Ve­ne­zia­ni con spin­ta, cor­sa e geo­me­trie Pip­po In­za­ghi: «Siamo noi la sor­pre­sa»

L’ex mi­la­ni­sta at­tac­ca: «Non cam­bie­rei le mie pun­te con Ar­ma»

Il Gazzettino (Pordenone) - - Sport Calcio - Marco Agru­sti

Ester­ni con gam­ba (Fa­bris e Mar­su­ra), gran fi­si­co e po­ten­za in at­tac­co, at­ten­zio­ne in di­fe­sa (so­lo due gol su­bi­ti in tut­to il cam­pio­na­to, mi­glior cer­nie­ra del gi­ro­ne). Il Ve­ne­zia di Pip­po In­za­ghi sem­bra non ave­re pun­ti de­bo­li. Bru­no Te­di­no lo sa. In mez­zo go­ver­na le ope­ra­zio­ni l'ex Alex Pe­der­zo­li: le sue geo­me­trie ave­va­no fat­to in­na­mo­ra­re il Bot­tec­chia, co­sì co­me i suoi toc­chi di pri­ma. Ades­so è il pro­ta­go­ni­sta del­la me­dia­na la­gu­na­re: tut­to par­te da lui e asfis­siar­lo sa­rà il pri­mo obiet­ti­vo del Por­de­no­ne. Ma è su­gli ester­ni che la squa­dra di Te­di­no ri­schia di sof­fri­re mag­gior­men­te: Mar­su­ra ha be­ne­fi­cia­to di un mi­glio­ra­men­to espo­nen­zia­le e Fa­bris è un au­ten­ti­co tre­no. Lì si gio­che­rà buona par­te del­la sfi­da. In­tan­to in­ter­vie­ne nel pre­mat­ch l'al­le­na­to­re del Ve­ne­zia, Pip­po In­za­ghi, par­lan­do del­la tra­sfer­ta di sta­se­ra.

«Il Por­de­no­ne - parole sue - si sta con­fer­man­do su­gli al­ti li­vel­li del­lo scor­so cam­pio­na­to, quando si era fer­ma­to so­lo in se­mi­fi­na­le playoff con­tro il Pi­sa, pro­mos­so in B». Poi Su­per­pip­po fa ri­fe­ri­men­to a Ri­no Gat­tu­so, av­ver­sa­rio dei ra­mar­ri nel­la dop­pia sfi­da con­tro il Pi­sa in se­mi­fi­na­le playoff. «Non ho chia­ma­to Ri­no - pre­ci­sa - per chie­der­gli co­me l'ave­va bat­tu­to. Non ce n'è bi­so­gno, perché so be­ne che af­fron­te­re­mo un team qua­dra­to e col­lau­da­to. Ar­ma? È un at­tac­can­te che ha fi­si­co e ve­lo­ci­tà. Ha già se­gna­to 7 re­ti. Io pe­rò non lo cam­bie­rei con uno dei miei gio­ca­to­ri». Co­sì sul suo Ve­ne­zia: «Non era fa­ci­le im­ma­gi­nar­ci su­bi­to in vet­ta, perché qui è cam­bia­to tut­to e per tro­va­re i giu­sti mec­ca­ni­smi oc­cor­re sem­pre tem­po. Le no­stre idee so­no chia­re, ci pia­ce co­man­da­re il gio­co e te­ne­re il pal­li­no. Fin dall'ini­zio la­vo­ria­mo mol­to sull'aspet­to di­fen­si­vo, poi­ché di so­li­to vin­ce chi su­bi­sce me­no gol. Fi­no­ra ne ab­bia­mo pre­si so­lo due, dopo 5’ con­tro la Reg­gia­na e su un ri­go­re dopo 1’ ad Ancona, ma in ogni par­ti­ta bi­so­gna con­fer­mar­si. Il Por­de­no­ne gio­ca con due pun­te e sto pen­san­do an­che al 3-5-2, ma il mo­du­lo lo sce­glie­rò do­ma­ni (og­gi, ndr), non pri­ma di aver in­di­vi­dua­to i mi­glio­ri 10 da man­da­re in cam­po».

I ra­mar­ri da un an­no a que­sta par­te ven­go­no di­pin­ti co­me la sor­pre­sa del cam­pio­na­to: una squa­dra non co­strui­ta per pri­meg­gia­re in mo­do as­so­lu­to, ma in grado di sor­pren­de­re grandi e pic­co­le, sen­za ti­mo­ri re­ve­ren­zia­li o at­teg­gia­men­ti di su­pe­rio­ri­tà. Ma In­za­ghi la pen­sa di­ver­sa­men­te, par­lan­do del suo Ve­ne­zia co­me del­la ri­ve­la­zio­ne: «Il Ve­ne­zia es­sen­do na­to da po­co, e pres­so­ché da ze­ro, è la ve­ra sor­pre­sa. Il Por­de­no­ne in­ve­ce è una real­tà con­so­li­da­ta ed è giu­sto che si sen­ta il più for­te».

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