E le co­se im­pos­si­bi­li

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mar­chi in gra­do di of­fri­re al mercato ga­ran­zie di com­pe­ten­za ed af­fi­da­bi­li­tà che po­chi pos­so­no as­si­cu­ra­re.

Pen­san­do ai tan­ti im­pren­di­to­ri del tu­ri­smo che ha in­con­tra­to nel cor­so del­la car­rie­ra, chi ri­tie­ne sia sta­to più im­por­tan­te nel suo per­cor­so, an­che for­ma­ti­vo, e per­ché?

Ho avu­to il pri­vi­le­gio di la­vo­ra­re con al­cu­ni dei più im­por­tan­ti im­pren­di­to­ri e ma­na­ger del set­to­re, dai qua­li ho im­pa­ra­to tan­to: ci­tar­ne uno sol­tan­to sa­reb­be scor­ret­to pre­fe­ri­sco non fa­re no­mi.

Co­sa ha im­pa­ra­to, se co­sì è sta­to, da­gli al­tri?

Tut­to. Ho ini­zia­to ‘dal bas­so’ fa­cen­do l’ac­com­pa­gna­to­re, il boo­king e il pro­mo­to­re ven­di­te, ho sem­pre os­ser­va­to chi era più avan­ti di me cer­can­do di ru­bar­gli un po’ di me­stie­re, que­sto la­vo­ro me lo han­no in­se­gna­to i mol­ti ca­pi che si son sus­se­gui­ti ne­gli an­ni. Se de­vo dar­mi dei me­ri­ti per­so­na­li di­co de­ter­mi­na­zio­ne, ca­pa­ci­tà di met­ter­si in di­scus­sio­ne ac­cet­tan­do i ri­schi di con­ti­nue sfi­de, umil­tà nel guar­da­re gli al­tri con la cer­tez­za che chiun­que ha qual­co­sa da in­se­gnar­ti e la con­vin­zio­ne che so­no dav­ve­ro po­che le co­se im­pos­si­bi­li, quin­di va­le sem­pre la pe­na pro­var­ci.

Co­sa non ri­fa­reb­be?

Nien­te, per mia cul­tu­ra guar­do a co­sa pos­so fa­re do­ma­ni e non a co­sa po­te­vo non fa­re ie­ri.

Quan­do ha rea­liz­za­to che i suoi col­le­ghi del tu­ri­smo l’ave­va­no scel­ta co­me gui­da per il pros­si­mo bien­nio, co­sa ha pen­sa­to?

Or­go­glio e sen­so di re­spon­sa­bi­li­tà: po­chi me­si fa nean­che per gio­co po­te­vo im­ma­gi­na­re una mia can­di­da­tu­ra al­la Pre­si­den­za di ASTOI non era in nes­sun mo­do nei miei pro­get­ti. Poi so­no ini­zia­te le te­sti­mo­nian­ze di sti­ma e le sol­le­ci­ta­zio­ni per una mia can­di­da­tu­ra da par­te di col­le­ghi di im­por­tan­ti azien­de. Nell’ar­co di al­cu­ne set­ti­ma­ne il nu­me­ro ed il pe­so rap­pre­sen­ta­ti­vo sul mercato del­le azien­de che mi han­no ma­ni­fe­sta­to aper­ta­men­te con­sen­so e vo­lon­tà di can­di­dar­mi al­la gui­da dell’as­so­cia­zio­ne era­no ta­li da con­vin­cer­mi a can­di­dar­mi.

Quel­lo che ha in ani­mo di fa­re è scrit­to nel suo pro­gram­ma, pen­sa di riu­scir­ci in un bien­nio?

Si per due ra­gio­ni: pri­mo, per­ché il pro­gram­ma si con­cen­tre­rà su un nu­me­ro di te­ma­ti­che con­te­nu­te ma mol­to con­cre­te, pro­prio nell’in­ten­to che sia rea­liz­za­bi­le. E poi per­ché fin da su­bi­to ho chie­sto di la­vo­ra­re con pia­ni­fi­ca­zio­ne e for­te con­cet­to di de­le­ga: ci muo­ve­re­mo pa­ral­le­la­men­te su più fron­ti cer­can­do di uti­liz­za­re al me­glio le gran­di com­pe­ten­ze che ri­sie­do­no ne­gli im­pren­di­to­ri e ma­na­ger che mi af­fian­ca­no nel ruo­lo di vi­ce pre­si­den­ti e nel Co­mi­ta­to in­sie­me al di­ret­to­re ge­ne­ra­le. Chia­ro che esi­ste un’area di in­co­gni­ta le­ga­ta ad even­ti o fatti straor­di­na­ri che pos­so­no ve­ri­fi­car­si, la cui ge­stio­ne può in­fi­cia­re il nor­ma­le svol­gi­men­to del pro­gram­ma ma an­che su que­sto stia­mo cer­can­do di far­ci tro­va­re pre­pa­ra­ti con una squa­dra ap­po­si­ta­men­te de­le­ga­ta al­le ge­stio­ni di emer­gen­ze pron­ta ad in­ter­ve­ni­re H24 in qual­sia­si mo­men­to, a ca­po del­la qua­le ci sa­rà il vi­ce pre­si­den­te Pier Ez­ha­ya.

La sto­ria in­se­gna che non è ti­po da at­tac­car­si al­la pol­tro­na: ha scom­mes­so con se stes­so che tut­to quel­lo che pen­sa si pos­sa fa­re, si riu­sci­rà a fa­re il 24 me­si?

Si al­tri­men­ti non lo avrei pro­po­sto ma non di­pen­de­rà so­lo da me. Ov­via­men­te ho ini­zia­to ar­ma­to dei mi­glio­ri in­ten­ti e con­vin­zio­ni, sa­pen­do di po­ter con­ta­re sul­la pre­zio­sa col­la­bo­ra­zio­ne di ot­ti­mi col­le­ghi quin­di ci so­no tut­ti pre­sup­po­sti per fa­re be­ne; se in­ve­ce un giorno ver­ran­no me­no le con­di­zio­ni per svol­ge­re l’in­ca­ri­co co­me ri­ten­go deb­ba es­se­re svol­to mi met­te­rò da par­te e avan­ti un al­tro! Co­me ha det­to lei l’ul­ti­ma co­sa che mi in­te­res­sa è la pol­tro­na. ser­vi­zio a cu­ra di An­to­nio Del Pia­no Una car­rie­ra da top player per Lu­ca Bat­ti­fo­ra, un’escalation che ini­zia da Gi­ver Viag­gi e Cro­cie­re nel­la pri­ma me­tà de­gli an­ni Ot­tan­ta e poi nei ran­ghi del tour ope­ra­tor TWIN di Ge­no­va. Da qui il per­cor­so pro­fes­sio­na­le spic­ca il vo­lo ver­so l’Olim­po dei Gran­di No­mi: pri­ma I Gran­di Viag­gi (1989) e poi Co­mi­tours (1990-1994) sem­pre nel ruo­lo di pro­mo­to­re com­mer­cia­le. Nel 1995 ap­pro­da in Al­pi­tour al­la gui­da di Travel Ser­vi­ce, il pri­mo pro­get­to di­stri­bu­ti­vo del tour ope­ra­tor. Nel 1999 la­scia l’azien­da di Cu­neo per de­di­car­si al­lo start up del­la pri­ma se­de ita­lia­na di Royal Ca­rib­bean a Ge­no­va ma nel 2000 è di nuo­vo in viag­gio, al­la vol­ta di Ve­ro­na, per se­gui­re lo svi­lup­po del pro­get­to Wel­co­me Travel, co­me Di­ret­to­re Agen­zie di Pro­prie­tà pri­ma di as­su­me­re nel 2003, la Di­re­zio­ne Com­mer­cia­le dell’in­te­ro net­work. Tre an­ni e poi è an­co­ra tem­po di cam­bia­re, con il rien­tro nel tour ope­ra­ting sot­to la ban­die­ra del Grup­po Ven­ta­glio, co­me Di­ret­to­re Com­mer­cia­le. Il ri­chia­mo del mon­do del­la di­stri­bu­zio­ne pe­rò è for­te ed al­lo­ra ec­co l’in­gres­so co­me Di­ret­to­re Ge­ne­ra­le nel net­work G40 Travel Group spa (Mon­do Di Va­can­ze). Con l’ar­ri­vo di Bat­ti­fo­ra, par­te il pia­no di rior­ga­niz­za­zio­ne del net­work che lo por­ta ad es­se­re og­gi tra le azien­de lea­der del­la di­stri­bu­zio­ne del mercato tu­ri­sti­co. È fi­ni­ta? No, la Bat­ti­fo­ra’s sto­ry con­ti­nua con la chia­ma­ta al­le ar­mi di Ho­tel­plan Ita­lia che l’an­no scor­so lo sce­glie per gui­da­re il nuo­vo cor­so. Po­chi me­si do­po, i suoi col­le­ghi gli af­fi­da­no an­che le re­di­ni di ASTOI Con­fin­du­stria Viag­gi. Due tap­pe la cui sto­ria è an­co­ra tut­ta da scri­ve­re. L’espe­rien­za ci di­ce che non sa­ran­no sto­rie ba­na­li…

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