«Re­go­le ri­spet­ta­te dal no­stro con­so­le»

Il Messaggero (Latina) - - MONDO - Fla­vio Pom­pet­ti

Il Con­so­le Ge­ne­ra­le ad Istan­bul Fe­de­ri­ca Fer­ra­ri Bra­vo «si è com­por­ta­to in pie­na os­ser­van­za del­la Con­ven­zio­ne di Vien­na sul­le re­la­zio­ni di­plo­ma­ti­che e con­so­la­ri». Lo af­fer­ma la Far­ne­si­na in una no­ta, ri­fe­ren­do­si al­la con­vo­ca­zio­ne da par­te del Mi­ni­ste­ro de­gli Este­ri tur­co di di­plo­ma­ti­ci eu­ro­pei ad An­ka­ra per pro­te­sta­re con­tro la par­te­ci­pa­zio­ne di al­cu­ni rap­pre­sen­tan­ti di­plo­ma­ti­ci e con­so­la­ri eu­ro­pei al­la pri­ma ses­sio­ne del pro­ces­so con­tro due gior­na­li­sti del gior­na­le Cu­m­hu­riyet, Can Dun­dar e Er­dem Gul, ve­ner­dì ad Istan­bul. to dei me­tal de­tec­tors. Ed è sta­to nel­la sala che l'uo­mo ha estrat­to la pi­sto­la e ha esplo­so al­me­no un col­po in di­re­zio­ne del­la fol­la. I te­sti­mo­ni dell'ac­ca­du­to rac­con­ta­no del­la cal­ma con la qua­le gli agen­ti del­la si­cu­rez­za han­no af­fron­ta­to la si­tua­zio­ne e uno di lo­ro è riu­sci­to a spa­ra­re un sin­go­lo col­po che ha fe­ri­to l'as­sa­li­to­re e lo ha fat­to ca­de­re a ter­ra. Lo sta­to di re­sta­re al sicuro è sta­to im­me­dia­ta­men­te dif­fu­so per tut­ti gli im­pie­ga­ti pub­bli­ci che la­vo­ra­no nei pa­laz­zi del Cam­pi­do­glio con la ri­chie­sta di tro­va­re ri­pa­ro e non muo­ver­si dal pro­prio po­sto. Nem­me­no un'ora do­po l'al­lar­me era fi­ni­to.

UNO SQUI­LI­BRA­TO

L'uo­mo, iden­ti­fi­ca­to co­me Lar­ry Rus­sell Da­w­son di An­tio­ch, in Ten­nes­see, era una vec­chia co­no­scen­za del­la po­li­zia del Cam­pi­do­glio. Lo scor­so ot­to­bre ave­va rag­giun­to la se­de del­la Ca­me­ra dei rap­pre­sen­tan­ti e ave­va cer­ca­to di bloc­ca­re i la­vo­ri in cor­so per ar­ti­co­la­re una sua per­so­na­le pro­te­sta. Fer­ma­to ed espul­so dal pa­laz­zo, ave­va an­che ri­ce­vu­to un'in­giun­zio­ne che gli avreb­be do­vu­to im­pe­di­re l'ac­ces­so all'area fe­de­ra­le do­ve sor­ge il Par­la­men­to. Da­w­son ave­va ri­spo­sto al do­cu­men­to con una sua mis­si­va nel­la qua­le ri­fiu­ta­va di sot­to­met­ter­si all'au­to­ri­tà pub­bli­ca e di­ce­va di es­se­re go­ver­na­to so­lo da quel­la di­vi­na. Gli agen­ti lo ave­va­no eti­chet­ta­to EDP (emo­tio­nal­ly di­stur­bed per­son, uno squi­li­brat­to) e lo avreb­be­ro si­cu­ra­men­te espul­so dal pa­laz­zo una vol­ta iden­ti­fi­ca­to. La que­stio­ne aper­ta è appunto que­sta: a qua­le pun­to de­vo­no scat­ta­re i si­ste­mi di iden­ti­fi­ca­zio­ne e di con­trol­lo intorno a edi­fi­ci pub­bli­ci co­me il Cam­pi­do­glio ame­ri­ca­no, o gli ae­ro­por­ti e le sta­zio­ni del­la me­tro­po­li­ta­na? Il ge­sto di un fol­le e per for­tu­na po­co ef­fi­ca­ce as­sa­li­to­re po­ne una do­man­da ben più gra­ve al Pae­se e al mon­do.

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