Pip­po In­za­ghi non è de­lu­so: «Do­mi­na­to in lun­go e in lar­go»

L’ex mi­la­ni­sta elo­gia il Ve­ne­zia

Il Gazzettino (Pordenone) - - Sport -

POR­DE­NO­NE - (m.a.) Ner­vo­so, ma non de­mo­ra­liz­za­to. De­lu­so, ma non giu­sti­zia­li­sta. Fi­lip­po In­za­ghi sce­glie la via dell'or­go­glio. Ha vi­sto i pri­mi 20’, co­me tut­ti, e li ha eti­chet­ta­ti co­me i mi­glio­ri del­la sta­gio­ne: «Sì - am­met­te Su­per­pip­po in con­fe­ren­za stam­pa -, è sta­to il Ve­ne­zia più bel­lo dell'an­no. Ma non è ba­sta­to, per­ché gra­zie a una ca­sua­li­tà il Por­de­no­ne è riu­sci­to a pas­sa­re. Ab­bia­mo do­mi­na­to in lun­go e in lar­go - ag­giun­ge - e non ab­bia­mo mai sof­fer­to». L'ama­ro in boc­ca è una con­se­guen­za scrit­ta: «Con quel­la su­per­ma­zia - al­lar­ga le brac­cia l'ex tec­ni­co del Mi­lan do­ve­va­mo an­da­re in van­tag­gio noi, non lo­ro. È sta­to que­sto il no­stro er­ro­re: do­ve­va­mo es­se­re più ci­ni­ci e im­pa­re­re­mo a es­ser­lo. La Le­ga Pro è fat­ta co­sì, lo ca­pi­re­mo in fret­ta, no­no­stan­te il gol del Por­de­no­ne sia sta­to fon­da­men­tal­men­te una ca­sua­li­tà».

Ve­ne­zia che ha sor­pre­so il Por­de­no­ne: Te­di­no si aspet­ta­va il 4-4-2, in­ve­ce In­za­ghi ha po­ten­zia­to la fa­scia de­stra: «Vo­le­vo gio­ca­re pro­prio co­sì as­si­cu­ra il tec­ni­co del Ve­ne­zia - e nei pri­mi mi­nu­ti la stra­te­gia ha avu­to suc­ces­so. Dal­la de­stra pio­ve­va­no tan­tis­si­mi pal­lo­ni ver­so l'area, pur­trop­po pe­rò non li ab­bia­mo mes­si in por­ta». Poi l'ana­li­si pas­sa al­la ri­pre­sa: «Pec­ca­to per l'oc­ca­sio­ne ca­pi­ta­ta a Fer­ra­ri (pa­ra­ta di To­mei su piat­to­ne si­ni­stro da po­si­zio­ne rav­vi­ci­na­ta, ndr), che po­te­va ria­pri­re il di­scor­so. Al­la mia squa­dra non im­pu­to un bel nien­te. Nell'ul­ti­mo quar­to d'ora ho do­vu­to ope­ra­re dei cam­bi per ten­ta­re il tut­to per tut­to, ed era nor­ma­le che si sof­fris­se un po’ in fa­se di ri­pie­ga­men­to. Se do­ves­si­mo gio­ca­re sem­pre co­sì, vin­ce­rem­mo mol­te al­tre par­ti­te. So­no fi­du­cio­so, dob­bia­mo so­lo di­ven­ta­re più cat­ti­vi sot­to por­ta. Re­sta da ca­pi­re co­me sia pos­si­bi­le an­da­re sot­to du­ran­te una fa­se di do­mi­nio, ma ci la­vo­re­re­mo. Do­po il gol dei ne­ro­ver­di ab­bia­mo su­bì­to un con­trac­col­po na­tu­ra­le, poi pe­rò ab­bia­mo ri­pre­so a gio­ca­re. Il club di Te­di­no? Ha lo stes­so al­le­na­to­re dell'an­no scor­so e si co­no­sce a me­mo­ria. Inol­tre non ha l'as­sil­lo di vin­ce­re».

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