Not­te spe­cia­le in ba­ia con 30 no­di

Sem­bra una de­ci­sio­ne av­ven­ta­ta, aspet­ta­re l’ar­ri­vo del mae­stra­le per pas­sa­re una not­te in una ra­da. Ma con gli op­por­tu­ni ac­cor­gi­men­ti e un po’ di vo­glia di avventura può ri­ve­lar­si un’espe­rien­za in­di­men­ti­ca­bi­le

Il Giornale della Vela - - 360° -

Lo sa­pe­va­mo che il gior­no do­po il ven­to di mae­stra­le avreb­be co­min­cia­to a pic­chia­re du­ro. Ades­so la cal­ma era as­so­lu­ta, cir­con­da­ti da po­che bar­che, co­me in uno sta­gno. Im­mo­bi­li. Era­va­mo in una del­le ba­ie più bel­le e ri­pa­ra­te del Mediterraneo, ses Il­le­tes, pro­tet­ti dall’isolotto di Espal­ma­dor, ul­ti­ma pro­pa­gi­ne dell’isola di For­men­te­ra. Po­co lontano un bru­li­ca­re di bar­che, at­ti­ra­te una dall’altra, da­van­ti al­le vi­ci­ne spiagge co­stel­la­te da­gli im­man­ca­bi­li ci­rin­gui­tos. La de­ci­sio­ne era da pren­de­re su­bi­to. Di­ri­ger­si ver­so Ibiza e tro­va­re ri­pa­ro in por­to o sta­re li, cer­ti di pas­sa­re la not­te suc­ces­si­va con il ven­to che fi­schia a 30 no­di. Sa­rà sta­to per pi­gri­zia, vo­glia di avventura. Non ci sia­mo mos­si, nes­su­na te­le­fo­na­ta al por­to per pie­ti­re un or­meg­gio. Ver­so se­ra, quan­do le bar­che vi­ci­ne se ne era­no scap­pa­te via, ab­bia­mo da­to la se­con­da an­co­ra, cal­co­la­to il bran­deg­gio quan­do il ven­to sa­reb­be ca­la­to. E ab­bia­mo aspet­ta­to. In per­fet­to ora­rio, all’al­ba della mat­ti­na do­po ar­ri­va­no le pri­me raf­fi­che, pri­ma tratti poi sta­bi­li. L’ane­mo­me­tro si piaz­za sui 30 no­di sta­bi­li, raf­fi­che a 37. La bar­ca è sta­bi­le, fer­ma co­me in­chio­da­ta. L’ac­qua non è mai sta­ta co­sì tra­spa­ren­te, la ba­ia è ben pro­tet­ta, non c’è un fi­lo d’on­da, il cie­lo è blu in­ten­so co­me quel­lo della sca­la dei co­lo­ri Pan­to­ne. E sia­mo so­li, in pie­no ago­sto a For­men­te­ra. Guar­do le pre­vi­sio­ni per ca­pi­re se ri­mar­re­mo in que­sta si­tua­zio­ne da pa­ra­di­so ter­re­stre per uno, tre o cin­que gior­ni, co­me da co­pio­ne quan­do spi­ra il mae­stra­le. Pec­ca­to, l’in­do­ma­ni al ca­la­re della se­ra tut­to fi­ni­rà. Do­po una gior­na­ta di ozio ri­ge­ne­ran­te sen­za pen­sa­re a nul­la, se non a co­sa man­gia­re la se­ra aspet­tia­mo la not­te. Ca­la il so­le ma non il ven­to, nep­pu­re di un nodo. Che si fa in que­ste si­tua­zio­ni la not­te? Si dor­me - si ve­glia - in co­per­ta, in poz­zet­to. Un sac­co a pe­lo per ri­pa­rar­si dal “fred­do” ma non dall’umi­di­tà, che non esi­ste. Un oc­chio vi­gi­le ad un pun­to co­spi­cuo in co­sta per ca­pi­re se l’an­co­ra ten­de ad ara­re e la not­te pas­sa in fret­ta, me­ra­vi­glio­sa­men­te. Sen­za an­sia per­chè sai che tut­to è a po­sto, sot­to con­trol­lo. Du­ran­te quel dormire che dormire non è, pen­si a tan­te co­se e non pen­si a nul­la. Guar­di le stel­le, sgra­noc­chi qual­co­sa, sen­ti ru­mo­ri sco­no­sciu­ti,

In pie­no ago­sto so­li in una del­le ba­ie più bel­le del mon­do

Un sen­so di pa­ce men­tre il ven­to sof­fia amico in­ve­ce che mi­nac­cio­so

An­co­ra­re nei Par­chi Ma­ri­ni do­ve ades­so è vie­ta­to

LI­BE­RA­TE I PAR­CHI MA­RI­NI DAL DI­VIE­TO

La scor­sa estate ho na­vi­ga­to in Croa­zia, un im­men­so par­co na­tu­ra­le do­ve ci si può an­co­ra­re o at­tac­car­si ad una boa, do­vun­que. La pri­ma vol­ta che so­no sta­to af­fian­ca­to da un gom­mo­ne che mi ha chie­sto un com­pen­so per po­ter so­sta­re mi so­no det­to: “Guar­da che fur­bi que­sti croa­ti che chie­do­no sol­di per tut­to”. Poi, do­po che mi ave­va for­ni­to di un li­bret­to che mi spie­ga­va di­rit­ti e do­ve­ri del di­por­ti­sta che ave­va il pri­vi­le­gio di fer­mar­si in un luo­go in­con­ta­mi­na­to, ho ca­pi­to che quel­lo è il mo­do giu­sto per ge­sti­re un par­co ma­ri­no e far­ne go­de­re chiun­que, nel ri­spet­to della na­tu­ra. E ho ri­pen­sa­to a quan­to è in­ve­ce in­sen­sa­ta la ge­stio­ne del­le aree ma­ri­ne pro­tet­te ita­lia­ne, do­ve nel­la mag­gior par­te dei ca­si vi­ge il di­vie­to as­so­lu­to di vi­si­tar­le. Mon­te­cri­sto, Pia­no­sa, Gor­go­na so­no inac­ces­si­bi­li al di­por­ti­sta. Al­tre iso­le co­me Ca­pra­ia, Gian­nu­tri, Ega­di so­no in par­te vie­ta­te al­la so­sta. Ba­ste­reb­be co­pia­re quel­lo che di buo­no fan­no i nostri vi­ci­ni fran­ce­si o croa­ti per apri­re al tu­ri­smo nau­ti­co que­sti luo­ghi me­ra­vi­glio­si. Che bel­lo sa­reb­be po­ter apri­re una App dal­lo smart­pho­ne e, co­me ac­ca­de con il car sha­ring nel­le gran­di cit­tà ita­lia­ne, ve­de­re la di­spo­ni­bi­li­tà, pre­no­ta­re e pa­ga­re di­ret­ta­men­te l’or­meg­gio. Mi­ni­stro del tu­ri­smo Fran­ce­schi­ni ci dà un oc­chio? espri­mi un de­si­de­rio a ogni stel­la ca­den­te. La te­sta è li­be­ra, i sen­si so­no vi­gi­li. Ti pren­de un sen­so di pa­ce men­tre il ven­to sof­fia amico in­ve­ce che mi­nac­cio­so. La mat­ti­na, ri­po­sa­to co­me se aves­si dor­mi­to tut­ta la not­te, il ven­to ca­la. Pec­ca­to, do­ma­ni si va in por­to. Scu­sa­te, per que­sto ricordo da vec­chio cro­cie­ri­sta. Mi è ve­nu­to d’im­pe­to quan­do ab­bia­mo im­po­sta­to la co­per­ti­na di que­sto nu­me­ro e do­po aver ri­vi­sto il pezzo che tro­va­te a pa­gi­na 50. Buo­na estate, pas­sa­te una bella not­te in ra­da.

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