Il fu­tu­ro è la mu­si­ca in af­fit­to

Il Messaggero (Ostia - Litorale) - - CULTURA & SPETTACOLI - L’IN­CHIE­STA Mar­co Mo­len­di­ni

Il fu­tu­ro è scrit­to: la mu­si­ca non si com­pra più, si af­fit­ta. Ele­men­ta­re con­se­guen­za di un da­to di fat­to: al prez­zo di un cd al me­se si può ave­re a di­spo­si­zio­ne una li­bre­ria con mi­lio­ni di ti­to­li. È lo strea­ming, bel­lez­za: vei­co­lo che dif­fon­de la mu­si­ca li­qui­da, inaf­fer­ra­bi­le, sem­pre pre­sen­te, per­fi­no ec­ces­si­va. Su Spo­ti­fy puoi sce­glie­re su 30 mi­lio­ni di bra­ni (Ste­ve Jobs nel 2001, pre­sen­tò l’iPod con que­sto slo­gan: «Mil­le can­zo­ni in ta­sca»). Im­pos­si­bi­le ascol­tar­li tut­ti, non ba­ste­reb­be una vi­ta. Ma è co­sì che fun­zio­na, è la leg­ge di In­ter­net e sta cam­bian­do la mu­si­ca. Da una par­te la fa usci­re da una cri­si ven­ten­na­le, dall’al­tra la met­te di fron­te al­la ne­ces­si­tà di go­ver­na­re que­sto tem­pe­sto­so rin­no­va­men­to. Con un cer­to trion­fa­li­smo, nei gior­ni scor­si la War­ner ha ri­ve­la­to che, or­mai, gua­da­gna più dal­lo strea­ming che da qual­sia­si al­tra fon­te. La no­ti­zia fa il pa­io con le in­ten­zio­ni at­tri­bui­te al­la Ap­ple di vo­ler man­da­re in pen­sio­ne il do­wn­load, su cui ave­va co­strui­to una del­le chia­vi del suo suc­ces­so, iTu­nes. Tut­to me­ri­to di San Strea­ming, bal­sa­mo mi­ra­co­lo­so che pro­met­te di sa­na­re le fe­ri­te di un mon­do fi­no a qual­che tem­po fa stret­to fra pi­ra­te­ria e crol­lo ver­ti­ca­le del­le ven­di­te: nel 2001 ave­va an­co­ra un fat­tu­ra­to di 27,6 mi­liar­di, que­st’an­no ha stap­pa­to lo cham­pa­gne, vi­sto che la di­sce­sa si è fi­nal­men­te ar­re­sta­ta a 15 mi­liar­di.

CLAS­SI­FI­CHE

Col pas­sa­re dei me­si il fe­no­me­no si con­fer­ma. War­ner, So­ny e Uni­ver­sal (so­no i pri­mi da­ti del 2016) rac­con­ta­no di una cre­sci­ta del 60 per cen­to. War­ner in­cas­sa dal­lo strea­ming 2 mi­lio­ni di dol­la­ri al gior­no, So­ny ha vi­sto cre­sce­re le sue en­tra­te mu­si­ca­li del 10,4 per cen­to. Bill­board, men­si­le di ri­fe­ri­men­to del mu­sic bu­si­ness, ha de­ci­so di apri­re le sue clas­si­fi­che al­lo strea­ming. Noi non sia­mo al­tret­tan­to ve­lo­ci nel ren­di­con­ta­re i bi­lan­ci, ma a det­ta di En­zo Maz­za, ceo del­la Fi­mi, il qua­dro del 2016 è in li­nea con il re­sto del mon­do. Ef­fet­to inar­re­sta­bi­le del­la dif­fu­sio­ne di Spo­ti­fy, Ap­ple mu­sic, Goo­gle Play, Ti­mMu­sic, Dee­zer. Lo strea­ming nel mon­do in 5 an­ni è lie­vi­ta­to del 400 per cen­to. Il boom ha avu­to un ef­fet­to gal­va­niz­zan­te su tut­ta la fi­lie­ra (in Ita­lia il vec­chio vi­ni­le ha toc­ca­to il più 56 per cen­to e il mo­ri­bon­do cd più 17 per cen­to). Pri­mo ri­scon­tro di­ret­to di un pa­ra­dos­so che du­ra da an­ni (più o me­no dall’av­ven­to di Nap­ster): la mu­si­ca non era mai sta­ta dif­fu­sa con que­sta am­piez­za, ascol­ta­bi­le ovun­que e fa­cil­men­te. Ora, fi­nal­men­te, è sta­to tro­va­to il mo­do di ren­de­re pro­dut­ti­va la sua on­ni­pre­sen­za. Ma c’è un ma, su cui gli ar­ti­sti e i pro­dut­to­ri si dan­na­no. Au­men­ta­no i frui­to­ri, ma ca­la­no i gua­da­gni. Lo han­no bat­tez­za­to va­lue gap. Fran­ces Moo­re, ca­po di If­pi (la fe­de­ra­zio­ne dell’in­du­stria fo­no­gra­fi­ca) sin­ten­tiz­za co­sì: «I ri­ca­vi, ele­men­to vi­ta­le per ogni ti­po di in­ve­sti­men­to sul fu­tu­ro, non ven­go­no ri­di­stri­bui­ti cor­ret­ta­men­te ai de­ten­to­ri di di­rit­ti». In­tan­to sui 900 mi­lio­ni di strea­mers ad ab­bo­nar­si so­no so­lo 68 mi­lio­ni. Le en­tra­te pub­bli­ci­ta­rie per i ser­vi­zi gra­tui­ti so­no ir­ri­so­rie (634 mi­lio­ni nel 2015). La par­te del leo­ne la fan­no i co­los­si del­lo strea­ming, You tu­be in te­sta. Ora le ma­jor del di­sco so­no pron­te a scen­de­re in cam­po con le lo­ro star, in pri­ma fi­la ci si è mes­sa Ka­ty Per­ry con Ch­ri­sti­na Agui­lei­ra, Bil­ly Joel, Rod Stewart.

RE­SPON­SA­BI­LI­TÀ

La ri­chie­sta, pre­sen­ta­ta al Con­gres­so ma an­che al Par­la­men­to eu­ro­peo, è di ri­di­scu­te­re il Di­gi­tal mil­len­nium co­py­right (Dm­ca), nor­ma sull’as­sen­za di re­spon­sa­bi­li­tà, per cui YouTu­be non è con­si­de­ra­ta re­spon­sa­bi­le dei vi­deo ca­ri­ca­ti in mo­do il­le­ga­le da­gli uten­ti. Mu­si­ci­sti e ma­jor in qual­che mo­do do­vran­no ri­fa­re i con­ti an­che con le al­tre piat­ta­for­me in strea­ming che pa­ga­no royal­ties ir­ri­so­rie: 0,007 dol­la­ri a ascol­to che, per l’ar­ti­sta di­ven­ta­no 0,001128 dol­la­ri su Spo­ti­fy. E que­sto il mo­ti­vo per cui in mol­ti si ri­fiu­ta­no di of­fri­re le pro­prie can­zo­ni (da noi la ve­do­va di Bat­ti­sti). Le piat­ta­for­me re­pli­ca­no so­ste­nen­do che le sta­ti­sti­che di­co­no che so­lo il 20 per cen­to del­la gen­te è di­spo­ni­bi­le a pa­ga­re. Te­si rea­li­sti­ca, ma che non tie­ne con­to di un sem­pli­ce fat­to: se puoi non pa­ga­re per ascol­ta­re mu­si­ca, cer­to non ti vie­ne vo­glia di met­te­re ma­no al por­ta­fo­glio. Il pub­bli­co se vuo­le pa­ga, co­me suc­ce­de nei con­cer­ti, set­to­re in con­ti­nua cre­sci­ta, fi­no a di­ven­ta­re la fon­te pri­ma­ria nel­le en­tra­te de­gli ar­ti­sti (per i gros­si no­mi fi­no al 56 per cen­to dei gua­da­gni). Pren­dia­mo le ci­fre del no­stro mer­ca­to: il fat­tu­ra­to nel 2014 era di 640 mi­lio­ni, l’an­no scor­so è sa­li­to a 690, nel 2016 si sti­ma a 750 mi­lio­ni, gra­zie ad even­ti co­me i con­cer­ti di Va­sco Ros­si all’Olim­pi­co, di Li­ga­bue al par­co di Mon­za, di Spring­steen e di Da­vid Gil­mour al Cir­co Mas­si­mo. Que­sti ul­ti­mi spin­ti dal­la sco­per­ta (fi­nal­men­te) che il pal­co­sce­ni­co ine­gua­glia­bi­le dell’an­ti­ca Ro­ma ha un fa­sci­no mon­dia­le. Ep­pu­re, quan­do si esi­bi­ro­no i Rol­ling Sto­nes, nes­su­no pen­sò che sa­reb­be sta­ta una bel­la pro­mo­zio­ne per la cit­tà, e nep­pu­re ad al­to co­sto, il­lu­mi­na­re le ro­vi­ne del Pa­la­ti­no. Cis­sà che sta­vol­ta non ven­ga in men­te a qual­cu­no.

BOOM AN­CHE DEL SET­TO­RE LI­VE: IL FAT­TU­RA­TO IN ITA­LIA SA­LE A 690 MI­LIO­NI, GRA­ZIE AI GRAN­DI EVEN­TI

(1-con­ti­nua)

LI­VE So­pra Bru­ce Spring­steen in con­cer­to

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