Si­ria, car­ri ar­ma­ti den­tro la mo­schea: sei mor­ti

Cit­tà as­se­dia­ta, cec­chi­ni sui tet­ti di Da­raa. Tre­cen­to sol­da­ti pron­ti a pas­sa­re con i ri­vol­to­si

Il Mattino - - PRIMO PIANO - Ste­fa­no de Pao­lis

Gior­na­ta di fu­ne­ra­li e an­co­ra di mor­ti, in Si­ria, do­ve sei per­so­ne so­no ri­ma­ste uc­ci­se a Da­raa quan­do le for­ze di si­cu­rez­za han­no aper­to il fuo­co contro i ma­ni­fe­stan­ti du­ran­te i fu­ne­ra­li delle vit­ti­me di ie­ri l’al­tro. In tut­to il Pae­se dal 15 mar­zo il bi­lan­cio delle vit­ti­me, se­con­do va­rie fon­ti, ha ab­bon­dan­te­men­te su­pe­ra­to quo­ta 500.

Il cen­tro del­la ten­sio­ne re­sta Da­raa, la cit­tà di 120 mi­la abi­tan­ti al con­fi­ne con la Gior­da­nia do­ve tut­to è co­min­cia­to sei set­ti­ma­ne fa; e che da lu­ne­dì scor­so è di fat­to sot­to as­se­dio, con in car­ri ar­ma­ti nel­le stra­de, sen­za elet­tri­ci­tà, ac­qua, e te­le­co­mu­ni­ca­zio­ni. Con una si­tua­zio­ne uma­ni­ta­ria che si va fa­cen­do più al­lar­man­te di gior­no in gior­no. Le no­ti­zie fil­tra­no per­chè al­cu­ni re­si­den­ti rie­sco­no ad ag­gan­ciar­si al­la re­te cel­lu­la­re gior­da­na, e ri­fe­ri­sco­no di scon­tri a fuo­co, che si so­no svol­ti do­po l'al­ba, nel­la par­te vec­chia del­la cit­tà. E an­co­ra, di un in­ter­ven­to delle for­ze mi­li­ta­ri contro i cor­tei ai fu­ne­ra­li delle de­ci­ne di vit­ti­me di ie­ri: 36, delle ol­tre 60 re­gi­stra­te in tut­ta la Si­ria, se­con­do di­ver­se te­sti­mo­nian­ze. E, ap­pun­to, di al­tre sei per­so­ne uc­ci­se ie­ri. E anche di un as­sal­to al­la mo­schea al Oma­ri, nel cen­tro sto­ri­co. Le for­ze di si­cu­rez­za l'han­no ac­cer­chia­ta con i car­ri ar­ma­ti e poi vi han­no col­lo­ca­to cec­chi­ni sul tet­to. Ma la ri­vol­ta non si fer­ma. Nel cen­tro del­la ca­pi­ta­le, da­van­ti al Par­la­men­to, og­gi si so­no ra­du­na­te al­cu­ne de­ci­ne di don­ne, in se­gno di so­li­da­rie­tà con gli abi­tan­ti di Da­raa; men­tre co­me ogni gior­no, sul web so­no ap­par­se sin da sta­ma­ne nuo­ve esor­ta­zio­ni a scen­de­re in stra­da, a ma­ni­fe­sta­re «per la de­mo­cra­zia, per la li­ber­tà».

Do­po la «gior­na­ta del­la col­le­ra» di ie­ri l’al­tro, nei mes­sag­gi si par­la ora di «set­ti­ma­na per la fi­ne dell'as­se­dio». E si fis­sa già un ca­len­da­rio per la pros­si­ma set­ti­ma­na: do­ma­ni i cor­tei so­no con­vo­ca­ti pro­prio a Da­raa, lu­ne­dì a Da­ma­sco, mar­te­dì a Ba­nias e Ja­bleh, mer­co­le­dì a Homs, Tal­biee­sh e Tall Ka­la­kh; no­no­stan­te il re­gi­me ab­bia più vol­te ri­ba­di­to che non tol­le­re­rà ma­ni­fe­sta­zio­ni «non au­to­riz­za­te». E anche l'eser­ci­to ce­le­bra in­tan­to fu­ne­ra­li di suoi sol­da­ti. Di quat­tro, re­si «mar­ti­ri» do­po es­se­re sta­ti «pre­si di mi­ra ie­ri l’al­tro da grup­pi estre­mi­sti a Da­raa e Homs», se­con­do quan­to ha scrit­to l'agen­zia uf­fi­cia­le Sa­na. Ma la li­nea di Da­ma­sco non cam­bia. Nean­che do­po le misure adot­ta­te dal­la co­mu­ni­tà in­ter­na­zio­na­le. Do­po le san­zio­ni de­ci­se ie­ri l’al­tro da Wa­shing­ton contro tre al­ti espo­nen­ti del re­gi­me, com­pre­so Ma­her al As­sad, fra­tel­lo del pre­si­den­te e ca­po del­la quar­ta bri­ga­ta mec­ca­niz­za­ta di­spie­ga­ta a Da­raa. O do­po le san­zio­ni Ue che pre­ve­do­no tra l'atro un em­bar­go sul­la for­ni­tu­ra al­la Si­ria di ar- mi e di al­tre at­trez­za­tu­re che pos­so­no es­se­re im­pie­ga­te contro la po­po­la­zio­ne ci­vi­le nel­le at­ti­vi­tà di re­pres­sio­ne; e che si è ap­pre­so, do­vreb­be­ro en­tra­re in vi­go­re già dai pros­si­mi gior­ni.

Già. La Si­ria non è la Li­bia, e il pre­si­den­te Ba­shar al As­sad non è Muam­mar Ghed­da­fi: è que­sta la con­si­de­ra­zio­ne di fon­do che sta al­la ba­se del­la cau­te­la con la qua­le gli Usa si muo­vo­no per af­fron­ta­re la cri­si si­ria­na. Lo sot­to­li­nea og­gi il New York Ti­mes, ci­tan­do sia esper­ti di po­li­ti­ca me­dio­rien­ta­le, sia fon­ti del Di­par­ti­men­to di Sta­to. Do­po gior­ni di am­mo­ni­men­ti di­plo­ma­ti­ci, l'am­mi­ni­stra­zio­ne Oba­ma ha de­ci­so di usci­re espli­ci­ta­men­te al­lo sco­per­to an­nun­cian­do nuo­ve san­zio­ni nei con­fron­ti del­la Si­ria. Ma - men­tre l'Unio­ne Eu­ro­pea ha fat­to sa­pe­re che per l'ap­pli­ca­zio­ne del suo pac­chet­to di re­stri­zio­ni è que­stio­ne di gior­ni - gli Sta­ti Uni­ti va­lu­ta­no con estre­ma cau­te­la la du­rez­za del lo­ro in­ter­ven­to su Da­ma­sco.

Per­chè, sot­to­li­nea­no esper­ti ame­ri­ca­ni, sul pia­no in­ter­na­zio­na­le il pre­si­den­te Ba­shar è mol­to me­no iso­la­to di quan­to non sia Ghed­da­fi, e un in­ter­ven­to ame­ri­ca­no più de­ci­so sul­la Si­ria ri­schie­reb­be di esten­de­re l'in­sta­bi­li­tà all'in­te­ra re­gio­ne.

La cit­tà Il cen­tro del­la ten­sio­ne mag­gio­re re­sta an­co­ra Da­raa, la cit­tà di 120mi­la abi­tan­ti al con­fi­ne con la Gior­da­nia

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