Ci­len­to ter­ra di mi­ti e na­tu­ra

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Il Paradiso non è solo pre­ro­ga­ti­va del Cie­lo. Ci so­no an­go­li di que­sta Ter­ra do­ve si può na­sce­re, vi­ve­re o ca­pi­ta­re per ca­so e ve­der ap­pa­ri­re da­van­ti agli oc­chi un pae­sag­gio si­mi­le è quel che si im­ma­gi­na per se in un’al­tra vi­ta: col­li­ne ver­deg­gian­ti che pro­teg­go­no la di­ste­sa del ma­re, lad­do­ve si spec­chia il cie­lo. E tutti in­sie­me inon­da­ti dai rag­gi del so­le. Chi non vor­reb­be far par­te di una car­to­li­na del ge­ne­re? Ep­pu­re l’al­ter­na­ti­va al­le odier­ne gri­gie cit­tà esi­ste, ma­ga­ri solo per una va­can­za. Uno di questi an­go­li di paradiso è a due passi da noi, in Cam­pa­nia, in quel­la ter­ra di so­le e na­tu­ra che è il Ci­len­to. Lun­go la co­sta, che si sno­da fra­sta­glia­ta per ol­tre 80 chi­lo­me­tri, so­no tan­te le lo­ca­li­tà, piccole e un po’ più gran­di, ma a di­men­sio­ne d’uo­mo, che si af­fac­cia­no su un ma­re in­con­ta­mi­na­to. Un ma­re che ogni an­no sa me­ri­ta­re i più am­bi­ti ri­co­no­sci­men­ti del­le as­so­cia­zio­ni che vi­gi­la­no sul­la tu­te­la del­le spiag­ge e dell’am­bien­te. E all’in­ter­no poi il Par­co Na­zio­na­le del Ci

len­to, Val­lo di Dia­no e dei Mon­ti Al- bur­ni, ol­tre 100.000 et­ta­ri dal­la co­sta tir­re­ni­ca fi­no ai pie­di dell’Ap­pen­ni­no cam­pa­no-lu­ca­no. Il Par­co Na­zio­na­le, uni­ta­men­te ai siti ar­cheo­lo­gi­ci di Pae­stum e Ve­lia, è in­se­ri­to nel­la li­sta del Pa­tri­mo­nio Mon­dia­le dell’UNE­SCO e ri­co­no­sciu­to come Ri­ser­va Na­tu­ra­le di Bio­sfe­ra. Qual­che scor­cio me­ra­vi­glio­so del Ci­len­to lo ab­bia­mo gu­sta­to in al­cu­ni re­cen­ti film, nei qua­li ci si è di­ver­ti­ti a evi­den­zia­re i for­ti con­tra­sti fra il fre­ne­ti­co scan­di­re del tem­po e del­le azio­ni al Nord e la bea­ti­tu­di­ne e il ritmo slow del­la vi­ta al Sud, sce­glien­do la lo­ca­li­tà di Ca­stel­la­ba­te come sim­bo­lo di que­sta filosofia. Ma il Ci­len­to si pre­sen­ta ad un viag­gia­to­re at­ten­to an­che come un am­bien­te in cui il con­fi­ne fra mi­to, sto­ria e pae­sag­gio si stem­pe­ra e si me­sco­la. Se il viag­gia­to­re giun­ge dal ma­re le spiag­ge e le sco­glie­re, le fa­le­sie e le grot­te di­ven­ta­no tutt’uno con il verde de­gli uli­vi e del­la mac­chia, se in­ve­ce ar­ri­va in treno o in au­to, en­tra at­tra­ver­so pic­co­li bor­ghi in­cu­nea­ti nel­le stret­te val­li flu­via­li, o co­steg­gian­do le spiag­ge di Pae­stum. An­co­ra og­gi i mi­ti si con­fon­do­no con le cer­tez­ze del­la sto­ria a da­re ani­ma e no­bil­tà ad un pae­sag­gio ec­ce­zio­na­le, va­rio e mo­vi­men­ta­to: Pa­li­nu­ro ed Enea, Er­co­le e i Va­sta­si (gi­gan­ti del mon­te del­la

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