An­co­ra una vol­ta gli in­de­ci­si fa­ran­no la dif­fe­ren­za

Per i mag­gio­ri son­dag­gi­sti il 35% de­gli elet­to­ri non ha an­co­ra scel­to. Mol­to bas­sa la dif­fe­ren­za tra "sì" e "no"

Il Gazzettino (Pordenone) - - Primo Piano - An­to­nio Ca­li­tri

Sa­ran­no gli in­de­ci­si e gli at­tua­li non-in­for­ma­ti a de­ci­de­re il ri­sul­ta­to del re­fe­ren­dum co­sti­tu­zio­na­le del pros­si­mo 4 di­cem­bre. Ad af­fer­mar­lo so­no al­cu­ni dei più im­por­tan­ti son­dag­gi­sti ita­lia­ni, una­ni­mi sul­la pre­sen­za di un ter­zo in­co­mo­do, gli in­de­ci­si che rag­giun­go­no il 35% de­gli elet­to­ri. Per l’isti­tu­to Ixè, al pros­si­mo re­fe­ren­dum il 38% de­gli ita­lia­ni vo­te­rà Sì, il 35% vo­te­rà No, men­tre il 27% non lo sa an­co­ra. Per l’ul­ti­ma ri­le­va­zio­ne EMG Ac­qua, il 30% vo­te­rà Sì, il 35% vo­te­rà No e an­co­ra più im­por­tan­te sa­rà la quo­ta de­gli in­de­ci­si, il 35%. Un ita­lia­no su tre di chi ha de­ci­so di an­da­re a vo­ta­re, non sa an­co­ra co­me vo­te­rà e con­qui­star­lo sa­rà de­ter­mi­nan­te per l’esi­to del­la com­pe­ti­zio­ne. «Tra gli ita­lia­ni ci so­no due di­na­mi­che con­trap­po­ste nell’av­vi­ci­nar­si al re­fe­ren­dum» spie­ga En­zo Ris­so, di­ret­to­re scien­ti­fi­co di SWG, «una quo­ta di ita­lia­ni che espri­me sen­ti­men­ti di rab­bia e di­sgu­sto ver­so la po­li­ti­ca. Si trat­ta in par­ti­co­la­re di ce­ti me­dio-bas­si o di una par­te del ce­to me­dio de­ca­du­to, che in que­sto mo­men­to è orien­ta­to a vo­ta­re No. Poi c’è un’al­tra par­te che espri­me un sen­ti­men­to di at­te­sa, di mag­gio­re tran­quil­li­tà, di tri­stez­za per­ché nul­la cam­bia, orien­ta­ta per vo­ta­re Sì». Per Fa­bri­zio Ma­sia, di­ret­to­re ge­ne­ra­le di EMG Ac­qua, «l’in­ten­zio­ne di vo­to espres­sa og­gi va con­si­de­ra­ta con­so­li­da­ta tra il 70 e l’80%, cioè tre persone su quat­tro ten­den­zial­men­te la con­fer­me­ran­no, gli al­tri nei pros­si­mi due me­si possono cam­biar­la. E in que­sto qua­dro gli in­de­ci­si sa­ran­no de­ter­mi­nan­ti». De­ter­mi­nan­ti an­che per An­to­nio No­to, di­ret­to­re di IPR Mar­ke­ting: «La cam­pa­gna ini­zia og­gi e quel 35% di in­de­ci­si che ten­den­zial­men­te non è co­sì lon­ta­no dal 27-28% che ri­le­via­mo sul­le pre­fe­ren­ze ai par­ti­ti, pro­ba­bil­men­te si ri­dur­rà. Una par­te non an­drà a vo­ta­re, una par­te rien­tre­rà in quel­lo zoc­co­lo du­ro del 40-45% dei vo­tan­ti. Re­ste­rà un 10% di in­de­ci­si che an­drà a vo­ta­re e in un ca­so co­me que­sto do­ve la dif­fe­ren­za tra Sì e No è mol­to bas­sa, va­le oro. Cioé, se non si di­stri­bui­rà equa­men­te, uno spo­sta­men­to di un pa­io di pun­ti po­trà de­ter­mi­na­re l’esi­to fi­na­le». An­che per Car­lo But­ta­ro­ni, pre­si­den­te di Tec­nè, il qua­dro è mol­to flui­do e i ri­sul­ta­ti at­tua­li «cor­ri­spon­do­no a una fo­to­gra­fia del mo­men­to che può for­ni­re un’idea di mas­si­ma sui pe­si in cam­po, ma non af­fi­da­bi­le sull’esi­to fi­na­le».

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