«Au­men­ta­no i sog­get­ti in cam­po ma gli ita­lia­ni chie­do­no sta­bi­li­tà»

Ghi­sle­ri: non è gra­di­ta la so­glia al 3%, de­ci­si­vo il vo­to uti­le

Il Mattino (Caserta) - - Primo Piano - Al­ber­to Al­fre­do Tri­sta­no

«In que­sto mo­men­to è im­pos­si­bi­le fa­re pre­vi­sio­ni, non so­no nem­me­no sta­ti di­se­gna­ti i col­le­gi. Tut­ta­via, le aspet­ta­ti­ve de­gli ita­lia­ni so­no mol­to le­ga­te al te­ma del­la go­ver­na­bi­li­tà: in so­stan­za, vor­reb­be­ro che una vol­ta fi­ni­ti i gio­chi elet­to­ra­li ci fos­se un go­ver­no che pos­sa oc­cu­par­si su­bi­to dei lo­ro pro­ble­mi». Ales­san­dra Ghi­sle­ri gui­da la so­cie­tà di son­dag­gi e ri­le­va­zio­ni sta­ti­sti­che Eu­ro­me­dia Re­sear­ch. Men­tre il Par­la­men­to è al­le pre­se con la nuo­va elet­to­ra­le, van­no pren­den­do for­ma al­cu­ne po­si­zio­ni dell’elet­to­ra­to.

Ghi­sle­ri, che con­si­de­ra­zio­ni si pos­so­no fa­re ri­spet­to al Ro­sa­tel­lum in vi­sta del­le pros­si­me ele­zio­ni?

«In­tan­to già og­gi ri­spet­to al 2013 il pa­no­ra­ma po­li­ti­co ha su­bi­to del­le no­te­vo­li mu­ta­zio­ni do­vu­te so­prat­tut­to al­le scis­sio­ni che han­no in­te­res­sa­to cen­tro­de­stra e cen­tro­si­ni­stra. Que­sta spin­ta a un ul­te­rio­re cam­bia­men­to, nel sen­so di una mol­ti­pli­ca­zio­ni dei sog­get­ti, sa­rà an­co­ra più for­te ades­so. In ter­mi­ni di par­ti­ti e di coa­li­zio­ni».

Nel sen­so che po­treb­be na­sce­re un ul­te­rio­re po­lo?

«È una ten­den­za eu­ro­pea la pre­sen­za di un’area li­be­ra­le e mo­de­ra­ta piut­to­sto si­gni­fi­ca­ti­va. Il Ro­sa­tel­lum po­treb­be fa­vo­rir­la. Sog­get­ti in quel cam­po già ci so­no: Al­ter­na­ti­va po­po­la­re, l’area ver­di­nia­na, Ca­si­ni e al­tri. Si trat­te­rà di ca­pi­re se na­sce­rà un’al­lean­za».

Più sog­get­ti in cam­po, ma an­che mag­gio­re fram­men­ta­zio­ne del vo­to. Che ri­scon­tro ha que­sto pres­so l’elet­to­ra­to?

«Non po­si­ti­vo. L’ab­bas­sa­men­to del­la so­glia al 3% non in­con­tra al­te per­cen­tua­li di con­sen­so: la mag­gior par­te, il 28,8%, si espri­me a fa­vo­re del 5%, un 26% per quel­la all’8, per la so­glia al 3% si espri­me il 19%, l’11% non ne vor­reb­be al­cu­na e il 14% non ha ri­spo­sto. L’idea di una par­cel­liz­za­zio­ne non en­tu­sia­sma, an­che gli elet­to­ri per­ché han­no spe­ri­men­ta­to co­me pic­co­le for­ze ab­bia­no te­nu­to in scac­co in­te­re coa­li­zio­ni».

Co­mun­que ap­pa­re im­pro­ba­bi­le che al­lo sta­to del­le co­se una coa­li­zio­ne pos­sa ot­te­ne­re la mag­gio­ran­za per un go­ver­no.

«Al mo­men­to non ci sa­reb­be nes­su­na coa­li­zio­ne in gra­do di rag­giun­ge­re un’au­to­suf­fi­cien­za par­la­men­ta­re. Per vin­ce­re il bloc­co di al­lean­za do­vreb­be ot­te­ne­re il 40% sul pro­por­zio­na­le e il 65-70% dei col­le­gi uni­no­mi­na­le. Uno sce­na­rio im­pro­ba­bi­le».

Qua­le coa­li­zio­ne ap­pa­re fa­vo­ri­ta?

«Que­sto non si può di­re. Di cer­to ap­pa­re un te­sta a te­sta nel cen­tro­de­stra tra For­za Ita­lia e Le­ga con un col­lau­da­to ba­ci­no che at­tie­ne ai Fra­tel­li d’Ita­lia e il con­tri­bu­to che po­treb­be giun­ge­re da al­tre for­ma­zio­ni in fa­se di pre­pa­ra­zio­ne».

Per quan­to ri­guar­da il cen­tro­si­ni­stra, in­ve­ce?

«Si­cu­ra­men­te il Par­ti­to de­mo­cra­ti­co vie­ne colpito dal­la scis­sio­ne di Mdp. Tut­ta­via va con­si­de­ra­to che l’elet­to­re di cen­tro­si­ni­stra è sta­to scot­ta­to dall’espe­rien­za dell’Unio­ne e pre­fe­ri­sce una mag­gio­re li­nea­ri­tà. Dal ver­san­te di Mdp, oc­cor­re con­si­de­ra­re che si do­vrà fa­re uno sfor­zo im­por­tan­te per di­mo­stra­re che que­sto per­cor­so non de­ri­va da un sen­so di ini­mi­ci­zia ver­so Ren­zi, ma è un pro­get­to po­li­ti­co ve­ro. Da que­sto pun­to di vi­sta, sa­rà fon­da­men­ta­le la scel­ta del lea­der, che do­vrà es­se­re por­ta­to­re di una sto­ria. In ge­ne­re, l’elet­to­re in­cer­to al­la fi­ne op­ta per il vo­to uti­le, quel­lo che ha uno sboc­co con­cre­to. Le ri­val­se per­so­na­li non en­tu­sia­sma­no».

Quan­to va­le la si­ni­stra che non è Pd?

«Può ar­ri­va­re al 10%, ma è un pa­no­ra­ma mol­to di­ver­si­fi­ca­to, che è dif­fi­ci­le te­ne­re as­sie­me e ri­schia di es­se­re di­sper­so».

Quan­to ai Cin­que stel­le, che han­no an­che in­di­ca­to in Di Ma­io la nuo­va lea­der­ship?

«Il Mo­vi­men­to at­tra­ver­sa spes­so del­le cri­ti­ci­tà di con­sen­so, che tut­ta­via rie­sce spes­so a rias­si­mi­la­re. La de­si­gna­zio­ne di Di Ma­io è sta­ta va­lu­ta­ta non be­ne: non per il no­me in sé, ma per il mo­do in cui è av­ve­nu­ta. Per mol­ti è sta­ta una pu­ra for­ma­li­tà, una fal­sa com­pe­ti­zio­ne, una sce­neg­gia­ta, avreb­be­ro pre­fe­ri­to una sfi­da ve­ra tra fi­gu­re già no­te. Pe­ral­tro il se­gui­to sui so­cial di per­so­nag­gi co­me Di Ma­io e Di Bat­ti­sta è di cen­ti­na­ia di mi­glia­ia di per­so­ne, men­tre al­le con­sul­ta­zio­ni non si è ar­ri­va­ti che a 37mi­la vo­tan­ti. Una dis­so­nan­za che col­pi­sce. Det­to que­sto, se è ve­ro che i Cin­que stel­le non po­tran­no go­de­re di ap­por­ti di al­lean­ze, va an­che con­si­de­ra­to che non do­vran­no di­vi­de­re i van­tag­gi».

L’at­tua­le pre­mier Gen­ti­lo­ni co­me è va­lu­ta­to?

«Pia­ce mol­to, ha un con­sen­so tra­sver­sa­le, in­tor­no al 30%. È una per­so­na che dà fi­du­cia in vir­tù di una rap­pre­sen­tan­za mor­bi­da. Tra i lea­der, è cer­ta­men­te tra i più con­si­de­ra­ti».

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