Ma­stel­la: ri­fa­rò l’Udeur per le Po­li­ti­che con­tro il go­ver­no Pro­di in­tri­go stra­nie­ro

Il Mattino (Salerno) - - Primo Piano - Al­ber­to Al­fre­do Tri­sta­no

«Chie­do una commissione di in­chie­sta par­la­men­ta­re sul­la fi­ne del go­ver­no Pro­di. Do­vreb­be es­se­re il Pro­fes­so­re a in­vo­car­la, se so­lo aves­se più co­rag­gio, ma lo fac­cio io per lui». E an­co­ra: «Non mi è mai pia­ciu­ta dav­ve­ro la pa­ro­la Udeur, ma do­po la mia vi­cen­da giu­di­zia­ria mi è di­ven­ta­ta tal­men­te sim­pa­ti­ca che sto pen­san­do di ri­por­tar­la in cam­po per le pros­si­me po­li­ti­che». Cle­men­te Ma­stel­la, più vol­te par­la­men­ta­re e mi­ni­stro e og­gi sin­da­co di Be­ne­ven­to, par­la a tut­to cam­po tra pas­sa­to e fu­tu­ro, tra po­li­ti­ca e giu­sti­zia.

Sin­da­co Ma­stel­la, lei è con­vin­to che ci sia la ma­no an­che dei ser­vi­zi se­gre­ti nel­la sua vi­cen­da giu­di­zia­ria.

«Per ca­ri­tà, evi­to di par­lar­ne trop­po per­ché non mi va di far­mi un ne­mi­co in più, ma vor­rei ri­cor­da­re che nel 2007 si sca­te­nò con­tro di me una cam­pa­gna del set­ti­ma­na­le Espres­so per­ché an­dai con un vo­lo di Sta­to a Mi­la­no per il Gran Pre­mio di Mon­za. Ma chi fe­ce quel­la fo­to all’ae­ro­por­to mi­li­ta­re di Mi­la­no, in uno spa­zio mi­li­ta­re ri­ser­va­to e quin­di non ac­ces­si­bi­le a tut­ti? Non mi ri­sul­ta nes­su­na agen­zia di stam­pa. Nes­su­no mi sa ri­spon­de­re da die­ci an­ni».

Lei di­ce di es­se­re sta­to fat­to fuo­ri dai ser­vi­zi ma che il go­ver­no Pro­di cad­de per ma­no di Vel­tro­ni.

«La stra­te­gia ame­ri­ka­na, con la kap­pa, di Vel­tro­ni era chia­ra­men­te un’ero­sio­ne del go­ver­no Pro­di per far fuo­ri le for­ze in­ter­me­die. L’uni­co al­lea­to che so­prav­vis­se, guar­da ca­so, fu l’Ita­lia dei Va­lo­ri di Di Pie­tro, che lo co­pri­va con un cer­to mon­do giu­sti­zia­li­sta. E il pri­mo par­ti­to a es­se­re col­pi­to, per­ché più per­so­na­le, e quin­di af­fon­da­bi­le col­pen­do il lea­der, fu il mio».

Quin­di fu­ro­no stra­te­gie pa­ral­le­le con­tro lei e con­tro Pro­di?

«Io cre­do di sì, e mi di­spia­ce che Pro­di non vo­glia chia­rez­za su que­sto co­me la vo­glio io. Io poi ca­pi­rei il suo no com­ment se ci fos­se sta­ta la pre­scri­zio­ne. Ma io so­no sta­to as­sol­to. Cre­do che ba­sti per la so­li­da­rie­tà. Ma lo ca­pi­sco: vuo­le tor­na­re in cam­po ed è me­glio te­ner­si buo­no Vel­tro­ni, an­co­ra tra i lea­der del Pd, che so­li­da­riz­za­re con Ma­stel­la. In ogni ca­so, vi­sto che il Pro­fes­so­re non ne ha il co­rag­gio, chie­do io che il pros­si­mo Par­la­men­to apra una commissione d’in­chie­sta, per­ché quel go­ver­no ave­va trop­pi ne­mi­ci,

non so­lo in Par­la­men­to».

A che si ri­fe­ri­sce?

«Beh, gli ame­ri­ca­ni non è che amas­se­ro una com­pa­gi­ne di lot­ta e di go­ver­no con den­tro i co­mu­ni­sti estre­mi. Israe­le ve­de­va D’Ale­ma a brac­cet­to con i lea­der di Ha­mas. Il Va­ti­ca­no ap­pren­de­va dei no­stri Di­co. Mi pa­re che tan­to ba­stas­se».

Ha avu­to in­con­tri o si è tro­va­to in cir­co­stan­ze che le fan­no cre­de­re que­sto?

«Io ero mi­ni­stro del­la Giu­sti­zia ma an­che lea­der di par­ti­to. E cer­ca­vo in que­sta ve­ste di fa­re i fat­ti miei: cioè ten­tai di ri­por­ta­re Ser­gio De Gre­go­rio, poi condannato per la com­pra­ven­di­ta dei se­na­to­ri, nel cen­tro­si­ni­stra. Lo chia­mai e lui mi in­vi­tò a par­lar­ne in un al­ber­go ro­ma­no, do­ve lo rag­giun­si e tro­vai con lui un ita­lo-ame­ri­ca­no mem­bro del Par­ti­to re­pub­bli­ca­no. Vi­ci­no a lo­ro, c’era un per­so­nag­gio che ave­va tut­ta l’aria di es­se­re del­la Cia. De Gre­go­rio, nel gi­ro di po­chi mi­nu­ti, fe­ce lui una pro­po­sta a me: “Per­ché non mol­li il go­ver­no? Gli ame­ri­ca­ni te ne sa­reb­be­ro gra­ti”. Gli ri­spo­si che ero già gra­to agli ame­ri­ca­ni ma che lui non po­te­va pen­sa­re di spie­ga­re a me la po­li­ti­ca. E me ne an­dai».

L’ex mi­ni­stro e sin­da­co di Be­ne­ven­to «Lo fac­cio per i no­stri vecchi mi­li­tan­ti ne sa­rò il lea­der ex­tra­par­la­men­ta­re»

Co­sa pen­sa del­lo scan­da­lo Con­sip?

«Non ho let­to le car­te, ma è evi­den­te che è una si­tua­zio­ne con pun­ti di con­tat­to con la mia. Rin­gra­zio Ren­zi per la so­li­da­rie­tà, ma mi pa­re che la mo­stri per­ché la vuo­le lui. Il fat­to è che a cer­te co­se non ci cre­di fi­no a che non ci sei den­tro. A lui han­no toc­ca­to il pa­dre; a me, pa­dre, fi­glio e spi­ri­to san­to».

Co­me so­no ri­ma­sti i rap­por­ti con di­ri­gen­ti e mi­li­tan­ti del vec­chio Udeur?

«A me di­spia­ce che mol­ti di lo­ro, vi­sti co­me ap­pe­sta­ti per­ché in fre­quen­ta­zio­ne con Ma­stel­la di­pin­to co­me un de­lin­quen­te, ab­bia­no pa­ga­to lo scot­to dell’emar­gi­na­zio­ne. Ep­pu­re ab­bia­mo toc­ca­to un mi­lio­ne di vo­ti nel­le ur­ne. Det­to tra noi, la pa­ro­la Udeur non mi è mai pia­ciu­ta, suo­na ma­le, è ca­co­fo­ni­ca. Ma ora, do­po tut­te que­ste vi­cis­si­tu­di­ni, mi è sim­pa­ti­ca e sto pen­san­do di far­la ri­vi­ve­re. Ve­da, mi han­no pro­po­sto can­di­da­tu­re si­cu­re nel cen­tro e nel cen­tro­de­stra, e io ho det­to e di­rò no. Ma sto im­ma­gi­nan­do di es­ser­ci al­le pros­si­me Po­li­ti­che. Col nuo­vo Udeur. Non in li­sta, ma co­me lea­der ex­tra­par­la­men­ta­re: fa­rò co­me Gril­lo e Ber­lu­sco­ni».

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