sce nem­me­no a ca­pi­re co­me, da qui ad al­lo­ra, pos­sa ac­ca­de­re qual­co­sa di nuo­vo.

In mar­zo sa­re­mo inol­tre nell'im­me­dia­ta vi­gi­lia del­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li fran­ce­si e in pie­na cam­pa­gna per le ele­zio­ni par­la­men­ta­ri te­de­sche. Ci tro­ve­re­mo quin­di in una spe­cie di se­me­stre bian­co nel qua­le pren­de­re de­ci­sio­ni sa­rà qua­si im­pos­si­bi­le.

Pen­so che, in ta­le si­tua­zio­ne, la scel­ta del Pre­si­den­te Ren­zi di non par­te­ci­pa­re al­la con­fe­ren­za stam­pa fi­na­le in­sie­me al­la Mer­kel e a Hol­lan­de sia sta­ta del tut­to cor­ret­ta. Ren­zi ha do­vu­to pren­de­re at­to che Hol­lan­de ave­va scher­za­to quan­do ad Ate­ne si era schie­ra­to in li­nea con la po­li­ti­ca eco­no­mi­ca dei pae­si del sud del me­di­ter­ra­neo. No­no­stan­te il cat­ti­vo an­da­men­to dell'eco­no­mia fran­ce­se ed il cre­scen­te di­sa­gio in­ter­no nei con­fron­ti dell'at­tua­le stra­te­gia eu­ro­pea il Pre­si­den­te Hol­lan­de non si sen­te evi­den­te­men­te in gra­do di con­tri­bui­re ad ela­bo­ra­re un'al­ter­na­ti­va all'at­tua­le po­li­ti­ca di au­ste­ri­tà. Co­me è av­ve­nu­to a Bra­ti­sla­va, al ter­mi­ne dei pros­si­mi ver­ti­ci si ri­pe­te­ran­no quin­di le tra­di­zio­na­li con­fe­ren­ze stam­pa che ve­de­va­no la can­cel­lie­ra te­de­sca det­ta­re le con­clu­sio­ni ed il Pre­si­den­te fran­ce­se fe­li­ce di con­di­vi­de­re il pal­co con il co­man­dan­te in ca­po dell'unio­ne Eu­ro­pea.

Se co­sì stan­no le co­se non do­vre­mo sor­pren­der­ci se vi sa­rà un ul­te­rio­re passo in avan­ti dei par­ti­ti e dei mo­vi­men­ti an­ti-eu­ro­pei. L'unio­ne Eu­ro­pea è na­ta in­fat­ti per ri­sol­ve­re in­sie­me i pro­ble­mi e non per con­di­zio­na­re in­te­ra­men­te i tem­pi e i mo­di del­la ri­so­lu­zio­ne agli in­te­res­si elet­to­ra­li dei go­ver­ni dei pae­si mem­bri. Ca­pi­sco che il pri­mo obiet­ti­vo di ogni go­ver­no è quel­lo di vin­ce­re le fu­tu­re ele­zio­ni ma, se que­sto ri­ma­ne l'uni­co obiet­ti­vo, il de­cli­no dell'eu­ro­pa è se­gna­to. A Bra­ti­sla­va, no­no­stan­te qual­che espres­sio­ne di buo­na vo­lon­tà, si è pur­trop­po mar­cia­to in que­sta di­re­zio­ne.

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