La pri­ma di no­ve sfi­de sen­za pen­sa­re al­la Juve

Il Mattino (Napoli) - - Sport - Mim­mo Car­ra­tel­li

Po­che chiac­chie­re e nes­sun di­stin­ti­vo per il mo­men­to. La Juve è avan­ti, la Juve è to­sta, la Juve è la Juve. E chi se ne fre­ga. Fac­cia­mo la no­stra par­te. A fat­ti e non a pa­ro­le. Co­min­cian­do con que­sto Genoa in for­ma, tre vit­to­rie nel­le ul­ti­me quat­tro par­ti­te, clas­si­fi­ca tran­quil­la, ma non vie­ne a Na­po­li in gi­ta di ma­re. Ac­ci­den­ti, pe­rò, ha vin­to una so­la vol­ta fuo­ri ca­sa, a Ber­ga­mo e al­la fi­ne del gi­ro­ne d’an­da­ta, e l’at­tac­co è il se­stul­ti­mo del torneo. Sa­rà un av­ver­sa­rio li­be­ro di men­te, non avrà an­sia, non do­vreb­be fa­re bar­ri­ca­te, do­vreb­be pren­de­re gu­sto al gio­co, ma il suo 3-5-2 sa­rà tat­ti­ca di con­te­ni­men­to, for­se non aspro ma be­ne or­ga­niz­za­to. È un av­ver­sa­rio da smon­ta­re in ve­lo­ci­tà, sen­za ghi­ri­go­ri, met­ten­do la po­sta al si­cu­ro per­ché il Na­po­li di Pa­ler­mo s’è di­ver­ti­to a ri­ca­ma­re pal­la ma è ri­ma­sto sul fi­lo dell’1-0 che non è mai ras­si­cu­ran­te, per­di un pal­lo­ne e sei frit­to.

A Sar­ri è pia­ciu­ta la squa­dra che do­me­ni­ca scor­sa ha gio­ca­to in tut­ta tran­quil­li­tà, pos­ses­so-pal­la e do­mi­nio ter­ri­to­ria­le ri­schian­do un so­lo ti­ro (Va­z­quez) sul qua­le è sta­to pron­to Rei­na con la ma- no­na de­stra, te­nen­do la por­ta im­bat­tu­ta per la do­di­ce­si­ma vol­ta (di­cias­set­te per Buf­fon). Ma il Na­po­li non è squa­dra da ge­stio­ne-pal­la, mai do­mi­na­ta in que­sto cam­pio­na­to. Non è que­sto l’in­put di Sar­ri, non è nel­le cor­de del­la for­ma­zio­ne az­zur­ra, più che pro­po­si­ti­va, col pal­li­no del gio­co of­fen­si­vo nel ri­spet­to di tut­ti gli equi­li­bri. Pro­prio la fa­se di­fen­si­va rior­ga­niz­za­ta da Sar­ri con­sen­te al Na­po­li il gio­co d’at­tac­co col pres­sing al­to a con­qui­sta­re pal­la nel­la me­tà cam­po av­ver­sa­ria, più vi­ci­no all’area da in­va­de­re. È un Na­po­li che gio­ca “a me­mo­ria” e ora la te­nu­ta atle­ti­ca sem­bra bril­lan­te do­po l’ap­pan­na­men­to di feb­bra­io. Non è squa­dra che gio­ca “a spec­chio” su­gli av­ver­sa­ri, che ri­cor­re ad astu­zie e ostru­zio­ni tat­ti­che, stru­men­ti di un al­tro cal­cio. Per­ciò pia­ce. Per­ché in­ter­pre­ta lo spi­ri­to ve­ro del gio­co del cal­cio.

Per­ciò, con­tro il Genoa, fa­rà il suo gio­co e il Genoa è pron­to ad in­tral­ciar­lo rad­dop­pian­do sul­le cor­sie per con­te­ne­re le sovrapposizioni de­gli ester­ni az­zur­ri, Hy­saj e Cal­le­jon a de­stra, Ghou­lam e In­si­gne a si­ni­stra. Ma il Na­po­li ha al­tre so­lu­zio­ni al­le qua­li si è già af­fi­da­to in cor­so di par­ti­ta, ac­cen­tran­do gli ester­ni o li­be­ran­do spa­zio sui sen­tie­ri cen­tra­li col mo­vi­men- to di Hi­guain per in­vi­ta­re Ham­sik e Al­lan, in par­ti­co­la­re, a pun­ta­re il gol. E se ci sa­rà una “gab­bia” at­tor­no a Jor­gi­n­ho, ec­co la re­gia of­fen­si­va che par­te da Al­biol e Kou­li­ba­ly. Sa­rà un bel bal­lo se il Genoa gra­di­rà la dan­za. A Ma­ras­si fu par­ti­ta in­ten­sa e la squa­dra di Ga­spe­ri­ni op­po­se una fie­ra re­si­sten­za. S’era all’un­di­ce­si­ma gior­na­ta e la for­ma­zio­ne li­gu­re era af­fa­ma­ta di pun­ti (ap­pe­na un­di­ci nel­le pre­ce­den­ti die­ci ga­re). È par­ti­to Pe­rot­ti, il ge­nio va­gan­te, ed è ar­ri­va­to Cer­ci che ha mes­so in or­di­ne per­si­no la chio­ma gron­dan­te di ric­cio­li. Ri­ve­dre­mo Dze­mai­li e Pan­dev, cro­ci e de­li­zie del pas­sa­to az­zur­ro. Un Genoa più au­da­ce do­vreb­be pe­rò schie­ra­re Pa­vo­let­ti, uni­ca sua ve­ra pun­ta.

Nel pri­mo po­me­rig­gio avrà già gio­ca­to la Juve, im­pe­gna­ta nel der­by di To­ri­no. In al­tri tem­pi, osta­co­lo ti­gno­so, og­gi un Toro che ca­ri­ca po­co, ma do­vrà pur bru­ciar­gli il der­by dell’an­da­ta scip­pa­to­gli dal gol di Cua­dra­do all’ul­ti­mo dei mi­nu­ti di re­cu­pe­ro. Si at­ten­do­no buo­ne no­ti­zie, per­ché na­scon­der­lo? Poi, al­le sei del­la se­ra, si com­bat­ton la co­lom­ba e il leo­par­do, co­me sug­ge­ri­reb­be Gar­cia Lor­ca. Co­rag­gio, guar­dia­mo: ag­giun­ge­reb­be Pep­pi­no Ma­rot­ta.

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