«Se coin­vol­to, è giu­sto che mio fra­tel­lo pa­ghi»

Il Messaggero (Latina) - - PRIMO PIANO -

«Se mio fra­tel­lo è coin­vol­to, giu­sto che pa­ghi». Lo di­ce Zou­hair, fra­tel­lo mi­no­re di Mo­ham­med La­hlaoui, il ma­roc­chi­no di 28 an­ni ar­re­sta­to in Ger­ma­nia do­po che la po­li­zia te­de­sca ha tro­va­to sul suo cel­lu­la­re al­cu­ni sms scam­bia­ti con Kha­lid El Ba­kraoui, uno de­gli at­ten­ta­to­ri di Bru­xel­les. Zou­hair La­hlaoui vi­ve a Ve­sto­ne, nel Bre­scia­no, do­ve fi­no a po­chi an­ni fa abi­ta­va an­che il fra­tel­lo espul­so dal ter­ri­to­rio ita­lia­no per una se­rie di rea­ti. «Non cre­do sia un ter­ro­ri­sta, per­chè non ha mai par­la­to di que­ste co­se», di­ce. «Da me­si non lo sen­to più, l'ul­ti­ma vol­ta su Fa­ce­book». Tra gli sms ri­tro­va­ti c'è quel­lo in­via­to al­le 9.08 di mar­te­dì, tre mi­nu­ti pri­ma dell'esplo­sio­ne nel­la me­tro di Bru­xel­les e con­te­nen­te la pa­ro­la «fin», in fran­ce­se fi­ne. «Nel­la no­stra lin­gua vuo­le di­re, do­ve sei?», as­si­cu­ra il fra­tel­lo mi­no­re di La­hlaoui. «Cre­do che l'in­ter­pre­ta­zio­ne da­ta sia sba­glia­ta». Di­ver­se trac­ce dei ter­ro­ri­sti che han­no col­pi­to il cuo­re dell'Eu­ro­pa por­ta­no in Ita­lia e, seb­be­ne gli ac­cer­ta­men­ti fi­no­ra svol­ti da in­tel­li­gen­ce e antiterrorismo non han­no con­sen­ti­to di in­di­vi­dua­re la pre­sen­za nel no­stro pae­se di una fi­lie­ra sta­bi­le o di sog­get­ti che pos­sa­no aver of­fer­to ap­pog­gio ai ter­ro­ri­sti, si stan­no nuo­va­men­te ve­ri­fi­can­do tut­te le in­for­ma­zio­ni.

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