Sven Ma­ry, il prin­ci­pe del fo­ro che ama fi­ni­re sot­to i ri­flet­to­ri

Il Mattino - - Primo Piano - Be­ne­det­ta Guer­re­ra

Nel cur­ri­cu­lum dell’av­vo­ca­to lo scan­da­lo For­tis che nel 2008 fe­ce ca­de­re il go­ver­no Le­ter­me

RO­MA. Oc­chi az­zur­ro ghiac­cio, ma­scel­la vo­li­ti­va, a so­li 42 an­ni è con­si­de­ra­to a Bru­xel­les il prin­ci­pe del fo­ro con una pas­sio­ne per i pro­ces­si spet­ta­co­lo. Ca­si me­dia­ti­ci che lui stes­so con­tri­bui­sce ad ali­men­ta­re at­tra­ver­so di­chia­ra­zio­ni al vetriolo e fra­si pro­vo­ca­to­rie al­la stam­pa. Si chia­ma Sven Ma­ry ed è l’av­vo­ca­to che ha de­ci­so di di­fen­de­re l’uo­mo più in­di­fen­di­bi­le d’Eu­ro­pa: Sa­lah Ab­de­slam.

Ba­sta­no po­chi ele­men­ti per ca­pi­re la per­so­na­li­tà del pe­na­li­sta. In­nan­zi­tut­to, non era­no pas­sa­te che po­che ore dal bli­tz a Mo­len­beek che ve­ner­dì ha por­ta­to al­la cat­tu­ra del ter­ro­ri­sta più ri­cer­ca­to al mon­do e l’av­vo­ca­to ave­va già di­chia­ra­to ai me­dia la sua in­ten­zio­ne di di­fen­der­lo, pre­ci­san­do di es­se­re sta­to con­tat­ta­to da «am­bien­ti vi­ci­ni a Sa­lah». Ie­ri, do­po aver an­nun­cia­to l’in­ten­zio­ne del suo clientw di col­la­bo­ra­re con la giu­sti­zia bel­ga, ha sfer­ra­to un du­ris­si­mo at­tac­co al­la Re­pu­bli­que. «Ba­sta in­gi­noc­chiar­si» e con­ti­nua­re con «que­sto sen­so di col­pa che il Bel­gio sem­bra ave­re nei con­fron­ti del­la Fran­cia do­po gli at­ten­ta­ti», ha tuo­na­to Ma­ry in jeans, ma­gliet­ta ne­ra e giac­co­ne mi­li­ta­re. «Si ha l’im­pres­sio­ne che sia suf­fi­cien­te che la Fran­cia fac­cia schioc­ca­re le di­ta», ha in­cal­za­to ri­fe­ren­do­si al­la ri­chie­sta di estra­di­zio­ne di Pa­ri­gi.

L’av­vo­ca­to era fi­ni­to sot­to i ri­flet­to­ri a di­cem­bre per un al­tro «j’ac­cu­se». Que­sta vol­ta nei con­fron­ti del­la pro­cu­ra fe­de­ra­le bel­ga. «Se do­ma­ni Sa­lah Ab­de­slam mi sol­le­ci­tas­se, ac­cet­te­rei di es­se­re il suo av­vo­ca­to» per­ché, ave­va di­chia­ra­to in un’in­ter­vi­sta al quo­ti­dia­no Le Soir, «quel­lo che mi mo­ti­va è lot­ta­re con­tro l’ar­bi­tra­rie­tà e l’abu­so di po­te­re e qui ci sia­mo den­tro in pie­no». E par­lan­do dell’at- teg­gia­men­to del­la pro­cu­ra do­po gli at­ten­ta­ti, ave­va at­tac­ca­to i ma­gi­stra­ti: «Mi dà il vol­ta­sto­ma­co que­sto mo­do di sof­fia­re sul­la pau­ra per ot­te­ne­re an­co­ra più po­te­re». A gen­na­io di que­st’an­no si è tro­va­to di nuo­vo nel­la bu­fe­ra, quan­do un’agen­zia bel­ga ri­ve­lò la no­ti­zia che lo stes­so Ab­de­slam lo ave­va con­tat­ta­to per te­le­fo­no. No­ti­zia che Ma­ry non ave­va con­fer­ma­to, ma nean­che smen­ti­to. Ve­ner­dì ha am­mes­so di es­se­re sta­to con­tat­ta­to da qual­cu­no a lui vi­ci­no ma non dal ter­ro­ri­sta stes­so.

D’al­tra par­te il pe­na­li­sta al­le lu­ci del­la ri­bal­ta non so­lo è abi­tua­to, ma le cer­ca. Sti­ma­to dai col­le­ghi per il suo «ri­go­re» e la sua «pre­ci­sio­ne» nell’af­fron­ta­re i dos­sier, è ti­to­la­re di uno de­gli stu­di più pre­sti­gio­si di Bru­xel­les ed è in­se­ri­to nel­la li­sta dei die­ci mi­glio­ri av­vo­ca­ti del­la ca­pi­ta­le. Se­con­do i me­dia bel­gi non si è mai oc­cu­pa­to di ter­ro­ri­smo, ma per il fran­ce­se l’Ex­press ha già di­fe­so dei ji­ha­di­sti. E que­sto spie­ghe­reb­be per­ché è sta­to con­tat­ta­to da pre­so­ne vi­ci­ne a Sa­lah. Quel che è cer­to è che a Ma­ry piac­cio­no i pro­ces­si me­dia­ti­ci. Nel suo cur­ri­cu­lum ci so­no, tra gli al­tri, lo scan­da­lo For­tis che ha fat­to ca­de­re il go­ver­no Yves Le­ter­me nel 2008 e il ca­so Ha­bran, uno dei più gros­si pro­ce­di­men­ti con­tro la cri­mi­na­li­tà or­ga­niz­za­ta in Bel­gio.

Av­vo­ca­to Sven Ma­ry ave­va an­nun­cia­to da me­si di es­ser pron­to a di­fen­de­re Sa­lah

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