Ali­ta­lia sto­ria di un sal­va­tag­gio

il Giornale del Turismo Magazine - - INCOMING - Ser­vi­zio di Cri­sti­na Ne­rel­li te­le­no­ve­la

La Ali­ta­lia-Eti­had Air­ways si è fi­nal­men­te con­clu­sa co­me… da co­pio­ne. In ma­nie­ra po­si­ti­va. Per­ché un no a que­sta ope­ra­zio­ne avreb­be com­por­ta­to il fal­li­men­to, que­sta vol­ta rea­le, del prin­ci­pa­le vet­to­re ita­lia­no. Per­ché i ten­ta­ti­vi di al­tre com­pa­gnie, o pa­ven­ta­ti ta­li, qua­li quel­li di Ae­ro­flot (cri­si ucrai­na a par­te un ac­cor­do con la com­pa­gi­ne rus­sa era ope­ra­ti­va­men­te dif­fi­ci­le), di Air Chi­na, (una bou­ta­de?), o di un ri­tor­no di fiam­ma di Air Fran­ce-Klm, or­mai si è per­so il tre­no gra­zie a cal­co­li me­ra­men­te po­li­ti­ci (e, co­me si è vi­sto poi, cer­ta­men­te non eco­no­mi­ci), non era­no cer­ta­men­te con­vin­cen­ti. La pro­po­sta del­la com­pa­gnia de­gli emi­ra­ti ara­bi Eti­had Air­ways ha in­ve­ce con­vin­to gli azio­ni­sti del vet­to­re Tri­co­lo­re a di­re sì, an­che se si è do­vu­to pas­sa­re per me­si di ti­ra e mol­la, per met­te­re d’ac­cor­do i va­ri player di que­sto gran­de gio­co (che tan­to gio­co non è). In­fat­ti con­vin­ce­re i so­ci del vet­to­re è sta­ta la co­sa più fa­ci­le, pe­na l’az­ze­ra­men­to o qua­si del lo­ro in­ve­sti­men­to nel­la com­pa­gnia. Con un pia­no di svi­lup­po (ve­di box a la­to) che po­treb­be an­che va­lo­riz­za­re le lo­ro quo­te nel­la neo-Ali­ta­lia. Ma gli sco­gli so­no sta­ti mol­ti, per­ché Eti­had, con il suo am­mi­ni­stra­to­re de­le­ga­to Ja­mes Ho­gan, non ha com­pra­to a sca­to­la chiu­sa. Ha fat­to le pul­ci ai con­ti del­la com­pa­gnia e ha ri­chie­sto co­me con­di­tio si­ne qua non per l’ac­cor­do l’az­ze­ra­men­to dei de­bi­ti da una par­te e il ta­glio dei co­sti ope­ra­ti­vi (leg­ga­si sti­pen­di e li­cen­zia­men­ti) dall’al­tro, en­tran­do in col­li­sio­ne con azien­de de­bi­tri­ci e sin­da­ca­ti. E per non far­si man­ca­re nul­la l’ostico ad del vet­to­re di Abu Dha­bi ha an­che po­sto del­le con­di­zio­ni al go­ver­no ita­lia­no, che non è sta­to al­la fi­ne­stra in que­ste trat­ta­ti­ve con il mi­ni­stro dei tra­spor­ti e del­le in­fra­strut­tu­re Mau­ri­zio Lu­pi e quel­lo del la­vo­ro Giu­lia­no Po­let­ti. Ma an­dia­mo per gra­di. Il De­bi­to. Do­po va­ri ten­ta­ti­vi di po­ter rien­tra­re di al­me­no una par­te dei ca­pi­ta­li pre­sta­ti al vet­to­re, le quat­tro ban­che che van­ta­no cre­di­ti da Ali­ta­lia, In­te­sa San­pao­lo e Uni­cre­dit, an­che azio­ni­sti del­la com­pa­gnia, Mps e Ban­ca Po­po­la­re di Son­drio han­no do­vu­to ac­cet­ta­re la can­cel­la­zio­ne dei due ter­zi dei 565 mi­lio­ni di de­bi­ti, con il ri­ma­nen­te un ter­zo ad es­ser tra­sfor­ma­to in azio­ni. Inol­tre ci è vo­lu­ta una nuo­va ri­ca­pi­ta­liz­za­zio­ne da 300 mi­lio­ni de­gli at­tua­li so­ci di Ali­ta­lia, tra cui la neo so­cia Po­ste Ita­lia­ne con 75 mi­lio­ni (per i qua­li ha vo­lu­to si­ner­gie con il vet­to­re, tra cui la ven­di­ta di bi­gliet­ti ne­gli uf­fi­ci po­sta­li) e l’in­ve­sti­men­to di­ret­to di Eti­had per ri­le­va­re il 49% del vet­to­re (sot­to il 50% per non per­de­re i di­rit­ti di vo­lo nel­la Ue) da 560 mi­lio­ni, più al­tri 600 ga­ran­ti­ti per be­ne­fi­ci in­ve­sti­men­ti fu­tu­ri. A que­sti le ban­che si im­pe­gna­no ad apri­re al­tri 300 mi­lio­ni di li­nee di cre­di­to. Com­ples­sa an­che la par­ti­ta che ri­guar­da l’oc­cu­pa­zio­ne, con ta­gli di sti­pen­di, ac­cet­ta­ti al­la fi­ne da tut­ti i sin­da­ca­ti, ed esu­be­ri per 2251 uni­tà, ri­dot­te poi al­la fi­ne a 980, vi­sto che le al­tre sa­ran­no ri­col­lo­ca­te in al­tre so­cie­tà (Po­ste, Ati­te­ch, Eti­had) o rias­sor­bi­te nel­la stes­sa Ali­ta­lia. Li­cen­zia­ti d’oro, o qua­si, po­trem­mo di­re: con 10 mi­la eu­ro di buo­nu­sci­ta per chi si è di­mes­so vo­lon­ta­ria­men­te e 4/5 an­ni di sti­pen­di all’80% per tut­ti. Con un gran­de in­ter­ven­to

Le tap­pe che han­no por­ta­to al­lo sbar­co

di Eti­had al­la Ma­glia­na e il pia­no per la crea­zio­ne di una “Com­pa­gnia

a 5 stel­le”

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