Pic­cio­ni e i gio­va­ni in "Que­sti gior­ni"

Sta­se­ra il re­gi­sta asco­la­no sa­rà a Ci­ne­ma­ze­ro: «Mi ha ispi­ra­to Ada Ne­gri»

Il Gazzettino (Pordenone) - - Cultura & Spettacoli - Va­len­ti­na Sil­ve­strin

Do­po la Mo­stra del Ci­ne­ma a Ve­ne­zia e la pri­ma a Roma, Giu­sep­pe Pic­cio­ni sta­se­ra al­le 21 sa­rà a Ci­ne­ma­ze­ro di Por­de­no­ne (e pri­ma al Vi­sio­na­rio di Udi­ne) per pre­sen­ta­re "Que­sti gior­ni". Mar­ghe­ri­ta Buy e Fi­lip­po Ti­mi in­ter­pre­ta­no due per­so­nag­gi col­la­te­ra­li, men­tre pro­ta­go­ni­ste so­no quat­tro gio­va­ni at­tri­ci.

- È un'in­da­gi­ne in­tor­no al­la gio­ven­tù?

«Non è una sto­ria scel­ta a ta­vo­li­no, per con­qui­sta­re il pub­bli­co gio­va­ni­le - spie­ga il re­gi­sta -. A spin­ger­mi so­no sta­ti al­cu­ni ver­si del­la poe­tes­sa Ada Ne­gri, se­con­do cui la gio­vi­nez­za è qual­co­sa che non pas­sa mai. Ho scel­to d’in­da­ga­re que­sto te­ma per due ra­gio­ni: una più in­ci­den­ta­le, un rac­con­to com­mis­sio­na­to a una mia al­lie­va, Mar­ta Ber­ti­ni, di­ven­ta­to poi un ro­man­zo che ha ispi­ra­to il sog­get­to. Inol­tre vo­le­vo pro­va­re a met­ter­mi in con­tat­to con quel pe­rio­do del­la vi­ta in cui si pas­sa al fu­tu­ro. Era in­te­res­san­te, per me, la­vo­ra­re con at­tri­ci gio­va­ni, non an­co­ra vi­zia­te dal pro­fes­sio­ni­smo».

- Il film rac­con­ta del viag­gio per ac­com­pa­gna­re Ca­te­ri­na a Bel­gra­do, cit­tà scel­ta per un fu­tu­ro nuo­vo. Per­ché pro­prio la ca­pi­ta­le ser­ba?

«Ca­te­ri­na non cer­ca van­tag­gi, fa pro­ve di vo­lon­tà; non avreb­be mai po­tu­to fa­re una scel­ta omo­lo­ga a quel­la del­la sua ge­ne­ra­zio­ne, pre­fe­ren­do Lon­dra, Ber­li­no o Pa­ri­gi. Bel­gra­do è una cit­tà sor­pren­den­te, pie­na di fer­men­ti, po­po­la­ta da ra­gaz­zi il cui pae­sag­gio in­te­rio­re è ve­ra­men­te l'eu­ro­pa. La ra­gaz­za in­con­tra­ta lì, Mi­na, è una re­gi­sta che ha già fat­to un'ope­ra pri­ma».

- Per lei la ve­ri­tà si co­strui­sce at­tra­ver­so l'ar­ti­fi­cio.

«Spes­so si scam­bia il ci­ne­ma per uno spec­chio del­la so­cie­tà ri­spon­de Pic­cio­ni -, che do­vreb­be de­scri­ve­re qual­co­sa che già sap­pia­mo. Ma una sto­ria d'amo­re può es­se­re mol­to più for­ma­ti­va di qual­sia­si film a te­ma so­cia­le, che ol­tre­tut­to ri­schia di ri­sul­ta­re pre­te­stuo­so».

- La pel­li­co­la è per­cor­sa da un co­ro di vo­ci. Che fun­zio­ne ha?

«Vo­le­vo fos­se qual­co­sa che le guar­da e ac­com­pa­gna. Espri­me qua­si una con­sa­pe­vo­lez­za che non è del­le ra­gaz­ze».

RE­GI­STA L’asco­la­no Giu­sep­pe Pic­cio­ni sa­rà sta­se­ra ospi­te di Ci­ne­ma­ze­ro Ha vin­to due Da­vid

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