«L’au­to­no­mia è per­du­ta»

«L’uni­ca pos­si­bi­li­tà del­la Re­gio­ne sa­rà non co­min­cia­re un ne­go­zia­to per ri­scri­ve­re lo Sta­tu­to»

Il Gazzettino (Pordenone) - - Friuli - An­to­nel­la Lan­frit

Il re­fe­ren­dum co­sti­tu­zio­na­le ha ri­por­ta­to con de­ci­sio­ne in cam­po Ser­gio Ce­cot­ti che, do­po es­se­re sta­to pre­si­den­te del­la Re­gio­ne e fi­no al 2008 sin­da­co di Udi­ne per due man­da­ti, è tor­na­to do­cen­te al­la Sis­sa. Si è schie­ra­to con il No, per l'au­to­no­mia del­la Re­gio­ne.

Pro­fes­sor Ce­cot­ti, la clau­so­la di su­pre­ma­zia del­lo Sta­to non si ap­pli­ca al­le Spe­cia­li, co­me di­ce il sì e la pre­si­den­te De­bo­ra Ser­rac­chia­ni? O si ap­pli­ca, per­ché lo Sta­to è uno?

«La co­sid­det­ta "clau­so­la vampiro" non è l'at­tac­co più pe­san­te all'au­to­no­mia re­gio­na­le. È so­lo quel­lo for­mu­la­to nel lin­guag­gio più ar­ro­gan­te. La sot­tra­zio­ne di com­pe­ten­ze e ri­sor­se, cioè di po­te­re rea­le, in via ge­ne­ra­le e or­di­na­ria è ben più in­sop­por­ta­bi­le di una nor­ma "ec­ce­zio­na­le" per quan­to scrit­ta al­la Er­do­gan». Ma chi ha ra­gio­ne? «I co­sti­tu­zio­na­li­sti si so­no di­vi­si a me­tà. Una par­te so­stie­ne che si ap­pli­ca da su­bi­to al­le Re­gio­ni spe­cia­li, l'al­tra che in via tran­si­to­ria non si ap­pli­ca, il che equi­va­le a di­re che si ap­pli­che­rà co­mun­que a re­gi­me. Le due te­si dif­fe­ri­sco­no nei tem­pi, non nel­la so­stan­za. Il te­sto è scrit­to tal­men­te ma­le che può es­se­re in­ter­pre­ta­to in mo­di op­po­sti. Se que­sto te­sto en­tras­se in vi­go­re, la Cor­te co­sti­tu­zio­na­le ver­reb­be su­bis­sa­ta da un enor­me con­ten­zio­so. Di fron­te ai mol­ti e gra­vi dub­bi, pre­fe­ri­sco an­da­re sul si­cu­ro: vo­to no, per­ché se la clau­so­la di su­pre­ma­zia non c'è, non può es­se­re usa­ta con­tro di noi».

Co­sti­tu­zio­na­li­sti di­co­no che la clau­so­la non è una no­vi­tà per le Spe­cia­li, si ve­da­no coor­di­na­men­to del­la fi­nan­za pub­bli­ca e il Par­la­men­to che può mo­di­fi­ca­re le leg­gi vo­to.

«Di fat­to esi­ste an­che la cor­ru­zio­ne po­li­ti­ca: do­vrem­mo in­se­rir­la in Co­sti­tu­zio­ne co­me fa­col­tà del Go­ver­no? Nel­la Co­sti­tu­zio­ne at­tua­le il "coor­di­na­men­to del­la fi­nan­za pub­bli­ca e del si­ste­ma tri­bu­ta­rio" è una ma­te­ria di com­pe­ten­za con­cor­ren­te, ma di­ven­te­rà di com­pe­ten­za esclu­si­va del­lo Sta­to. Non ve­dre­mo più Pat­ti Ser­rac­chia­ni-pa­doan. Pa­doan do­vrà met­ter­si d'ac­cor­do so­lo con se stes­so e le sue de­ci­sio­ni sa­ran­no ob­bli­ga­to­rie e de­fi­ni­ti­ve».

So­ste­ni­to­ri del sì di­co­no: si in­se­ri­sce il prin­ci­pio del­la re­vi­sio­ne del­lo Sta­tu­to «sul­la ba­se di in­te­se», uno stru­men­to in più per l'au­to­no­mia.

«Que­sta clau­so­la far­loc­ca è una fur­be­ria da ven­di­to­ri di tap­pe­ti. "Sul­la ba­se di in­te­se" si­gni­fi­ca che i due ese­cu­ti­vi, Go­ver­no e Giun­ta re­gio­na­le, si met­to­no d'ac­cor­do su un te­sto di nuo­vo Sta­tu­to, che sa­rà la fo­to­gra­fia dei ri­spet­ti­vi in­te­res­si del­le due oli­gar­chie par­ti­ti­che. Lo Sta­to ha so­lo l'ob­bli­go che il Go­ver­no pre­sen­ti al Par­la­men­to il te­sto con­cor­da­to, poi ogni par­la­men­ta­re sa­rà li­be­ro di in­tro­dur­re nel te­sto tut­ti gli emen­da­men­ti sur­rea­li­sti che cre­de. L'ef­fet­to è esat­ta­men­te ze­ro: nes­sun Go­ver­no ha mai pre­sen­ta­to di­se­gni di leg­ge di mo­di­fi­ca del­lo Sta­tu­to sen­za sen­ti­re la Giun­ta re­gio­na­le, sal­vo che poi il Par­la­men­to ha fat­to tut­to il car­ne­va­le che ha vo­lu­to, co­me re­ste­rà li­be­ro di fa­re». Al­me­no non si peg­gio­ra... «L'ag­gra­van­te è che il te­sto di Sta­tu­to po­trà es­se­re stra­vol­to dal nuo­vo Se­na­to la cui mag­gio­ran­za è com­po­sta da con­si­glie­ri del­le Re­gio­ni or­di­na­rie. Qual­cu­no cre­de dav­ve­ro che i con­si­glie­ri del Ve­ne­to o del­la To­sca­na vo­te­ran­no per un te­sto che con­ce­de più com­pe­ten­ze e sol­di al­la no­stra Re­gio­ne?».

Si so­stie­ne che, nel ca­so non si dia­no le con­di­zio­ni per l'in­te­sa, lo Sta­tu­to non si mo­di­fi­ca. Rea­li­sti­co?

«Tra le va­rie af­fer­ma­zio­ni del fron­te del Sì, que­sta è l'uni­ca che ha un mi­ni­mo di ma­ni­co. La for­za del­la Re­gio­ne con­si­ste­reb­be nel non ini­zia­re la trat­ta­ti­va col Go­ver­no a fron­te di una sua ma­ni­fe­sta cat­ti­va vo­lon­tà. Il re­gi­me tran­si­to­rio ver­reb­be pro­ro­ga­to o sva­ni­sce co­me ne­ve al so­le? Lo di­rà la Cor­te co­sti­tu­zio­na­le, ma l'espe­rien­za non in­du­ce ad al­cun ot­ti­mi­smo. Una te­si plau­si­bi­le ma, so­ste­nen­do­la, il fron­te del Sì get­ta via la fo­glia di fi­co. Il Pd non esce dal­la sua con­trad­di­zio­ne: o è con­tro i friu­la­ni, o è con­tro i ve­ne­ti, ter­tium non da­tur. In­fat­ti è con­tro en­tram­bi e a fa­vo­re dell'on­ni­po­ten­za di Ren­zi».

«D’ora in poi Ro­ma de­ci­de­rà da so­la»

«Il Par­la­men­to può fa­re quel che vuo­le»

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