Si ven­de la vil­la del ci­cli­sta Bot­tec­chia

La ca­sa ospi­tò non so­lo i fa­mi­glia­ri, ma an­che un po’ tut­to il clan del ci­cli­sta tre­vi­gia­no, adot­ta­to dal­la cit­tà

Il Gazzettino (Pordenone) - - Da Prima Pagina - Da­rio Fur­lan

Tra le cen­ti­na­ia di an­nun­ci di ven­di­te im­mo­bi­lia­ri in cit­tà si può rin­trac­cia­re quel­lo re­la­ti­vo al­la vil­let­ta (og­gi bi­fa­mi­lia­re) che fu del ci­cli­sta Ot­ta­vio Bot­tec­chia, il due vol­te vin­ci­to­re del Tour de Fran­ce (1924 e 1925), cor­ri­do­re tre­vi­gia­no che Por­de­no­ne adot­tò (non ne è mai esi­sti­to uno lo­ca­le de­gno di no­ta) tan­to da de­di­car­gli lo sta­dio ve­lo­dro­mo cit­ta­di­no.

Il qua­si se­co­la­re im­mo­bi­le (si­to ai ci­vi­ci 16 e 16A di via Maniago, la­te­ra­le di via­le Gri­go­let­ti) ha una sto­ria am­man­ta­ta di leg­gen­da. Na­ti­vo di Col­le Um­ber­to, Bot­tec­chia esor­dì in sel­la ai ci­cli dell'unio­ne Spor­ti­va Por­de­no­ne­se, ve­nen­do pre­sto in­gag­gia­to dal­la fran­ce­se Au­to­mo­tò, con la cui di­vi­sa fe­ce for­tu­na. An­zi, am­mi­se lui stes­so che non cor­re­va per la glo­ria, ben­sì per gua­da­gnar de­na­ro: «Gò un cio­do fis­so in te­sta, i schei!». Ri­scat­ta­re se stes­so e la fa­mi­glia dal­la mi­se­ria, in­som­ma, at­tra­ver­so l'uni­co stru­men­to a di­spo­si­zio­ne di un car­ret­tie­re: la bi­ci.

Ma il le­ga­me con Por­de­no­ne ri­ma­se e nel 1923 si tra­sfe­rì in una ca­set­ta in lo­ca­li­tà Eden: al­cu­ni dicono in af­fit­to, al­tri do­na­ta­gli dal­le isti­tu­zio­ni lo­ca­li o co­strui­ta tra­mi­te sot­to­scri­zio­ni di gior­na­li. L'uni­co do­cu­men­to cer­to è de­po­si­ta­to all'ar­chi­vio sto­ri­co: nel 1925 il ci­cli­sta chie­de e ot­tie­ne dal Mu­ni­ci­pio il "per­mes­so di am­plia­re la ca­sa di sua pro­prie­tà", corrispondente a quel­la di via Maniago. Nel­la nuo­va re­si­den­za Ot­ta­vio ci an­drà ad abi­ta­re con mo­glie, due fi­gli, non­ché i ge­ni­to­ri.

Ma la vil­let­ta "pa­dro­na­le" ospi­te­rà un po’ tut­to il clan Bot­tec­chia. E con i sol­di nel frat­tem­po gua­da­gna­ti a pa­la­te, il mi­te Ot­ta­vio ac­qui­ste­rà pu­re una li­mou­si­ne a sei po­sti con tan­to di au­ti­sta in li­vrea, on­de far­si scar­roz­za­re fi­no in cen­tro cit­tà, a sor­seg­gia­re un caf­fé e gio­ca­re una bri­sco­la in com­pa­gnia. Fin­ché nel giu­gno del 1927, nel cor­so di una so­li­ta­ria usci­ta di al­le­na­men­to nei din­tor­ni di Tra­sa­ghis, ven­ne ri­tro­va­to pra­ti­ca­men­te ca­da­ve­re a bor­do stra­da, in­stau­ran­do­si una leg­gen­da an­che sul­le cau­se del­la sua mor­te.

L'an­no do­po i pa­ren­ti ab­ban­do­na­ro­no Por­de­no­ne per tor­na­re al pae­se na­tio. Suc­ces­si­va­men­te la vil­let­ta ha avu­to due cam­bi di pro­prie­tà, ve­nen­do al­tre­sì di­vi­sa in due lot­ti con al­tret­tan­ti di­stin­ti pas­si car­rai. L'uni­co se­gno ri­ma­sto che in qual­che ma­nie­ra ri­cor­da i tra­scor­si del­la fa­mi­glia Bot­tec­chia è rap­pre­sen­ta­to dal mi­ni can­cel­lo, pe­ral­tro "mu­ra­to" e se­mi­na­sco­sto dal­la ve­ge­ta­zio­ne, po­sto al­la mez­ze­ria del la­to fron­te stra­da. Su uno dei pi­la­stri in pie­tra è in­di­vi­dua­bi­le l'in­ca­vo che ac­co­glie­va la pia­strel­la del nu­me­ro ci­vi­co ori­gi­na­rio. Ci si au­gu­ra che chi su­ben­tre­rà nel­la pro­prie­tà ap­pon­ga al­me­no una tar­ga a ricordo del­lo sto­ri­co il­lu­stre in­qui­li­no. A me­no che qual­che ap­pas­sio­na­to non de­ci­da di ri­ca­var­ne un mu­seo del ci­cli­smo.

VIA MANIAGO La ca­sa di Bot­tec­chia

VIA MANIAGO La vil­let­ta che negli An­ni ’20 fu abi­ta­ta da Ot­ta­vio Bot­tec­chia

CAM­PIO­NE Ot­ta­vio Bot­tec­chia

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