Quel ci­mi­te­ro non è un cam­po­san­to

Il Messaggero - - CRONACA DI ROMA - Fa­bio Isman

Quel­lo al­la Piramide Ce­stia è cer­ta­men­te un «uni­cum»: il solo ci­mi­te­ro ri­ma­sto en­tro le Mu­ra Au­re­lia­ne do­po che, nel XIX se­co­lo, ne fu­ro­no vie­ta­te le se­pol­tu­re; lo am­mi­ni­stra­no i rap­pre­sen­tan­ti di 15 am­ba­scia­te stra­nie­re a Roma. C'è dal 1716; si chia­ma Acat­to­li­co, e ai tem­pi dei pa­pa-re non fu cer­ta­men­te sem­pli­ce far­lo na­sce­re: lo se­pa­ra­va per­fi­no un fos­sa­to; non si po­te­va­no pian­ta­re al­be­ri, uf­fi­cial­men­te per non na­scon­de­re al­lo sguar­do la Piramide, e le tra­sla­zio­ni av­ve­ni­va­no di not­te, per evi­ta­re di­sor­di­ni. Tut­ti, pe­rò, lo conoscono co­me «il ci­mi­te­ro de­gli In­gle­si»; uno, chia­ma­to pro­prio co­sì, è a Fi­ren­ze; e ha ispi­ra­to a Ar­nold Bö­klin il fa­mo­so qua­dro «L'iso­la dei mor­ti», tra l'al­tro pre­fe­ri­to da Hi­tler (ne pos­se­de­va una ver­sio­ne, com­pe­ra­ta nel 1936), e a Ser­gej Ra­ch­ma­ni­nov l'omo­ni­mo bra­no mu­si­ca­le. Quel­lo di Roma non è il pri­mo nel ge­ne­re in Ita­lia: pre­ce­du­to al­me­no da Li­vor­no e Ve­ne­zia; ma è tra i luo­ghi più ro­man­ti­ci in cit­tà e vi ri­po­sa­no an­che nu­me­ro­sis­si­mi per­so­nag­gi fa­mo­si; al­cu­ne la­pi­di so­no au­ten­ti­che ope­re d'ar­te. E nel 2016 ha com­piu­to 300 an­ni.

IL PRI­MO

La più an­ti­ca se­pol­tu­ra ri­tro­va­ta ri­sa­le in­fat­ti al 1718, e di due an­ni pri­ma è il per­mes­so di Cle­men­te XI Al­ba­ni agli Stuart, ex rea­li d'In­ghil­ter­ra in esi­lio in Ita­lia, per la tu­mu­la­zio­ne di fron­te al­la Piramide. L'inu­ma­zio­ne di Geor­ge Lang­ton, mor­to a 25 an­ni ca­den­do da ca­val­lo e bat­ten­do la te­sta, si è ri­tro­va­ta in sca­vi del 1929; si era lau­rea­to a Ox­ford, e for­se nel 1718 com­pi­va il «Grand Tour» in Ita­lia. Ma all'ini­zio, lo spa­zio era esi­guo: nel­la «zo­na vec­chia», fi­no al 1822, so­no sta­te se­pol­te ap­pe­na una ses­san­ti­na di per­so­ne. L'ul­ti­mo am­plia­men­to è del 1894, e di quat­tro an­ni do­po la pic­co­la cap­pel­la esi­sten­te; dal 1918, il ci­mi­te­ro è mo­nu­men­to na­zio­na­le. Con il be­ne­sta­re dei con­ces­sio­na­ri, si può es­ser­vi se­pol­ti solo se non si è cat­to­li­ci, si ri­sie­de in Ita­lia, e si è cit­ta­di­ni di 14 Pae­si stra­nie­ri, per­mes­si spe­cia­li (non fa­ci­li) a par­te. E' un'area ecu­me­ni­ca: per la pro­ve­nien­za e la fe­de re­li­gio­sa.

CHI RI­PO­SA

Tra gli ita­lia­ni fa­mo­si, An­to­nio Gram­sci (per­ché ma­ri­to di una don­na rus­sa, Ju­lia Schu­cht); Car­lo Emi­lio Gad­da; Da­rio Bel­lez­za; Lu­ce d'Era­mo; la dan­za­tri­ce Jia Ru­ska­ia (no­me con cui era no­ta Eu­ge­nia Bo­ris­sen­ko); i gio­iel­lie­ri Bul­ga­ri; il fisico Bru­no Pon­te­cor­vo, che fug­gì nell'Urss; l'an­ti­qua­rio (tap­pe­ti) Lu­cia­no Coen; Ame­lia Ros­sel­li; il poe­ta Ro­dol­fo Wil­cock; il me­di­co e ami­co di To­gliat­ti Da­rio Spal­lo­ne; Pie­ro Del­la Se­ta det­to «l'ur­ba­ni­sta ros­so»; i gior­na­li­sti Mi­no D'Ama­to, Gior­gio Fat­to­ri e Mi­riam Ma­fai; Ar­nol­do Foà; Emi­lio Ser­va­dio, psi­ca­na­li­sta; Emi­lio Lus­su; l'ex mi- ni­stro Ma­rio Za­ga­ri, l'at­tri­ce Be­lin­da Lee e tan­ti al­tri. Pe­rò, le tom­be più fa­mo­se so­no quel­le dei poe­ti in­gle­si Per­cy Bys­she Shelley e John Kea­ts (la la­pi­de re­ci­ta: «Qui gia­ce uno il cui no­me fu scrit­to sull'ac­qua», co­me lui ave­va vo­lu­to); dell'uni­co fi­glio di Jo­hann Wol­fgang von Goe­the non mor­to gio­va­ne: Au­gu­st, 41 an­ni, pe­rì a Roma, e il pa­dre fe­ce in­ci­de­re da Ber­tel Thord­val­sen un me­da­glio­ne-ritratto. E, an­co­ra: lo scul­to­re gal­le­se John Gib­son, a Roma per sem­pre dall'età di 27 an­ni, un «pro­tet­to» di Ca­no­va, con il ri­va­le Ri­chard Wyatt; la sti­li­sta Irene Ga­li­tzi­ne e il poe­ta ame­ri­ca­no Gre­go­ry Corso; Karl Brul­lov, gran­de pit­to­re rus­so, il cui ca­po­la­vo­ro Pu­skin e Go­gol pa­ra­go­na­va­no a Van Dyck e Ru­bens; lo sto­ri­co Ri­chard Krau­thei­mer, dal 1971 per 23 an­ni nel­la cit­tà, au­to­re for­se dei mi­glio­ri to­mi sul­le pri­me ba­si­li­che cri­stia­ne.

TOM­BE CURIOSE

Ci so­no le la­pi­di di Ed­ward John Tre­la­w­ny, che iden­ti­fi­cò il cor­po di Shelley, an­ne­ga­to con un ami­co in bar­ca a ve­la, e Jo­se­ph Se­vern, pit­to­re in­gle­se che fu ac­can­to a Kea­ts nel­la sua ma­lat­tia. L'esplo­ra­to­re Tho­mas Jef­fer­son Pa­ge, a ca­po del­la ma­ri­na ame­ri­ca­na nel­le spe­di­zio­ni in Ar­gen­ti­na e Pa­ra­guay, vin­ti i fe­de­ra­ti nel­la guer­ra ci­vi­le, si tra­sfe­rì in Eu­ro­pa; la sua tom­ba di fa­mi­glia (sta­tua, obe­li­sco, sar­co­fa­go e due co­lon­ne), è di Et­to­re Xi­me­nes. Di Gio­van­ni Bat­ti­sta Pi­ra­ne­si, in­ve­ce, quel­la del ba­ro­net­to in­gle­se Ja­mes Ma­cDo­nald, suo ami­co. In tut­to, qua­si 4.000 ani­me.

NELL'ACAT­TO­LI­CO AL­LA PIRAMIDE CI SO­NO 4.000 ANI­ME: TRA I FA­MO­SI GRAM­SCI, GAD­DA, KEA­TS E SHELLEY

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