Li­bia, ra­pi­ti due tec­ni­ci ita­lia­ni

Cat­tu­ra­ti il bel­lu­ne­se Da­ni­lo Ca­lo­ne­go di 68 an­ni, Bru­no Ca­ca­ce di Cu­neo e un ca­na­de­se

Il Gazzettino (Pordenone) - - Da Prima Pagina - Da­mia­no Tor­men

PRE­SI

È di Bel­lu­no Da­ni­lo Ca­lo­ne­go, 68 an­ni, una del­le tre per­so­ne se­que­stra­te ie­ri mat­ti­na in Li­bia. Con lui un col­le­ga di Cu­neo e un ca­na­de­se.

AL LA­VO­RO

I tre so­no sta­ti pre­le­va­ti da un grup­po di uo­mi­ni su due au­to, che ha aper­to il fuo­co. A Ghat sta­va­no la­vo­ran­do al­la ma­nu­ten­zio­ne dell’ae­ro­por­to per la Con.i.cos di Mon­do­vì.

Ore di an­sia nel Bel­lu­ne­se: due ita­lia­ni so­no sta­ti ra­pi­ti ie­ri mat­ti­na in Li­bia. Tra que­sti un tec­ni­co di Se­di­co: si trat­ta di Da­ni­lo Ca­lo­ne­go, 68en­ne, che è sta­to se­que­stra­to as­sie­me a Bru­no Ca­ca­ce, 56en­ne re­si­den­te a Bor­go San Dal­maz­zo (Cu­neo). Con lo­ro an­che un cit­ta­di­no ca­na­de­se.

Il fat­to è av­ve­nu­to tra le 7 e le 8 nel­la zo­na di Ghat, nel sud al con­fi­ne con l'al­ge­ria, ad ope­ra di al­cu­ni uo­mi­ni ma­sche­ra­ti, che han­no spa­ra­to contro l’au­to de­gli stra­nie­ri e poi li han­no pre­le­va­ti. Il se­que­stro non è an­co­ra sta­to ri­ven­di­ca­to, ma è sta­to con­fer­ma­to dal­la Far­ne­si­na, che sta se­guen­do da vi­ci­no la vi­cen­da. I tre uo­mi­ni se­que­stra­ti la­vo­ra­no per la Con.i.cos, so­cie­tà di Mon­do­vì (Cu­neo) che si sta oc­cu­pan­do del­la ma­nu­ten­zio­ne dell'ae­ro­por­to di Ghat, cit­tà sot­to il con­trol­lo del go­ver­no di uni­tà na­zio­na­le di Tri­po­li, in­ter­na­zio­nal­men­te ri­co­no­sciu­to. Il si­to ara­bo Tu­ni­sco­pe ri­por­ta le di­chia­ra­zio­ni del sin­da­co di Ghat, se­con­do cui «sco­no­sciu­ti han­no se­que­stra­to all'al­ba un ca­na­de­se e due ita­lia­ni». Stan­do al­le pri­me ri­co­stru­zio­ni, al­cu­ni uo­mi­ni ma­sche­ra­ti che si tro­va­va­no a bor­do di un mez­zo 4x4 avreb­be­ro fer­ma­to vi­ci­no al­la ca­va di El-gnoun l'au­to do­ve si tro­va­va­no Ca­ca­ce e Ca­lo­ne­go, in viag­gio ver­so il lo­ro po­sto di la­vo­ro vi­ci­no all'ae­ro­por­to di Ghat. Do­po aver bloc­ca­to l'au­to­mo­bi­le, sa­reb­be scat­ta­to il se­que­stro. Se­con­do al­tre fon­ti, i ra­pi­to­ri avreb­be­ro pun­ta­to un ar­ma da fuo­co contro l'au­ti­sta del mez­zo su cui viag­gia­va­no i due ita­lia­ni e il ca­na­de­se. E an­che il con­du­cen­te sa­reb­be sta­to se­que­stra­to. Nes­sun ri­fe­ri­men­to al mo­ven­te né al­la pos­si­bi­le af­fi­lia­zio­ne dei ra­pi­to­ri: il se­que­stro non è sta­to ri­ven­di­ca­to, ma in Li­bia so­no piut­to­sto co­mu­ni i se­que­stri a sco­po di estor­sio­ne.

La Con.i.cos (Con­trat­ti Ita­lia­ni Co­stru­zio­ni) ope­ra da de­cen­ni in Li­bia con nu­me­ro­se com­mes­se di in­ge­gne­ria ci­vi­le (e ha la sua se­de cen­tra­le a Tri­po­li, ma an­che uffici a Der­na, Ben­ga­si e, ap­pun­to, Ghat). Co­me da de­cen­ni la­vo­ra­no in Li­bia i due cit­ta­di­ni ita­lia­ni ra­pi­ti. Bru­no Ca­ca­ce vi­ve nel pae­se nor­da­fri­ca­no da or­mai 15 an­ni. E Da­ni­lo Ca­lo­ne­go ha sem­pre fre­quen­ta­to la Li­bia per mo­ti­vi pro­fes­sio­na­li. L'ul­ti­mo in­ca­ri­co l'ave­va ri­ce­vu­to due me­si fa, ma può van­ta­re un cur­ri­cu­lum di ol­tre trent'an­ni.

Na­to a Se­di­co, in pro­vin­cia di Bel­lu­no nel 1948, Ca­lo­ne­go ha co­min­cia­to co­me mec­ca­ni­co in Sviz­ze­ra. Poi, nel 1979, ha pas­sa­to lo stret­to di Gi­bil­ter­ra e ha da­to av­vio al­la sua car­rie­ra in Li­bia, co­me ri­pa­ra­to­re di ca­mion e au­to at­ti­ve in una raf­fi­ne­ria. Tran­ne un bre­ve pe­rio­do nel Laos, la Li­bia è sta­ta l'oriz­zon­te di tut­ta la vi­ta del pro­fes­sio­ni­sta bel­lu­ne­se ra­pi­to ie­ri mat­ti­na. Una Li­bia che non ha mai fat­to scon­ti, ma che fi­no­ra non ave­va mai co­sti­tui­to mo­ti­vo di pe­ri­co­lo per Ca­lo­ne­go. Tran­ne un epi­so­dio nel 2014, pro­prio al­la vi­gi­lia del rien­tro in Ita­lia, quan­do il bom­bar­da­men­to de­gli ae­ro­por­ti lo co­strin­se ad af­fron­ta­re un viag­gio di qua­si 100 chi­lo­me­tri nel de­ser­to del Sa­ha­ra, per pas­sa­re in Al­ge­ria. Al­lo­ra di pre­do­ni e ter­ro­ri­sti nean­che l'om­bra. Ie­ri, in­ve­ce, il ra­pi­men­to.

Gli ap­pa­ra­ti di si­cu­rez­za ri­ten­go­no «non ad al­to ri­schio» la zo­na del­la Li­bia do­ve so­no sta­ti ra­pi­ti gli ita­lia­ni e il ca­na­de­se, che è abi­ta­ta da tri­bù tua­reg al­lea­te di Tri­po­li. Ma l'in­te­ra area, al con­fi­ne con il sud dell'al­ge­ria e il Ni­ger, è zo­na di pas­sag­gio di cel­lu­le isla­mi­ste le­ga­te ad Al Qai­da. Ades­so, sa­rà la pro­cu­ra di Roma ad in­da­ga­re sul ra­pi­men­to. Men­tre da ie­ri si è at­ti­va­to an­che il Co­pa­sir.

SE­DI­CO Da­ni­lo Ca­lo­ne­go,

66 an­ni

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