Do­mi­na, pro­ta­go­ni­sta in Egitto

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For­te di un con­sen­so con­so­li­da­to, il grup­po tu­ri­sti­co che ha

in­ven­ta­to il fe­no­me­no Sharm va avan­ti per la sua strada no­no­stan­te le pe­rio­di­che dif­fi­col­tà nell’area. L’ac­cor­do con I Dol­ci

Viag­gi per ot­te­ne­re una mag­gio­re pe­ne­tra­zio­ne nel mer­ca­to

Il grup­po Do­mi­na rap­pre­sen­ta da an­ni per gli ope­ra­to­ri tu­ri­sti­ci un va­li­do pun­to di ri­fe­ri­men­to per quan­ti vo­glio­no in­se­ri­re l’Egitto e Sharm nel­lo spe­ci­fi­co, nei lo­ro programmi. Come è cam­bia­ta l’of­fer­ta ne­gli an­ni per ade­guar­si al­la ri­chie­sta del mer­ca­to? Lo ab­bia­mo chie­sto all’am­mi­ni­stra­to­re Wal­ter Da­vid. “Il mer­ca­to cam­bia in con­ti­nua­zio­ne e quin­di la ca­pa­ci­tà è quel­la di riu­sci­re ad in­ter­pre­ta­re, in an­ti­ci­po, i de­si­de­ri del­la clien­te­la. Sharm re­sta una de­sti­na­zio­ne mol­to im­por­tan­te nel pa­no­ra­ma dell’of­fer­ta tu­ri­sti­ca. Ha una sta­gio­na­li­tà annuale, ol­tre il 99% di ga­ran­zia di bel tem­po, 3/4 ore di vo­lo dall’Ita­lia. Questi so­no gli in­gre­dien­ti che fan­no di Sharm una de­sti­na­zio­ne mol­to at­traen­te. L’of­fer­ta è cam­bia­ta in qua­li­tà e quan­ti­tà. Og­gi tan­te so­no le for­mu­le al­ber­ghie­re a di­spo­si­zio­ne del­la clien­te­la e mol­to am­pia la scel­ta. Il Do­mi­na Co­ral Bay ha sa­pu­to in questi an­ni mi­xa­re una sag­gia di­ver­si­fi­ca­zio­ne al­ber­ghie­ra ca­rat­te­riz­za­ta da 7 al­ber­ghi che san­no of­fri­re al clien­te il pia­ce­re del­la scel­ta, al­la ca­pa­ci­tà di vi­ve­re il tem­po li­be­ro sen­si­bi­liz­za­ti da pro­po­ste sem­pre di­ver­se che ri­chie­do­no solo l’im­pe­gno del­la scel­ta. Pro­po­ste che si ag­gior­na­no con con­ti­nui­tà, se­guen­do i gu­sti, i tempi e le mode”.

Qua­li so­no i plus del grup­po Do­mi­na che ca­rat­te­riz­za­no l’of­fer­ta, in un pa­no­ra­ma che ve­de il mar

Ros­so al cen­tro di nu­me­ro­se pro­gram­ma­zio­ni?

“Il plus è che quel­lo che il Do­mi­na Co­ral Bay di Sharm è mol­to più di un sem­pli­ce Resort. È con­di­vi­sio­ne di spa­zi e mo­men­ti ma al tem­po stes­so è tran­quil­li­tà ed esclu­si­vi­tà. È Ho­tel ma è al tem­po stes­so Club. È tec­no­lo­gia ma con­te­stual­men­te ar­ti­gia­na­li­tà. È gran­di nu­me­ri ma an­che pic­co­li det­ta­gli. È di­ver­ti­men­to as­so­lu­to e coin­vol­gen­te ma an­che esal­ta­zio­ne di de­li­zio­si si­len­zi. È come una ma­trio­ska dal­la qua­le esco­no in con­ti­nua­zio­ne cose nuo­ve. È tut­to ciò che il clien­te si aspet­ta con un qual­co­sa in più. È la ca­sa del cen­tro be­nes­se­re più bel­lo del mar Ros­so, è di­ving e ca­si­no, è mu­si­ca dal vi­vo e spet­ta­co­li di gran­dis­si­mo li­vel­lo, è sport e ozio, è una spiag­gia di 1800 me­tri, in­vi­dia as­so­lu­ta di ogni strut­tu­ra al­ber­ghie­ra, è tra­di­zio­ne e cultura”.

In un’epo­ca di in­sta­bi­li­tà so­cio po­li­ti­che nell’area del medio oriente, Sharm con­ti­nua a man­te­ne­re il suo fa­sci­no. In tal sen­so Do­mi­na è fra quan­ti non han­no mai mol­la­to. Ri­tie­ne con­cre­ta la pos­si­bi­li­tà di un ri­tor­no ai gran­di nu­me­ri di ap­pe­na po­chi an­ni fa?

“Ab­bia­mo sem­pre lot­ta­to an­che nei mo­men­ti più com­pli­ca­ti e non sem­pre in com­pa­gnia di al­tri, al fi­ne di man­te­ne­re vi­va la vi­ta ed il de­si­de­rio di con­ti­nui­tà. Si, ci so­no tut­te le con­di­zio­ni per tor­na­re ai li­vel­li che que­sta de­sti­na­zio­ne me­ri­ta”.

La scel­ta di apri­re una col­la­bo­ra­zio­ne con un brand gio­va­ne come quel­lo de i Dol­ci Viag­gi, sep­pur le­ga­to ad un grup­po sto­ri­co come quel­lo dell’Ai­ro­ne, è il se­gno del­la gran­de di­spo­ni­bi­li­tà del grup­po Do­mi­na ver­so il tour ope­ra­ting italiano? Co­sa vi ha con­vin­to di più in que­sta operazione?

“La scel­ta di una col­la­bo­ra­zio­ne con I Dol­ci Viag­gi, brand gio­va­ne de I Viag­gi dell’Ai­ro­ne, te­sti­mo­nia come si pos­sa­no tro­va­re mo­da­li­tà di vendita cer­can­do di da­re e non di to­glie­re. Ognu­no por­ta la sua espe­rien­za, con­sa­pe­vo­le che l’in­te­res­se co­mu­ne è quel­lo di ot­te­ne­re una mag­gio­re pe­ne­tra­zio­ne nel mer­ca­to fi­na­liz­za­to al­la vendita di un ot­ti­mo pro­dot­to. L’ac­cor­do evi­den­zia come sia pos­si­bi­le la con­vi­ven­za e come pos­sa es­se­re in­tel­li­gen­te met­te­re a di­spo­si­zio­ne de­gli al­tri le pro­prie espe­rien­ze per ot­te­ne­re un ri­sul­ta­to. Ci ha con­vin­to una stra­te­gia sem­pli­ce. Da so­li a vol­te si pos­so fa­re del­le cose che pe­rò in due si pos­so­no fa­re me­glio. L’im­por­tan­te è la chia­rez­za del rap­por­to e la de­ter­mi­na­zio­ne de­gli obiet­ti­vi da rag­giun­ge­re. Ci met­te­rei an­che un po’ di sa­na pas­sio­ne che mol­to spes­so av­vi­ci­na le parti che con­di­vi­do­no que­sto aspet­to e che non sem­pre si per­ce­pi­sce quan­do si par­la di bu­si­ness”.

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