«Quel pae­se è la sua pas­sio­ne»

La fi­glia del tec­ni­co bel­lu­ne­se: ho ap­pre­so la no­ti­zia dal­la tv, nes­su­no mi ha in­for­ma­to

Il Gazzettino (Pordenone) - - Primo Piano -

Ter­ri­bi­le. Co­me può es­se­re ter­ri­bi­le leg­ge­re di sfug­gi­ta un no­me tra le ri­ghe del­le brea­king news e ren­der­si con­to che stan­no par­lan­do di tuo pa­pà. Si­mo­na Ca­lo­ne­go ha ap­pre­so del ra­pi­men­to del pa­dre Da­ni­lo dal­la tv. E at­ten­de im­po­ten­te lo svi­lup­po del­la vi­cen­da. A qua­si 2.500 chi­lo­me­tri di di­stan­za. «Spe­ria­mo che tut­to si ri­sol­va per il me­glio - di­ce­va ie­ri se­ra, rag­giun­ta te­le­fo­ni­ca­men­te - Spe­ro in no­ti­zie ras­si­cu­ran­ti». Si­gno­ra Ca­lo­ne­go, co­me ha sa­pu­to del ra­pi­men­to di suo pa­dre in Li­bia? «Ho ap­pre­so tut­to dal­la te­le­vi­sio­ne. Nes­su­no ci ha chia­ma­ti per av­ver­tir­ci di quan­to era suc­ces­so. Nes­su­na te­le­fo­na­ta, nes­sun av­vi­so. Ve­do il no­me di mio pa­dre scor­re­re su Rai News 24. Ma non so nien­te. O me­glio, so quel­lo che sto leg­gen­do su in­ter­net e quel­lo che ve­do in te­le­vi­sio­ne. So­no ap­pe­sa al­le no­ti­zie del­la tv». Quan­do ha sen­ti­to suo pa­dre l'ul­ti­ma vol­ta? «Ie­ri se­ra (do­me­ni­ca se­ra, ndr), via mail. Ci sen­tia­mo sem­pre via mail, qua­si tut­ti i gior­ni. Si trat­ta del mo­do più sem­pli­ce per sa­pe­re co­me sta e per dir­gli co­me stia­mo noi». Dall'ul­ti­ma mail, co­me l'ha sen­ti­to? «Era tran­quil­lo. Tut­to re­go­la­re, co­me al so­li­to, di­rei. Mio pa­dre ha vis­su­to tut­ta una vi­ta in Li­bia. È abi­tua­to ai rit­mi di vi­ta e all'at­mo­sfe­ra di quel Pae­se. Mai e poi mai avrei pen­sa­to di leg­ge­re il suo no­me tra le per­so­ne ra­pi­te». Ep­pu­re, la Li­bia è uno di quei po­sti al mon­do in cui non è la pri­ma vol­ta che si ve­ri­fi­ca­no se­que­stri di per­so­na... «Già... Al­tre vol­te mi è ca­pi­ta­to di leg­ge­re o sen­ti­re al­la te­le­vi­sio­ne di per­so­ne ra­pi­te. Mi so­no sem­pre sem­bra­ti fat­ti di­stan­ti dal­la mia vi­ta. In­ve­ce ades­so leg­go il no­me di mio pa­dre tra le per­so­ne se­que­stra­te. E non so co­sa sia suc­ces­so. Non ho nes­su­na cer­tez­za». Co­sa fa­ce­va suo pa­dre in Li­bia con la dit­ta Con.i. Cos? «Era nel sud del­la Li­bia da un pa­io di me­si. Non era lì co­me di­pen­den­te, ben­sì co­me col­la­bo­ra­to­re dell'azien­da. Non era cer­to in va­can­za. Ma la Li­bia e il la­vo­ro in Li­bia so­no sem­pre sta­ti la sua pas­sio­ne».

Una pas­sio­ne pe­ri­co­lo­sa... «Mio pa­dre non l'ha mai vis­su­ta co­me una co­sa pe­ri­co­lo­sa. Spe­ro di ave­re pre­sto no­ti­zie ras­si­cu­ran­ti dal­la Far­ne­si­na». (D.T.)

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