I flus­si mi­gra­to­ri van­no ge­sti­ti e non su­bi­ti pas­si­va­men­te

Il Gazzettino (Pordenone) - - Lettere & Opinioni - RO­BER­TO PAPETTI

Egre­gio di­ret­to­re, leg­go quan­to scrit­to dal dot­tor Nordio che co­me sem­pre è di una lu­ci­di­tà di­sar­man­te e di una coe­ren­za apo­li­ti­ca in­vi­dia­bi­le. Co­me cit­ta­di­no in­fat­ti non rie­sco a ca­pi­re co­sa vuo­le fa­re l'eu­ro­pa e più di­ret­ta­men­te l'ita­lia. Non ap­pro­vo che non ci sia un pro­get­to e che non si de­ci­da un pro­gram­ma che non so­lo è im­pro­cra­sti­na­bi­le ma già tar­di­vo. Per­ché non si la­scia da par­te l'aspet­to po­li­ti­co e si af­fron­ta la real­tà che ci sta som­mer­gen­do in un mo­do che sta di­ven­tan­do pe­ri­co­lo­so e ir­re­ver­si­bi­le? Mi­su­re ce ne so­no ma bi­so­gna ri­schia­re e pren­de­re le de­ci­sio­ni più ap­pro­pria­te e op­por­tu­ne. L'eu­ro­pa è me­no in­te­res­sa­ta e quin­di non sen­te que­sta im­pel­len­za che, mi ri­pe­to, è già tar­di­va. Non ci sia­mo ac­cor­ti an­co­ra dei se­gna­li che tut­ta Eu­ro­pa sta lan­cian­do con il vo­to?

Fran­co Da­ni

Si­lea

-----Ca­ro let­to­re, an­che in que­sto ca­so Car­lo Nordio si è' di­mo­stra­to li­be­ro da con­di­zio­na­men­ti ideo­lo­gi­ci a cui, da sem­pre, an­te­po­ne un sa­no e ra­gio­na­to rea­li­smo. Il fe­no­me­no mi­gra­to­rio, nel­le di­men­sio­ni e nel­le di­na­mi­che in cui si sta ma­ni­fe­stan­do, non è un 'emer­gen­za ma un even­to epo­ca­le, de­sti­na­to a pro­se­gui­re ne­gli an­ni e a mo­di­fi­ca­re gli equi­li­bri del­le no­stre co­mu­ni­tà lo­ca­li e na­zio­na­li. Per que­sto va af­fron­ta­to aven­do una stra­te­gia e non sem­pli­ce­men­te ap­pron­tan­do pia­ni di sal­va­tag­gio e di ac­co­glien­za. E la stra­te­gia non può che par­ti­re da un con­cet­to mol­to chia­ro: non pos­sia­mo e non sia­mo in gra­do di ac­co­glie­re tut­ti co­lo­ro che de­ci­do­no di ve­ni­re nel no­stro Pae­se. So be­ne che mol­ti non la pen­sa­no co­sì. Ma una po­li­ti­ca di ge­stio­ne dei flus­si mi­gra­to­ri non può ba­sar­si sul­le por­te aper­te sem-

pre e co­mun­que. Que­sta scel­ta equi­va­le al­la ri­nun­cia ad ave­re una po­li­ti­ca. E uno Sta­to non può es­se­re pas­si­vo di fronte a un fe­no­me­no di co­sì for­te im­pat­to so­cia­le ed eco­no­mi­co. Pur­trop­po fi­no ad og­gi que­sto è ac­ca­du­to. La mag­gio­re re­spon­sa­bi­li­tà di que­sto vuo­to di stra­te­gia e di ini­zia­ti­va la por­ta l'eu­ro­pa ma an­che il no­stro go­ver­no non ha sa­pu­to fa­re mol­to al­tro che ge­sti­re, spes­so in mo­do an­che im­prov­vi­sa­to, l'emer­gen­za. Si è per­so mol­to tem­po in di­bat­ti­ti e scon­tri di prin­ci­pio. Oc­cor­re in­ve­ce ave­re il co­rag­gio di sce­glie­re. I flus­si mi­gra­to­ri non si pos­so­no ar­re­sta­re. Ma è com­pi­to di un go­ver­no non su­bir­li pas­si­va­men­te e de­ci­de­re co­me af­fron­tar­li e ge­stir­li.

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