No­bel a Bob Dy­lan, me­ne­strel­lo del rock

Era sta­to in cor­sa an­che nel 1996 "per aver ele­va­to la mu­si­ca a poe­sia"

Il Gazzettino (Pordenone) - - Cultura & Spettacoli -

Il No­bel di­ven­ta rock: con la sua so­len­ni­tà e il suo pre­sti­gio apre al­la mu­si­ca po­po­la­re, che ha se­gna­to pro­fon­da­men­te il No­ve­cen­to, in­fluen­zan­do ge­ne­ra­zio­ni in­te­re, cam­bian­do com­por­ta­men­ti, idee, per­fi­no la stes­sa so­cie­tà. E lo fa sce­glien­do, con Bob Dy­lan, un pro­ta­go­ni­sta sim­bo­li­co di tut­to ciò, non so­lo «per aver crea­to nuo­ve espres­sio­ni poe­ti­che all’in­ter­no del­la gran­de tra­di­zio­ne del­la can­zo­ne ame­ri­ca­na», co­me di­ce la mo­ti­va­zio­ne dell’ac­ca­de­mia di Sve­zia, ma an­che per aver di­la­ta­to l’idea del­la for­ma can­zo­ne fi­no a tra­sfor­mar­la in un ve­ro manifesto, ca­pa­ce di in­ter­pre­ta­re l’epo­ca e il mo­men­to in mo­do in­de­le­bi­le. Ba­ste­reb­be la for­za di Li­ke a rol­ling sto­ne, una pie­tra mi­lia­re, un’esplo­sio­ne di rab­bia, un at­to di ri­bel­lio­ne con­tro la ri­bel­lio­ne (co­me ven­ne de­fi­ni­to), l’elu­cu­bra­zio­ne di un nar­ci­si­sta di ge­nio ca­pa­ce di sen­ti­re e da­re vo­ce a un sen­ti­men­to sor­do che poi sa­reb­be de­fla­gra­to di lì a po­co nel­le so­cie­tà oc­ci­den­ta­li. Co­sa può fa­re di più la pa­ro­la scrit­ta? Per que­sto Dy­lan è di­ven­ta­to Dy­lan, il più gran­de e ce­le­bra­to dei can­tau­to­ri, il più in­fluen­te, il più pre­mia­to, sot­to la sua scor­za ispi­da co­me quel­la di un’istri­ce, re­stio ad ogni azio­ne in cer­ca di con­sen­so, in­di­spo­nen­te e in­di­spo­ni­bi­le, pron­to a tra­sfor­ma­re dal vi­vo i suoi pez­zi più no­ti, ren­den­do­li pres­so­chè ir­ri­co­no­sci­bi­li. Ma an­che a con­trad­dir­si, ri­pie­gan­do in una sor­ta di iso­la­men­to, co­me in­fa­sti­di­to per il ruo­lo di me­ne­strel­lo che gli ave­va­no cu­ci­to ad­dos­so. Ha evi­ta­to di met­ter­si all’om­bra del pro­prio mo­nu­men­to e, sot­to il suo im­man­ca­bi­le cap­pel­lac­cio, ha con­ti­nua­to ad an­dar­se­ne in gi­ro, co­me fa an­co­ra a 75 an­ni con in­vi­dia­bi­le co­stan­za. E lo fa­rà an­che ora che è il pre­mio No­bel del­la let­te­ra­tu­ra. Ie­ri suo­na­va a Las Ve­gas, sta­se­ra tor­na al gran­de fe­sti­val del rock di De­sert trip in Ca­li­for­nia, con Mccart­ney, gli Who, Ro­ger Wa­ters, Neil Young e i qua­si coe­ta­nei Rol­ling Sto­nes. No, nes­sun in­cro­cio, Bob fa­rà il suo show in chia­ro­scu­ro (lu­ci fio­che, ele­gan­tis­si­mo). Co­me l’ab­bia­mo vi­sto un an­no e mez­zo fa a Ro­ma, can­tan­do con la sua vo­ce splen­di­da­men­te grac­chian­te le pa­ro­le che gli han­no gua­da­gna­to il più pre­sti­gio­so dei ri­co­no­sci­men­ti: "How does it feel/how does it feel/to be on your own/wi­th che en­tra in cam­po ac­can­to al me­ri­to al mo­men­to dell’as­se­gna­zio­ne.

Lo so per­ché ho par­te­ci­pa­to ad al­cu­ne giu­rie eu­ro­pee e asia­ti­che. E in tut­te qual­che scel­ta dell’ul­ti­ma ora era le­ga­ta a fat­ti che po­co han­no a che ve­de­re col va­lo­re dell’ar­ti­sta. La sen­sa­zio­ne, co­mun­que, è che an­che nel­le ac­ca­de­mie più au­ste­re va­da di mo­da la ri­cer­ca del co­sid­det­to”per­so­nag­gio”, del vol­to po­po­la­re, ol­tre che del va­lo­re ar­ti­sti­co.

Quel­lo che in­ve­ce è del tut­to pre­ve­di­bi­le è che chi si sen­te esclu­so ci re­sti ma­le, e che ci sia sem­pre chi ci tro­vi da ri­di­re.

Co­mun­que ono­re e au­gu­ri al poe­ta Dy­lan.

STOC­COL­MA La se­gre­ta­ria dell’ac­ca­de­mia sve­de­se Sa­ra Da­nius an­nun­cia l’as­se­gna­zio­ne del pre­mio No­bel

CAN­TAU­TO­RE Bob Dy­lan, al se­co­lo Ro­bert Al­len Zim­mer­man, ha com­piu­to 75 an­ni il 24 maggio scor­so

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