Gril­lo di­ser­ta la piaz­za vuo­ta E nel Pa­laz­zo il suk dei seggi

Il lea­der 5Stel­le ir­ri­ta­to per co­me i suoi uo­mi­ni han­no ge­sti­to la pro­te­sta In Tran­sa­tlan­ti­co è co­me se le ur­ne fos­se­ro do­ma­ni: «Io do­ve mi piaz­zo?»

Il Messaggero - - PRIMO PIANO - Ma­rio Ajel­lo

Fuo­ri, nel­la piaz­za del no, il se­mi-vuo­to. Den­tro il Pa­laz­zo, il pie­no­ne. Una folla da suk. Po­po­la­ta da som­mer­si e da sal­va­ti. Ma nes­su­no sa in qua­le del­le due ca­te­go­rie il Ro­sa­tel­lum lo de­sti­ne­rà. Mi ri­can­di­da­no? Non mi ri­can­di­da­no? E in che col­le­gio mi con­vie­ne piaz­zar­mi? Que­ste so­no l e an­go­sce, bi­par­ti­san, da Tran­sa­tlan­ti­co, do­ve le ele­zio­ni tutti le ve­do­no più vi­ci­ne. E tre­ma­no per la pro­pria sor­te per­so­na­le pri­ma an­co­ra che po­li­ti­ca. L'an­sia di Bep­pe Gril­lo sem­bra an­co­ra più pro­fon­da del­le al­tre. At­te­so per tut­ta la gior­na­ta co­me star del­la su­per-pro­te­sta, al­la fi­ne de­ci­de di non pre­sen­tar­si. Per­ché la piaz­za ha fat­to ci­lec­ca: mai più di 200 per­so­ne, e in­se­rir­si nel fia­sco non con­vie­ne. E so­prat­tut­to per­ché, co­sì fa di­re ai suoi, «non vuo­le es­se­re in­gom­bran­te». Ov­ve­ro: ha de­le­ga­to la ge­stio­ne del­la piaz­za al grup­po par­la­men­ta­re, e a Di Ma­io che è il ca­po, ha cer­ca­to di far ri­sul­ta­re che non tut­to di pen­de più da lui e so­prat­tut­to: il suo show avreb­be ca­ta­liz­za­to l'at­ten­zio­ne com­ple­ta­men­te su Gril­lo, i ti­to­li dei me­dia sa­reb­be­ro sta­ti so­lo su di lui e via di­cen­do. E al­lo­ra, nien­te: la stra­te­gia dell'as­sen­za.

Sol­tan­to Vir­gi­nia Raggi ha pro­va­to a da­re una scos­sa. So­prat­tut­to, ha cer­ca­to di aver­la lei dal­la piaz­za. Bi­so­gno­sa di af­fet­to e di so­ste­gno, si tuf­fa sul­la pic­co­la folla da­van­ti a Mon­te­ci­to­rio e tutti le gri­da­no «bra­vaaaa». So­prat­tut­to i gril­li­ni ar­ri­va­ti dal­la Val­trom­pia e quel­li sbar­ca­ti da Nuo­ro so­no quel­li più com­pli­men­to­si. Quan­do scen­de dal ca­mion­ci­no-palco, in­dos­sa un ca­schet­to dei vi­gi­li del fuo­co. Con i qua­li ha ap­pe­na chiac­chie­ra­to a lun­go. «Il po­po­lo di Roma ti ama», le ur­la­no al­cu­ni ma­ni­fe­stan­ti. Sel­fie e via co­sì. Cerca di ri­tro­va­re un suo po­po­lo Vir­gi­nia. E gri­da con­tro il Ro­sa­tel­lum: «È vergognoso, non si cam­bia­no le re­go­le del gio­co co­sì». Ma se ci fos­se Gril­lo, sa­reb­be tut­to un al­tro ef­fet­to. Lui di­ce che non è vo­lu­to an­da­re in piaz­za an­che per­ché i tig­gì l'han­no ri­di­co­liz­za­ta e lui non in­ten­de par­te­ci­pa­re a un even­to sna­tu­ra­to e de­mo­niz­za­to dai ser­vi­zi gior­na­li­sti­ci.

POLTRONE

Di cer­to pe­rò, la piaz­za af­fi­da­ta al mo­de­ra­to Di Ma­io non fun­zio­na. E al­la fi­ne, al po­sto di Bep­pe, tut­to il grup­po di­ri­gen­te sa­le sul pal­chet­to. Ma non è la stes­sa co­sa di un su­per-show del lea­der e co­mi­co. E den­tro il Pa­laz­zo? La cop­pia for­zi­sta Gia­co­mo­ni-Va­len­ti­ni, as­si­sten­ti per­so­na­li di Ber­lu­sco­ni ol­tre che par­la­men­ta­ri, è tam­pi­na­ta in Tran­sa­tlan­ti­co. Una lo­ro buo­na pa­ro­la pres­so il Ca­va­lie­re può de­ci­de­re la ri­can­di­da­tu­ra (sal­va­ti) o l'eli­mi­na­zio­ne dal­le li­ste elet­to­ra­li (som­mer­si). In­som­ma da de­stra a si­ni­stra tutti già al­la ri­cer­ca del po­sto si­cu­ro, ma nes­su­no sa dov'è - «Mi con­vie­ne Lom­bar­dia 1 o Si­ci­lia 2?», chie­do­no tutti a Gia­co­mo Por­tas, lea­der dei Mo­de­ra­ti che ha la ta­bel­li­na del­le cir­co­scri­zio­ni pro­por­zio­na­li e mag­gio­ri­ta­rie. E osten­ta di sa­per­la tan­to più lun­ga de­gli al­tri che tutti lo van- no a sup­pli­ca­re: «Dim­mi do­ve sa­rò ve­ra­men­te blin­da­to». Lui di­ce, non di­ce, chis­sà. Ma chi può ve­ra­men­te sa­pe­re, ades­so, co­me sa­rà la pro­pria sor­te? «Nes­su­no», as­si­cu­ra Pi­sic­chio, pre­si­den­te del Grup­po Mi­sto. Ma all'ora di pran­zo pa­re che sia sta­ta tro­va­ta la qua­dra: per uno di cen­tro-de­stra, che vuo­le ria­ve­re la pol­tro­na via Ro­sa­tel­lum, il po­sto mi­glio­re do­ve can­di­dar­si è nei col­le­gi do­ve cen­tro­de­stra e cen­tro­si­ni­stra so­no qua­si ap­pa­ia­ti e i vo­ti che Mdp to­glie in quel col­le­gio al Pd man­de­ran­no a Mon­te­ci­to­rio quel­lo di For­za Ita­lia. Fa­ci­le, no? Ma è già co­min­cia­ta la res­sa per ac­ca­par­rar­si quel­la po­si­zio­ne per­fet­ta, e una vec­chia vol­pe co­me Ma­rio Pe­pe, ex de­pu­ta­to di For­za Ita­lia an­co­ra ami­co del Ca­va­lie­re, si di­ver­te: «Di so­li­to, Ber­lu­sco­ni stac­ca il te­le­fo­no e non par­la più con nes­su­no a par­ti­re da die­ci gior­ni pri­ma la chiu­su­ra del­le li­ste. Sta­vol­ta, cre­do che co­min­ce­rà a spa­ri­re da su­bi­to». An­che per­ché, esa­ge­ra­ta­men­te, gli at­tua­li in­qui­li­ni del Pa­laz­zo pen­sa­no che si vo­ti do­ma­ni.

RAGGI SUL PALCO ARRINGA I DELUSI: «VERGOGNOSO CAMBIARE LE RE­GO­LE CO­SÌ». POI CERCA IL BAGNO DI FOLLA

(fo­to ANSA)

I par­la­men­ta­ri M5S da­van­ti a Mon­te­ci­to­rio

(fo­to LAPRESSE)

L'ab­brac­cio tra Gue­ri­ni e Ro­sa­to do­po il vo­to

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