Die­tro gli ono­ri all’ita­lia la li­nea de­gli Sta­ti Uni­ti sui nuo­vi equi­li­bri del­la Ue

Il pre­mier ita­lia­no è con­si­de­ra­to un alleato mol­to af­fi­da­bi­le La no­stra pre­sen­za mi­li­ta­re raf­for­za­ta su tut­ti i fron­ti cal­di

Il Gazzettino (Udine) - - PRIMO PIANO - Al.gen. © ri­pro­du­zio­ne ri­ser­va­ta+

WASHINGTON - Un’ospi­ta­ta al­la Ca­sa Bian­ca, con fo­to nel­lo Stu­dio Ova­le, stret­ta di ma­no e pacche sul­le spalle, non ar­ri­va mai per ca­so. Sil­vio Ber­lu­sco­ni, nel mar­zo del 2003, per sod­di­sfa­re le ri­chie­ste di Geor­ge W. Bu­sh e in­via­re tre­mi­la sol­da­ti a Nas­si­riya (Iraq), do­vet­te li­ti­ga­re con Jac­ques Chi­rac e Ge­rhard Schroe­der. «Uno strap­po ma­iu­sco­lo», ri­cor­da un di­plo­ma­ti­co di Washington. Ma uno strap­po che aprì al Ca­va­lie­re le por­te del ran­ch dei Bu­sh a Cra­w­ford (Te­xas) nel lu­glio del 2003 e poi quel­le del Con­gres­so, con tan­to di di­scor­so e stan­ding ova­tion. Mat­teo Ren­zi, per cer­ti ver­si, è an­da­to ben ol­tre. Ha in­cas­sa­to di più. La vi­si­ta di Sta­to, la me­ga ce­ri­mo­nia al­la Ca­sa Bian­ca, ha po­chi pre­ce­den­ti nel­la sto­ria del­le re­la­zio­ni tra Ita­lia e Sta­ti Uni­ti. Nep­pu­re Giu­lio An­dreot­ti riu­scì a go­de­re de­gli stes­si ono­ri ri­ser­va­ti ie­ri al pre­mier ita­lia­no. E Cra­xi, “col­pe­vo­le” per aver ne­ga­to la ba­se di Si­go­nel­la ai jet ame­ri­ca­ni, do­vet­te aspet­ta­re an­ni per met­te­re pie­de nel­lo Stu­dio Ova­le. E lo fe­ce so­lo co­me rap­pre­sen­tan­te dell’onu per i de­bi­ti del Ter­zo Mon­do con Bu­sh Se­nior. Sul pra­to del­la Ca­sa Bian­ca, Oba­ma è sta­to sor­pren­den­te­men­te di­ret­to, usan­do ad­di­rit­tu­ra una fra­se in ita­lia­no per spie­ga­re «il for­te le­ga­me» tra Ro­ma e Washington: «Pat­ti chia­ri e ami­ci­zia lun­ga». E chia­ri so­no i pat­ti e so­li­da e de­sti­na­ta a du­ra­re ap­pa­re l’ami­ci­zia tra Ren­zi e l’am­mi­ni­stra­zio­ne ame­ri­ca­na che og­gi, con uno staff di Hil­la­ry Clin­ton, co­min­ce­rà ad “an­nu­sa­re” il pre­mier ita­lia­no in vi­sta del pro­ba­bi­le man­da­to dell’ex se­gre­ta­ria di Sta­to ed ex fir­st la­dy. Ren­zi, dal 2014, ha sod­di­sfat­to tut­te le ri­chie­ste per­ve­nu­te da Washington. Ha ini­zia­to con­fer­man­do e poi pro­lun­gan­do la pre­sen­za del­le no­stre trup­pe in Af­gha­ni­stan (ora il con­tin­gen­te è di mil­le sol­da­ti), in Ko­so­vo e in Li­ba­no, no­no­stan­te il co­man­do non sia più in ma­no ita­lia­na. Ha det­to sì al­le san­zio­ni an­ti-mo­sca in­ne­sca­te dall’ag­gres­sio­ne rus­sa in Ucrai­na, no­no­stan­te non ab­bia mai ri­nun­cia­to a in­vo­ca­re il dia­lo­go con Pu­tin. E con un al­tro sì ha ri­spo­sto al­la ri­chie­sta del­la Na­to di spe­di­re nel­la pros­si­ma pri­ma­ve­ra 150 fan­ti a di­fe­sa del­la Let­to­nia. Un alleato fe­de­le e si­cu­ro di Oba­ma. Tan­to fe­de­le e si­cu­ro da of­fri­re le ba­si di Si­go­nel­la e Avia­no ad ae­rei e dro­ni yan­kee e di muo­ver­si con in­te­sa per­fet­ta in Li­bia, a sostegno del go­ver­no di Al Ser­raj, of­fren­do per di più un ospe­da­le a Mi­su­ra­ta con 300 mi­li­ta­ri (100 so­no per­so­na­le me­di­co). E, co­sa an­co­ra più im­por­tan­te, spe­di­re 1.450 uo­mi­ni in Iraq, di­vi­si tra le ba­si di Bag­dad, Er­bil e Mo­sul. «Sa­reb­be in­ge­ne­ro­so pe­rò di­re che Ba­rack ac­co­glie con ami­ci­zia Ren­zi so­lo per­ché il vo­stro pre­mier ha fat­to ciò che gli è sta­to ri­chie­sto», di­ce una fon­te del­la Ca­sa Bian­ca du­ran­te la lun­ga at­te­sa per la con­clu­sio­ne del sum­mit. «L’am­mi­ni­stra­zio­ne Usa è mol­to in­te­res­sa­ta all’ita­lia do­po l’usci­ta del­la Gran Bre­ta­gna dall’unio­ne eu­ro­pea. E cer­ca pro­prio in Ro­ma quel part­ner af­fi­da­bi­le con cui dia­lo­ga­re e por­ta­re avan­ti per pro­prie po­li­ti­che in Eu­ro­pa. Non a ca­so Oba­ma e la Clin­ton spe­ra­no che Ren­zi vin­ca il suo re­fe­ren­dum. Se vi riu­scis­se, con il pros­si­mo ad­dio di Hol­lan­de e le dif­fi­col­tà del­la Mer­kel, di­ven­te­rà uno dei lea­der eu­ro­pei più po­ten­ti». E non è dun­que un ca­so nep­pu­re che Oba­ma ab­bia con­si­glia­to a Ren­zi di non di­met­ter­si nel ca­so uscis­se scon­fit­to dal re­fe­ren­dum del 4 di­cem­bre: or­fa­na di Ca­me­ron, l’am­mi­ni­stra­zio­ne Usa spe­ra di con­ser­var­si al­me­no Mat­thew. In­som­ma, Washington non chie­de sol­tan­to. Con­fi­da in un aiu­to e in una spon­da. Spe­ra, co­me ha di­mo­stra­to l’im­pe­gno ita­lia­no a fa­vo­re del­la fir­ma (poi sfu­ma­ta) dell’ac­cor­do di scam­bio com­mer­cia­le Usa-eu­ro­pa, che l’ita­lia man­ten­ga la sua li­nea fi­loa­me­ri­ca­na. Co­sa ga­ran­ti­ta se Ren­zi re­ste­rà a pa­laz­zo Chi­gi, ma an­che se do­ves­se dir­gli ad­dio: è nel Dna del­la sto­ria ita­li­ca, dal Pia­no Ma­ra­shall in poi, il le­ga­me sim­bio­ti­co con il Pat­to Tran­sa­tlan­ti­co.

AMICI Ono­ri mi­li­ta­ri e ma­xi-ce­ri­mo­nia di pri­ma clas­se, ab­brac­ci, pacche su­lel spalle, com­pli­men­ti e pub­bli­che lo­di, espli­ci­to sostegno al re­fe­ren­dum. Mat­teo Ren­zi e la con­sor­te Agne­se ri­ce­vu­ti al­la Ca­sa Bian­ca da Ba­rack Oba­ma e dal­la fir­st la­dy Mi­chel­le co­me gran­di amici dell’ame­ri­ca.

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