Te­di­no: «Bra­vo Gian­vi­to mi ha sal­va­to la pan­chi­na»

Bat­tu­te, ba­cio e ana­li­si del pa­reg­gio ca­sa­lin­go

Il Gazzettino (Pordenone) - - Calcio - Ro­ber­to Vicenzotto

PORDENONE - «Bra­vo Gian­vi­to, mi hai sal­va­to la pan­chi­na». Si­pa­riet­to con­di­to da ba­cio sul­la te­sta. Quan­do Bru­no Te­di­no pas­sa il te­sti­mo­ne e fa staf­fet­ta in sa­la stam­pa con il suo cen­tro­cam­pi­sta, è dell'umo­re giu­sto per la­sciar­si an­da­re a una bat­tu­ta. Che Mi­su­ra­ca rac­co­glie, con mez­zo sor­ri­so, pri­ma di da­re la sua ver­sio­ne sul pa­reg­gio ca­sa­lin­go con­tro il San­tar­can­ge­lo.

IN­CRE­DU­LO - «Non mi è mai ca­pi­ta­ta una par­ti­ta co­sì - af­fer­ma il 26en­ne ne­ro­ver­de ori­gi­na­rio di Mon­del­lo per cui c'è tan­to ram­ma­ri­co, per aver­la ri­pre­sa per tre vol­te e poi non aver­la por­ta­ta a ca­sa. Dav­ve­ro un pec­ca­to». In­con­tro pal­lo­na­ro con trat­ti di av­ven­tu­ra, quan­to ric­co di di­sav­ven­tu­re. Met­tia­mo tut­to sul­la bi­lan­cia? «Guar­dia­mo al bic­chie­re mez­zo pie­no. C'era un ri­go­re evi­den­tis­si­mo su di me nel se­con­do tem­po, che non è sta­to con­ces­so, pen­so che l'ar­bi­tro ab­bia sba­glia­to. Ol­tre agli epi­so­di fi­na­li del se­con­do tem­po, in cui po­te­va­mo se­gna­re il quar­to gol. Il Pordenone ai pun­ti me­ri­ta­va di più, no­no­stan­te de­gli epi­so­di ne­ga­ti­vi. Cre­do che tut­ta la squa­dra ab­bia fat­to una pre­sta­zio­ne gros­sis­si­ma, per cui si me­ri­ta di ri­ma­ne­re in al­to in clas­si­fi­ca e fa ben spe­ra­re. Non di­men­ti­chia­mo che, per al­me­no 75', la pal­la l'ab­bia­mo gio­ca­ta noi, stan­do sem­pre nel­la lo­ro me­tà cam­po». Ha tro­va­to la via del gol, c'è una de­di­ca? «Lo de­di­co al­la mia fa­mi­glia».

IN­CRE­DI­BI­LE - «Se mi aves­se­ro det­to che avrem­mo fat­to un pun­to in ca­sa del Pordenone, avrei ri­spo­sto che sa­reb­be sta­ta un'ot­ti­ma co­sa». Mi­che­le Mar­co­li­ni, l'al­le­na­to­re del San­tar­can­ge­lo, par­te da lon­ta­no pri­ma di so­ste­ne­re la sua ver­sio­ne sui fat­ti. Co­me «i no­stri gol non so­no sta­ti ca­sua­li, per­ché non ar­ri­va­no co­sì se la squa­dra non aves­se l'ap­proc­cio giu­sto. Nel pri­mo è sta­to bra­vis­si­mo Me­ri­ni ad an­da­re in pres­sio­ne su To­mei, il se­con­do è sta­to si­mi­le e di­rei che il ter­zo ne è la fo­to­co­pia». Se­con­do il tec­ni­co dei ro­ma­gno­li, dun­que, nes­sun in­for­tu­nio dei por­tie­ri di ca­sa e nean­che fal­lo di ma­no sul­la lo­ro ul­ti­ma se­gna­tu­ra. Pre­ci­san­do «ri­co­no­sco che il Pordenone, a spraz­zi, ci ha mes­so in gros­sa dif­fi­col­tà e schiac­cia­ti. Co­sì co­me ab­bia­mo pre­so dei gol brut­ti e in­ge­nui. So­no er­ro­ri su cui dob­bia­mo la­vo­ra­re. I neroverdi han­no gran­de qua­li­tà, san­no cam­bia­re mo­do di gio­ca­re da un mo­men­to all'al­tro. Con Cat­ta­neo che sta be­ne han­no pu­re una frec­cia in più».

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