Quei genitori più pre­oc­cu­pa­ti di far­si ama­re che di edu­ca­re

Il Gazzettino (Pordenone) - - Lettere & Opinioni - RO­BER­TO PAPETTI Um­ber­to Bal­do Aba­no Ter­me (Pd)

Ca­ro Di­ret­to­re

sem­pre più spes­so gior­na­li e te­le­vi­sio­ni ci rac­con­ta­no epi­so­di di bul­li­smo ef­fet­tua­ti tra­mi­te mez­zi elettronici co­me l'e-mail, le chat, i blog, i te­le­fo­ni cel­lu­la­ri, i si­ti web, o qual­sia­si al­tra for­ma di co­mu­ni­ca­zio­ne ri­con­du­ci­bi­le al­la Re­te. Il fe­no­me­no è tan­to più gra­ve in quan­to coin­vol­ge in par­ti­co­lar mo­do i no­stri ra­gaz­zi che, psi­co­lo­gi­ca­men­te più fra­gi­li de­gli adul­ti, pur­trop­po so­ven­te cer­ca­no una via di fu­ga to­glien­do­si la vi­ta. Pun­tual­men­te, ad ogni tra­gi­co epi­so­dio, si le­va­no le vo­ci in­di­gna­te dei po­li­ti­ci, che pro­met­to­no in­ter­ven­ti le­gi­sla­ti­vi ri­so­lu­ti­vi, co­me se un ar­ti­co­la­to po­tes­se eli­mi­na­re il fe­no­me­no.

La ve­ri­tà è che non esi­ste la bac­chet­ta ma­gi­ca, e che la so­lu­zio­ne ri­ma­ne sem­pre quel­la di uno sfor­zo edu­ca­ti­vo mi­glio­re. So­lo le fa­mi­glie pos­so­no far­lo, fin dal mo­men­to in cui i bim­bi ini­zia­no a pren­de­re in ma­no lo smart­pho­ne.

Ma per­ché que­sto sfor­zo ab­bia suc­ces­so è in­di­spen­sa­bi­le “ri­spol­ve­ra­re”, sia fra le mu­ra do­me­sti­che che a scuo­la, il de­sue­to con­cet­to di di­sci­pli­na. Poi ben ven­ga­no an­che le leg­gi, ma so­lo per san­zio­na­re co­lo­ro che non vo­glio­no ca­pi­re che la pro­pria li­ber­tà fi­ni­sce do­ve ini­zia quel­la de­gli al­tri.

-----Ca­ro let­to­re, an­ch’io co­me lei cre­do che il pro­ble­ma di fon­do sia la di­sci­pli­na. Non quel­la im­po­sta dal­le leg­gi e nep­pu­re quel­la di vec­chia me­mo­ria, che pu­re in mol­ti ca­si è ne­ces­sa­ria. No, pen­so in­nan­zi­tut­to, al­la di­sci­pli­na in­te­rio­re di

tan­ti genitori, i qua­li han­no smar­ri­to il sen­so e la fun­zio­ne del lo­ro ruo­lo. Co­me è sta­to det­to, trop­pi pa­dri e ma­dre so­no spes­so più pre­oc­cu­pa­ti di far­si ama­re, o al­me­no ac­cet­ta­re, dai lo­ro fi­gli che di edu­car­li. Più an­sio­si di pro­teg­ger­li dai fal­li­men­ti che di sop­por­tar­ne il con­flit­to. Più pre­oc­cu­pa­ti di can­cel­la­re il di­va­rio ge­ne­ra­zio­na­le in­ve­ce che di af­fer­mar­lo e di va­lo­riz­zar­lo. Ma in que­sto mo­do vie­ne me­no il prin­ci­pio di au­to­ri­tà, sen­za il qua­le ogni ten­ta­ti­vo di im­por­re una di­sci­pli­na è de­sti­na­to al fal­li­men­to o a pro­dur­re ef­fet­ti del tut­to di­ver­si da quel­li im­ma­gi­na­ti.

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