Maurizio Mad­da­lo­ni: nel se­gno del pa­dre...

“Adamo po­te­va es­se­re am­ba­scia­to­re e io na­sce­re ad Ad­dis Abe­ba”. La guer­ra in­ve­ce de­ci­se per lo­ro. Co­sì nac­que la Ci­ma Viag­gi e i tu­ri­sti tedeschi co­min­cia­ro­no ad ama­re Na­po­li, Ischia e Sor­ren­to. Sto­ria di una fa­mi­glia da 70 an­ni in pri­ma linea e di un imp

il Giornale del Turismo Magazine - - SOMMARIO - An­to­nio Del Pia­no

Se Na­po­li nel se­con­do do­po­guer­ra, è ri­na­ta an­che dal pun­to di vi­sta tu­ri­sti­co, bi­so­gna di­re gra­zie al con­flit­to mon­dia­le. Un pa­ra­dos­so per chi im­ma­gi­na bom­be e ma­ce­rie e tro­va dif­fi­ci­le co­niu­ga­re que­sta vi­sio­ne a quel­la di gente in va­can­za. Ep­pu­re un nes­so c’è. Per­ché dal­la guer­ra, e dal­le sue con­se­guen­ze, è na­ta la sto­ria del­la fa­mi­glia Mad­da­lo­ni, una del­le più at­ti­ve nel tu­ri­smo. Gra­zie all’in­tui­to di quel­lo che og­gi può es­se­re con­si­de­ra­to il ca­po­sti­pi­te (an­che se sia­mo solo al­la se­con­da ge­ne­ra­zio­ne e la ter­za si è ap­pe­na mes­sa in gio­co), Na­po­li si è in­se­ri­ta in quei cir­cui­ti vir­tuo­si che og­gi ne fan­no una del­le prin­ci­pa­li de­sti­na­zio­ni ita­lia­ne per chi ope­ra nell’in­co­ming. Pro­ta­go­ni­sta di una sto­ria par­ti­co­la­re e af­fa­sci­nan­te, è Adamo Mad­da­lo­ni, gio­va­ne at­ta­ché d’am­ba­scia­ta, poi uf­fi­cia­le dell’eser­ci­to italiano nel cor­so del con­flit­to che ca­rat­te­riz­zò gli an­ni Qua­ran­ta del se­co­lo scor­so.

LA SCEL­TA CHE CAM­BIÒ LA STO­RIA

“Il pre­am­bo­lo è do­ve­ro­so – rac­con­ta il fi­glio, l’at­tua­le am­mi­ni­stra­to­re di Ci­ma, Maurizio Mad­da­lo­ni – Mio pa­dre Adamo era de­sti­na­to al­la vi­ta di­plo­ma­ti­ca. Era lau­rea­to in scien­ze coloniali e com­pa­ra­te all’Uni­ver­si­tà Orien­ta­le di Na­po­li, co­no­sce­va le lin­gue ed ave­va ap­pe­na co­min­cia­to la car­rie­ra in am­ba­scia­ta. Se non ci fos­se sta­to l’even­to bel­li­co che in­ter­rup­pe una se­rie di cose, io non sa­rei un agen­te di viag­gio e sa­rei na­to da un’al­tra par­te, ma­ga­ri ad Ad­dis Abe­ba”. Il de­sti­no in­ve­ce ave­va de­ci­so di­ver­sa­men­te per il gio­va­ne Adamo e per chi sa­reb­be ve­nu­to do­po di lui.“All’epo­ca del con­flit­to mon­dia­le, mio pa­dre era ca­pi­ta­no dell’eser­ci­to re­go­la­re italiano e l’8 set­tem­bre ritenne di do­ver con­ti­nua­re a man­te­ne­re il giu­ra­men­to da­to come mi­li­ta­re per­ché non ac­cet­ta­va di do­ver spa­ra­re ad­dos­so a chi fi­no a quel gior­no ave­va di­vi­so pane e mor­te con lui”. Mo­ti­vo per cui de­ci­se di ade­ri­re al­la Re­pub­bli­ca di Sa­lò come mi­li­ta­re non di car­rie­ra per su­bir­ne poi le con­se­guen­ze con le epu­ra­zio­ni del po­st guer­ra. Addio quin­di al­la car­rie­ra di­plo­ma­ti­ca.“Pri­gio­nia ed epu­ra­zio­ni si con­clu­se­ro nel 47. Ter­mi­na­ta que­sta espe­rien­za, di cui so­no mol­to or­go­glio­so per i prin­ci­pi che ho sem­pre con­di­vi­so, mio pa­dre non cam­pò di rendita come al­tra gente che, al gri­do di glo­ria e pa­tria, cer­cò uno sboc­co po­li­ti­co. Egli, dun­que, mai rin­ne­gan­do il suo pas­sa­to, co­min­ciò a fa­re im­pre­sa”.

CON L’AGENZIA NASCE L’IN­CO­MING

Qui co­min­cia un’al­tra sto­ria, quel­la che ha re­ga­la­to a Na­po­li un im­pren­di­to­re at­ten­to in­no­va­to­re, lun­gi­mi­ran­te e ca­pa­ce di met­te­re a frut­to quel po­co di buo­no che la sua vi­ta pre­ce­den­te gli la­scia­va in ere­di­tà. “Era il 1949 e si av­vi­ci­na­va il gran­de Giu­bi­leo dell’an­no do­po. Mio pa­dre e mio non­no ma­ter­no, Gio­van­ni Ma­suc­ci, pen­sa­no di met­te­re a frut­to il pre­vi­sto ar­ri­vo di tan­ti pel­le­gri­ni a Ro­ma per cer­ca­re di al­lun­ga­re il lo­ro per­cor­so fi­no a Na­po­li. Fon­da­no co­sì la Ci­ma, Com­pa­gnia Ita­lia­na Ma­rit­ti­ma Ae­ro­nau­ti­ca. La pri­ma se­de era in via Libertà 13, una via esi­sten­te quan­do nell’at­tua­le piaz­za Ga­ri­bal­di vi era­no an­co­ra i por­ti­ci. Ed è lì che an­co­ra og­gi so­no pre­sen­ti gli uf­fi­ci di­re­zio­na­li del­la so­cie­tà”. Qua­si una novità per una cit­tà do­ve agen­zie non ce ne era­no mol­te.“A Na­po­li era­va­mo in po­chi: la CIT, Chia­ri­va, la OTI-Pier Bus­set­ti e poi noi e Alo­schi. La novità era che ol­tre che es­se­re un’agenzia per viag­gia­to­ri (il ter­mi­ne out­going all’epo­ca non esi­ste­va), la no­stra agenzia era for­te­men­te vo­ca­ta all’in­co­ming. Un’in­tui­zio­ne mo­der­nis­si­ma per quell’era, se si pensa che i tu­ri­sti a Na­po­li, pri­ma del­la Guer­ra, era­no quel­li che ar­ri­va­va­no sul­la scia del Grand Tour”. Un in­co­ming da pionieri co­mun­que, di un’azien­da pri­va­ta e non di ca­pi­ta­li come era­no in­ve­ce qua­si tut­te le al­tre pre­sen­ti sul ter­ri­to­rio.“Era tut­to di­ver­so da quel­lo a cui ora sia­mo abi­tua­ti. Non c’era il te­lex e si usa­va­no i te­le­gram­mi per co­mu­ni­ca­re. Ed era un in­co­ming dai Pae­si più ca­ri a mio pa­dre, quel­li con cui ave­va di­me­sti­chez­za di lin­guag­gio e quin­di so­prat­tut­to da Ger­ma­nia, Au­stria e Sviz­ze­ra. Ri­cor­do agen­zie come Reb Reisen, Ax­man Pa­nEu­ro­pa… . Adamo par­ti­va con la va­li­get­ta, mu­ni­to dei vec­chi confidential ta­riff ‘an­cien­ne re­gi­me’, di un buon ba­ga­glio culturale sul no­stro ter­ri­to­rio e ti­mi­da­men­te arrivarono i pri­mi

grup­pi in oc­ca­sio­ne del Giu­bi­leo. Ve­ni­va­no con il treno a Ro­ma e poi con le esten­sio­ni a Na­po­li si por­ta­va­no a Pom­pei, do­ve non c’era an­co­ra l’autostrada”. Co­min­ciò co­sì l’at­ti­vi­tà che ha ca­rat­te­riz­za­to la sto­ria del­la Ci­ma dal 1950 al 1965 tan­to da far­ne l’ope­ra­to­re lea­der del­le escur­sio­ni gior­na­lie­re a Na­po­li e din­tor­ni. Una del­le prime e più gros­se or­ga­niz­za­zio­ni a pro­por­le. La vendita del­le escur­sio­ni, (i daily), era af­fi­da­ta a un mec­ca­ni­smo par­ti­co­la­re: “Na­po­li ave­va un traf­fi­co mol­to for­te ne­gli al­ber­ghi e qui si fa­ce­va­no le pre­no­ta­zio­ni e le ven­di­te at­tra­ver­so i por­tie­ri”. Le escur­sio­ni più get­to­na­te? A Pom­pei la mat­ti­na, e poi Na­po­li e Sol­fa­ta­ra di Poz­zuo­li il po­me­rig­gio, op­pu­re Pom­pei, le co­stie­re e le iso­le. “C’era il fa­mo­sa Gi­ro Dop­pio: Pom­pei, Amal­fi, Ravello e Sor­ren­to da do­ve in tra­ghet­to si rag­giun­ge­va Ca­pri. Qui si dormiva e il gior­no do­po, al ter­mi­ne dell’escur­sio­ne sull’isola, si fa­ce­va ri­tor­no a Na­po­li. Si fa­ce­va­no nu­me­ri si­gni­fi­ca­ti­vi, ri­cor­do di pull­man in­te­ri…”

COME TI IN­VEN­TO IL FE­NO­ME­NO ISCHIA

Non è az­zar­da­to di­re quin­di che il fe­no­me­no del tu­ri­smo te­de­sco a Na­po­li sia na­to con i Mad­da­lo­ni. “Ab­bia­mo aper­to la no­stra cit­tà e la Cam­pa­nia più in ge­ne­ra­le al mer­ca­to te­de­sco trac­cian­do la strada dal­la Ger­ma­nia a Na­po­li e poi a Sor­ren­to ed Ischia so­prat­tut­to”. La con­qui­sta del­le iso­le da par­te dei tedeschi, Ischia in par­ti­co­la­re, de­ter­mi­na nuo­ve op­por­tu­ni­tà per l’at­ti­vi­tà di Ci­ma.“Mio pa­dre de­ci­de di rad­dop­pia­re e nasce la Epo­meo Tra­vel Com­pa­ny, se­con­da agenzia del grup­po che co­min­cia a la­vo­ra­re a Ischia con clien­te­la an­che sviz­ze­ra ed au­stria­ca. Sia­mo al­la fi­ne de­gli an­ni Ses­san­ta e ar­ri­va­no i pri­mi char­ter”. Cam­bia­no i tempi e cam­bia­no an­che i tu­ri­sti. Au­men­ta­no le ne­ces­si­tà di da­re un pro­dot­to di­ver­so, for­se più am­pio, che non sia la so­la Cam­pa­nia. I Mad­da­lo­ni so­no fra i pri­mi ad in­tui­re che il sud Ita­lia è un pro­dot­to ap­pe­ti­bi­le. E non solo il sud. Inol­tre Na­po­li nel 1973 vi­ve la sta­gio­ne dell’epi­de­mia di co­le­ra che bloc­ca il tu­ri­smo e l’at­ti­vi­tà dell’ope­ra­to­re tro­va ri­pa­ro pro­prio nel più am­pio pa­no­ra­ma di of­fer­ta ita­lia­na che ave­va sa­pu­to co­strui­re.“Ci era­va­mo re­si con­to che bi­so­gna­va pro­ce­de­re ad una com­mer­cia­liz­za­zio­ne di pac­chet­ti in­te­gra­ti. La Cam­pa­nia con le sue co­stie­re era diventato un pro­dot­to che ci an­da­va stret­to e co­sì Ci­ma al­lar­gò la sua area di in­te­res­se apren­do uf­fi­ci a Ri­mi­ni e Li­do di Ie­so­lo e poi con Na­xos Tra­vel Ser­vi­ce a Taormina per sfrut­tar­ne le po­ten­zia­li­tà tu­ri­sti­che”.

DAL­LE CRO­CIE­RE UN NUO­VO SUC­CES­SO

Al net­to dei pro­ble­mi del ’73, Na­po­li re­sta­va pe­rò al cen­tro dell’at­ti­vi­tà.“Ne­gli an­ni c’era sta­ta una for­te evo­lu­zio­ne di traf­fi­co per cui il ro­man­ti­co viag­gio in treno era sta­to so­sti­tui­to dal viag­gio in ae­reo. A Na­po­li pe­rò, il por­to sta­va di­ven­tan­do un ele­men­to stra­te­gi­co. An­che qui c’era sta­ta un’evo­lu­zio­ne. Un tem­po sbar­ca­va­no pas­seg­ge­ri dal­la Si­ci­lia che ve­ni­va­no a fa­re il viag­gio di noz­ze. Per lo­ro era come an­da­re og­gi al­le Mal­di­ve. Ar­ri­va­va­no sen­za pre­no­ta­zio­ne, si cer­ca­va­no l’al­ber­go e qui ac­qui­sta­va­no i daily or­ga­niz­za­ti dal­la no­stra agenzia. Un traf­fi­co ora scom­par­so ma che all’epo­ca era pa­ra­go­na­bi­le a quel­lo del­le cro­cie­re tan­to che si ar­ri­va­va a riem­pi­re an­che die­ci pull­man al gior­no”. Il traf­fi­co cro­cie­ri­sti­co pe­rò ar­ri­vò da lì a po­co.“An­che in que­sto sia­mo sta­to pionieri con le escur­sio­ni per Gri­mal­di Sio­sa e per la flot­ta Lau­ro di cui sia­mo sta­ti agen­ti per i ser­vi­zi a ter­ra”. Nel port­fo­lio dell’agenzia en­tra­ro­no poi I Gran­di Viag­gi, il pri­mo im­por­tan­te tour ope­ra­tor italiano per le cro­cie­re che co­min­ciò a no­leg­gia­re le gran­di na­vi (per l’epo­ca) dell’ar­ma­to­re spa­gno­lo Ibar­ra. E an­co­ra og­gi la Ci­ma è tra i prin­ci­pa­li ope­ra­to­ri a Na­po­li per i ser­vi­zi a ter­ra, aven­do nel port­fo­lio le prin­ci­pa­li com­pa­gnie di cro­cie­ra, ol­tre a nu­me­ro­si ed im­por­tan­ti tour ope­ra­tor in­ter­na­zio­na­li di cui è agen­te ge­ne­ra­le sul ter­ri­to­rio.

NUO­VE SE­DI E NUO­VE GE­NE­RA­ZIO­NI

“L’in­tui­zio­ne di di­ver­si­fi­ca­re le de­sti­na­zio­ni in­co­ming di­ven­ta de­ci­si­va nel mo­men­to dell’ar­ri­vo del­la se­con­da ge­ne­ra­zio­ne, quel­la che og­gi ha 60 an­ni e che ha avu­to il com­pi­to di se­gui­re le nuo­ve se­di”. L’in­gres­so in azien­da di Maurizio Mad­da­lo­ni av­vie­ne co­mun­que mol­to pri­ma… in gio­va­nis­si­ma età.“Per co­mo­di­tà dei miei ge­ni­to­ri ho fre­quen­ta­to le ele­men­ta­ri in una scuo­la vi­ci­na ai no­stri uf­fi­ci, do­ve un bi­del­lo mi ac­com­pa­gna­va all’ora di usci­ta. Re­spi­ra­vo per­ciò già l’aria dell’agenzia, sapevo già co­sa era­no un vou­cher, un de­pliant, una bro-

chu­re…”. Lo sbar­co in pri­ma linea ar­ri­vò poi sul se­rio.“En­tro in azien­da in una fa­se di gran­de espan­sio­ne. Eb­be­ne, in que­sta ‘pic­tu­re’ ge­ne­ra­le, un ruo­lo chia­ve è sta­to quel­lo di mia ma­dre Pi­na. Ruo­lo pre­zio­sis­si­mo il suo, non di ap­pa­ren­za ma di so­stan­za: cu­ra­va le re­la­zio­ni con i clien­ti sot­to il pro­fi­lo am­mi­ni­stra­ti­vo. Io ave­vo due ri­fe­ri­men­ti: il ca­po che era mio pa­dre e il ser­gen­te che era mia ma­dre che ci ha se­gui­to ben ol­tre la fi­ne pre­ma­tu­ra di mio pa­dre ed è sta­ta un pun­to di ri­fe­ri­men­to es­sen­zia­le”. Ap­pe­na di­ciot­ten­ne, Maurizio si tro­va pro­iet­ta­to sul­la pri­ma linea dell’at­ti­vi­tà di Ci­ma, a cau­sa di un de­li­ca­to in­ter­ven­to chi­rur­gi­co che co­strin­se suo pa­dre Adamo ad as­sen­tar­si per qual­che tem­po. “Le cir­co­stan­ze mi im­po­se­ro di in­te­res­sar­mi dell’azien­da. Cu­ra­vo le par­ten­ze dei fa­mo­si daily set­te gior­ni su set­te, in par­ti­co­la­re quel­li che par­ti­va­no dal por­to con l’ar­ri­vo del­le cro­cie­re”. Un ini­zio che non ha avu­to più fi­ne: “Af­fian­cai mio pa­dre al suo rien­tro e poi co­min­ciai a se­gui­re da solo un seg- men­to, quel­lo cro­cie­ri­sti­co ap­pun­to, che non ho la­scia­to più ed a cui so­no e re­sto par­ti­co­lar­men­te le­ga­to. Da lì poi è se­gui­ta una fa­se di espan­sio­ne e con­so­li­da­men­to del­le no­stre azien­de, tan­to che poi ci sia­mo di­vi­si i com­pi­ti con l’in­gres­so di mia so­rel­la Lo­re­da­na che si oc­cu­pa­va del­la Epo­meo Tra­vel di Ischia mentre a me è toc­ca­to l’uf­fi­cio di Taormina do­ve ave­va­mo aper­to la Na­xos Tra­vel Ser­vi­ce da cui an­co­ra og­gi cu­ria­mo una zo­na che per noi è mol­to im­por­tan­te”.

TU­RI­SMO (E QUA­LI­TÀ) BAT­TE PO­LI­TI­CA (E COR­TI­NA DI FER­RO)

Mad­da­lo­ni rac­con­ta dell’epo­pea fa­mi­lia­re nell’im­pren­di­to­ria tu­ri­sti­ca, e qua­si gli si ve­do­no scor­re­re ne­gli oc­chi le immagini di una vi­ta vis­su­ta nel se­gno del pro­ta­go­ni­smo. E la sto­ria con­ti­nua. “Il la­vo­ro che noi fac­cia­mo ha cam­bia­to pel­le ne­gli an­ni. Sia­mo pas­sa­ti dal mer­ca­to italiano ai tedeschi, agli sviz­ze­ri, agli au­stria­ci. A cavallo de­gli an­ni 60-70 poi, ac­cad­de una co­sa sim­pa­ti­ca: di­ven­tia­mo per una quin­di­ci­na di stagioni agen­ti esclu­si­vi­sti per il sud Ita­lia, Si­ci­lia esclu­sa, di Ital­tu­ri­st. Stia­mo par­lan­do di una so­cie­tà di pro­prie­tà del Par­ti­to Co­mu­ni­sta, e poi Le­ga del­le Coo­pe­ra­ti­ve, che por­ta­va i rus­si in Ita­lia at­tra­ver­so l’agenzia uni­ca In­tou­ri­st. Un traf­fi­co im­por­tan­te per noi. Era­no cro­cie­re di na­vi rus­se con clien­te­la rus­sa. Ri­cor­do che si an­da­va a bor­do e c’era­no il co­man­dan­te, il rap­pre­sen­tan­te del po­po­lo… Mi pia­ce ri­cor­dar­lo per­ché que­sto in­ca­ri­co rap­pre­sen­ta una te­sti­mo­nian­za del­la ric­chez­za men­ta­le di mio pa­dre Adamo. Presidente del­la Ital­tu­ri­st era in­fat­ti Ar­man­do Cos­sut­ta, co­mu­ni­sta di quel­li doc, co­sa che evi­den­te­men­te non era mio pa­dre. Ep­pu­re lo stes­so Cos­sut­ta, di fron­te ad un for­ni­to­re che ave­va ben al­tri tra­scor­si al­le spal­le, non eb­be re­mo­re e vol­le an­zi pre­miar­ne la pro­fes­sio­na­li­tà e la qua­li­tà dei ser­vi­zi, ri­cor­ren­do a lui e met­ten­do da par­te le di­ver­si­tà di ve­du­te”. Allo stes­so mo­do, un traf­fi­co im­por­tan­te fi­no a me­tà an­ni Ot­tan­ta è sta­to quel­lo da Israe­le, in par­ti­co­la­re quel­lo di Eu­ro­pa Tour di Ibra­him Le­ve­ne…“Un ebreo che è sta­to uno de­gli amici più ca­ri di mio pa­dre e che ne­gli an­ni No­van­ta, pri­ma di mo­ri­re, fe­ce un gi­ro in Eu­ro­pa per sa­lu­ta­re tutti i suoi amici. Ven­ne an­che da noi – ri­cor­da com­mos­so Mad­da­lo­ni – a sa­lu­ta­re i fi­gli del suo vec­chio ami­co Adamo che in­tan­to ci ave­va la­scia­ti nel lu­glio del 1987, a 68 an­ni. L’at­ti­vi­tà che Mad­da­lo­ni senior la­scia sul­le spal­le dei fi­gli Maurizio e Lo­re­da­na, coa­diu­va­ti dal­la mam­ma ser­gen­te, ve­de la Ci­ma con­ti­nua­re a re­ci­ta­re un ruo­lo da pro­ta­go­ni­sta nell’in­co­ming e por­ta l’azien­da na­po­le­ta­na ad as­su­me­re, fra gli al­tri, la rap­pre­sen­tan­za ge­ne­ra­le per ol­tre 30 an­ni di grup­pi im­por­tan­ti come la Nec­ker­mann che ne­gli an­ni ver­rà poi in-

glo­ba­ta dal­la Thomas Cook. Ci­ma fi­ni­sce co­sì per es­se­re la re­spon­sa­bi­le an­che di tut­to il traf­fi­co tu­ri­sti­co in­gle­se in Cam­pa­nia. Con­ti­nua poi la spe­cia­liz­za­zio­ne sul traf­fi­co cro­cie­ri­sti­co tan­to da as­su­me­re in­ca­ri­chi di part­ner fra i più im­por­tan­ti in Eu­ro­pa come Ibe­ro­cru­ce­ros, Ai­da, Msc Cro­cie­re, Car­ni­val, Co­sta Cro­cie­re e Ha­pag Lloyd.

ORA SI PUN­TA AL TU­RI­SMO RE­LI­GIO­SO

A mag­gio dell’an­no scor­so è na­ta l’ul­ti­ma crea­tu­ra del­la Ci­ma: è la OPAN, os­sia il marchio del­la so­cie­tà Iti­ne­ra srl, con cui Ci­ma si muo­ve sul mer­ca­to per con­to dell’Ope­ra Pel­le­gri­nag­gi Ar­ci­dio­ce­si di Na­po­li. “Sia­mo la so­cie­tà esclu­si­vi­sta e ri­co­no­sciu­ta dall’Ar­ci­dio­ce­si di Na­po­li per la com­mer­cia­liz­za­zio­ne dei pel­le­gri­nag­gi. Ci sia­mo da­ti da fa­re per que­sta nuo­va crea­tu­ra che ve­de l’or­ga­niz­za­zio­ne di pel­le­gri­nag­gi clas­si­ci all’este­ro. Stia­mo an­che cer­can­do di crea­re un tu­ri­smo di in­co­ming re­li­gio­so per­ché la pre­sen­za di un Pa­pa su­da­me­ri­ca­no può aiu­ta­re que­sto traf­fi­co ver­so l’Ita­lia e la Cam­pa­nia in par­ti­co­la­re, evi­tan­do che tut­to ciò che è re­li­gio­so si fer­mi a Ro­ma”. Gli an­ni pas­sa­no ed og­gi, in pie­no ven­tu­ne­si­mo se­co­lo, è pos­si­bi­le già fa­re del­le dif­fe­ren­ze con… il se­co­lo scor­so. Come era di­ver­so la­vo­ra­re nel tu­ri­smo ne­gli an­ni Ses­san­ta e Set­tan­ta? “Era un mon­do bel­lo… di gran­de en­tu­sia­smo. Ri­cor­do an­che l’edi­to­re del vo­stro gior­na­le, An­gio­let­to de Ne­gri, quan­do ca­ta­pul­ta­to da tutt’al­tro set­to­re, si tro­vò a la­vo­ra­re nel tu­ri­smo per l’ar­ma­to­re Gri­mal­di nel­le cro­cie­re, do­ve l’ho co­no­sciu­to pri­ma che poi in­tra­pren­des­se an­che lui l’av­ven­tu­ra nel tour ope­ra­ting. Al­tri tempi, al­tre per­so­ne. All’epo­ca il di­ret­to­re di una com­pa­gnia ae­rea era as­sog­get­ta­to al li­vel­lo di un am­ba­scia­to­re, og­gi non è più co­sì”.

FRAN­CE­SCO E CA­TE­RI­NA, ECCO LA NEW AGE

Mentre la Ci­ma ve­leg­gia at­ten­ta al­le tra­sfor­ma­zio­ne di tempi e mer­ca­ti, all’at­ti­vi­tà si af­fac­cia la ter­za ge­ne­ra­zio­ne rap­pre­sen­ta­ta da Fran­ce­sco e Ca­te­ri­na Gri­mal­di, fi­gli di Lo­re­da­na e quin­di nipoti di Maurizio,“due ra­gaz­zi sani che san­no che nul­la scen­de da nien­te e san­no che l’im­pe­gno va te­sti­mo­nia­to con i fat­ti”. Fran­ce­sco sta se­guen­do le or­me del­lo zio ma­ter­no e già si muo­ve age­vol­men­te nel traf­fi­co cro­cie­ri­sti­co ge­sti­to dal­la Ci­ma. Ca­te­ri­na se­gue in­ve­ce il nuo­vo brand che si oc­cu­pa del tu­ri­smo re­li­gio­so. “Sen­to tut­to il pe­so di af­fi­da­re a lo­ro que­sto de­sti­no per­ché ve­do un set­to­re di gran­di po­ten­zia­li­tà ma che tut­ta­via ha ne­ces­si­tà di una ri­con­ver­sio­ne strut­tu­ra­le pro­fon­da per la qua­le con­fes­so tut­ta la mia ina­de­gua­tez­za a 60 an­ni. Ed in­ve­ce è as­so­lu­ta­men­te ne­ces­sa­ria ade­gua­re, an­che tec­no­lo­gi­ca­men­te, ruo­lo e fun­zio­ni dell’azien­da”. E i ra­gaz­zi si stan­no muo­ven­do. Al­tro­ché.“Si sta cer­can­do di da­re un’im- pron­ta più mo­der­na all’azien­da” in­ter­vie­ne Lo­re­da­na Mad­da­lo­ni che, con una pun­ta di or­go­glio sot­to­li­nea come il suo Fran­ce­sco “ab­bia ini­zia­to a 19 an­ni con i ser­vi­zi a ter­ra per le cro­cie­re ed ha da­to una nuo­va sfer­za­ta a que­sto set­to­re”, mentre Ca­te­ri­na se­gue, con pun­ti­glio e per­se­ve­ran­za, l’OPAN. E poi an­co­ra, si pro­ce­de con l’in­for­ma­tiz­za­zio­ne dell’azien­da che de­ve sta­re al pas­so dei tempi, con i con­tat­ti fie­ri­sti­ci e il rin­gio­va­ni­men­to per­so­na­le.“Inol­tre – ag­giun­ge Lo­re­da­na – stan­no cer­can­do di fa­re net­work con al­tri grup­pi di gio­va­ni im­pren­di­to­ri come lo­ro”. In­tan­to zio Maurizio ge­sti­sce, os­ser­va e con­si­glia, af­fian­can­do al suo ruo­lo di ope­ra­to­re tu­ri­sti­co le at­ti­vi­tà as­so­cia­ti­ve im­pren­di­to­ria­li al­le qua­li con fre­quen­za è chia­ma­to a par­te­ci­pa­re.

DALL’AMAV AL­LA CAMERA DI COM­MER­CIO

In real­tà an­che in que­sto ha avu­to un bat­te­si­mo pre­co­ce. “A vent’an­ni ero il se­gre­ta­rio dell’Amav, l’as­so­cia­zio­ne me­ri­dio­na­le del­le agen­zie di viag­gi e tu­ri­smo. I con­si­glie­ri, ol­tre mio pa­dre, ri­cor­do che era­no al­tre fi­gu­re sto­ri­che del tu­ri­smo na­po­le­ta­no, An­to­nio Ma­chi­na, Gae­ta­no Alo­schi, Rus­so Ci­ril­lo… Io ero quel­lo che do­ve­va bat­te­re a mac­chi­na i ver­ba­li del­le as­sem­blee… Poi il Crat con lo stes­so Alo­schi al­la pre­si­den­za, ruo­lo cui so­no sta­to elet­to al­la sua scom­par­sa. E an­co­ra la Fia­vet re­gio­na­le, quel­la na­zio­na­le di cui so­no tutt’ora con­si­glie­re d’ono­re. E poi an­co­ra l’Enit, Pro­muo­vI­ta­lia… fi­no all’at­tua­le pre­si­den­za del­la Camera di Com­mer­cio di Na­po­li.. Le ca­pa­ci­tà di Mad­da­lo­ni ne han­no fat­to ne­gli an­ni un ascoltato pun­to di ri­fe­ri­men­to per i col­le­ghi del set­to­re.“La co­sa mi lu­sin­ga ma mi fa sen­ti­re il pe­so del­la re­spon­sa­bi­li­tà. So­no uno dei po­chi im­pren­di­to­ri del tu­ri­smo ar­ri­va­ti al­la pre­si­den­za, pri­ma di

Ascom-Con­f­com­mer­cio e poi del­la Camera di Com­mer­cio. È im­por­tan­te per­ché il no­stro set­to­re è spes­so nel­le chiac­chie­re del­la po­li­ti­ca so­prat­tut­to quan­do si par­la di sud mentre poi nei fat­ti il pe­so spe­ci­fi­co che gli vie­ne at­tri­bui­to è sem­pre mol­to mar­gi­na­le”. Uno dei se­gre­ti di tan­to suc­ces­so? Non aver mai ge­sti­to in so­li­tu­di­ne.“Ho sem­pre la­vo­ra­to met­ten­do in­sie­me del­le squa­dre, io so­no sem­pre aper­to im­pren­di­to­rial­men­te a joint ven­tu­re. Me­ne­nio Agrip­pa – ag­giun­ge – non è una fa­vo­la. Ci vo­glio­no la men­te e le brac­cia. Ogni brac­cio pe­rò ha una ma­no e la ma­no non è fat­ta da un di­to solo. Il di­ret­to­re d’or­che­stra è di­ret­to­re, ma sen­za or­che­stra non suo­na. La mia vi­sio­ne, an­che po­li­ti­ca, è sem­pre sta­ta d’en­sem­ble. Più in ge­ne­ra­le, non è mai man­ca­to lo spi­ri­to di ser­vi­zio. So­no un im­pren­di­to­re di­spo­ni­bi­le a pre­sta­re co­no­scen­za e know how per espe­rien­ze isti­tu­zio­na­li che pos­sa­no ave­re una lo­ro ri­con­du­ci­bi­li­tà al si­ste­ma del­le im­pre­se. Ecco per­ché l’im­pe­gno in Camera di Com­mer­cio, Autorità Por­tua­le e Mo­stra d’Ol­tre­ma­re, co­sì come in Con­f­com­mer­cio e a Ro­ma, al vertice di Isnart e in Union­ca­me­re na­zio­na­le”. Mol­ti lo chia­ma­no in po­li­ti­ca, c’è chi lo vor­reb­be sin­da­co di Na­po­li. Mai pen­sa­to a una co­sa del ge­ne­re?“Chi mi co­no­sce sa che rie­sco a ge­sti­re con au­to­re­vo­lez­za, grin­ta ed equi­li­brio ogni in­ter­ven­to. Ogni ri­sul­ta­to me lo so­no sem­pre su­da­to, non come Ga­sto­ne. Tut­to con le mie for­ze e de­gli amici che con­di­vi­do­no i miei per­cor­si. È sta­ta sem­pre que­sta la mia for­za. Mi chia­ma­no per chie­de­re con­si­gli per­ché mol­ti mi ri­co­no­sco­no una ca­pa­ci­tà di in­qua­dra­re po­li­ti­ca­men­te le cose, per ne­go­zia­re le que­stio­ni. Que­sta dell’im­pe­gno isti­tu­zio­na­le è una co­sa che mi pia­ce, sul­la po­li­ti­ca c’è tem­po e luogo per ri­flet­te­re”.

LA RI­CET­TA PER UN FU­TU­RO… CHE PUÒ AT­TEN­DE­RE

Tor­nia­mo al­lo­ra all’agenzia di piaz­za Ga­ri­bal­di da cui Mad­da­lo­ni, guar­dan­do dal­la finestra, ve­de una qua­dro del mon­do mol­to di­ver­so da quel­lo su cui si af­fac­cia­va nel 1949 l’uf­fi­cio di via Libertà 13. Come sa­ran­no i Mad­da­lo­ni di domani?“Ve­do una pro­spet­ti­va nel set­to­re do­ve o ti met­ti al pas­so con i tempi op­pu­re sei fi­ni­to. Il ri­cor­do del Mad­da­lo­ni so­li­sta del mi­tra che con la sua for­za, con la sua ver­ve e con la sim­pa­tia con­qui­sta­va il clien­te, ora non ser­ve più. Og­gi ci so­no i fred­di nu­me­ri del­le ga­re d’ap­pal­to che ti di­co­no se sei den­tro o sei fuori”. L’ul­ti­mo dei romantici o co­sa? “Non vi­vo il com­ples­so dell’ul­ti­mo dei mo­hi­ca­ni ma mi ren­do con­to che c’è bi­so­gno di una ven­ta­ta fre­sca e cre­do che sa­rà la pro­spet­ti­va di la­vo­ro del­la ter­za ge­ne­ra­zio­ne dei Mad­da­lo­ni, che tor­na­no ad es­se­re Gri­mal­di. Tut­to di­ven­ta tut­to più complicato ed è una bat­ta­glia che non po­trò com­bat­te­re io per­ché non so­no cul­tu­ral­men­te ade­gua­to a que­sto”. Toc­ca al­le nuo­ve ge­ne­ra­zio­ni.“E lo do­vran­no fa­re sa­pen­do che la­scia­mo azien­de non vec­chie ma sto­ri­che, con un por­ta­fo­glio clien­ti di tut­to ri­guar­do e una pro­spet­ti­va tem­po­ra­le che ti ob­bli­ga a fa­re scel­te nell’in­no­va­zio­ne altrimenti il respiro di­ven­ta cor­to”. Det­ta co­sì sem­bra qua­si un te­sta­men­to, Mad­da­lo­ni pe­rò si im­pos­ses­sa an­co­ra del­la sce­na, tira fuori l’ani­ma da im­pren­di­to­re e ope­ra­to­re tu­ri­sti­co che sta in lui e ri­pren­de a det­ta­re la linea: “L’azien­da de­ve sta­re sul pez­zo e in­no­var­si, pro­por­re pro­dot­ti nuo­vi per una clien­te­la evo­lu­ta e ap­proc­ci di vendita rin­no­va­ti. Si de­ve ag­gre­di­re il clien­te con il si­to, sfrut­tan­do le po­ten­zia­li­tà del web, altrimenti la pro­spet­ti­va è com­pli­ca­ta. In­no­va­zio­ne cre­do sia l’im­pe­ra­ti­vo del­le ge­ne­ra­zio­ni future. A par­ti­re da quel­la che è già co­min­cia­ta”. E sul­la qua­le, a scan­so di equivoci, la vec­chia ge­ne­ra­zio­ne sa di det­ta­re an­co­ra leg­ge. Al­la fac­cia dei 60 an­ni.

Maurizio Mad­da­lo­ni fra i nipoti, Ca­te­ri­na e Fran­ce­sco Gri­mal­di, e la so­rel­la Lo­re­da­na

L’in­gres­so del­la se­de

di Ci­ma Viag­gi in Piaz­za Ga­ri­bal­di

a Na­po­li

Il gio­va­ne Mad­da­lo­ni con il pa­dre Adamo

Maurizio e Lo­re­da­na

con mam­ma Pi­na

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