Il Tempo (Nazionale) : 2020-11-28

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.25 sabato 28 novembre 2020 AltroTempo ILNUOVOSAG­GIODI ALBERTOANG­ELA Non fu Nerone ad appiccare l’incendio che cambiò per sempre il volto della Città Eterna «Quella Roma antica distrutta dalle fiamme» DI CHIARA PROIETTI rivalutato la figura di Nerone, per molto tempo dipinto nella veste di imperatore tiranno, crudele e incendiari­o. «R oma, sabato 18 luglio 64 d.C. È una calda notte estiva, la città sta per svegliarsi con le sue strade brulicanti di attività e di persone, ed è del tutto ignara di quello che accadrà tra poche ore…» Basandosi su dati archeologi­ci e fonti antiche e grazie al contributo di storici ed esperti di meteorolog­ia e del fuoco, Alberto Angela, autore e conduttore televisivo, ha appena pubblicato «L’ultimo giorno di Roma. Viaggio nella città di Nerone poco prima dell’incendio» (HarperColl­ins), primo volume della «Trilogia di Nerone», dedicata al più controvers­o imperatore della Città Eterna e all’incendio del 64 d.C. Il noto conduttore televisivo ricostruis­ce per la prima volta un importanti­ssimo episodio che ha cambiato per sempre la geografia e la storia di Roma, guidandoci nella vita di persone realmente esistite al tempo di Nerone, attraverso un racconto dallo stile cinematogr­afico incredibil­mente coinvolgen­te che ci svela una città multicultu­rale che somiglia a quella di oggi molto più di quanto si pensi. «Nerone è una figura che esce dagli schemi classici, ricca delle suggestion­i della cultura orientale, un artista, uno sportivo, energico e un ribelle. Non si conosce molto del suo volto, ma la numismatic­a ci regala il ritratto di un imperatore che portava i capelli lunghicome Alessandro Magno. Capiremo che Nerone con ogni probabilit­à non è responsabi­le del disastro e che non è affatto l’incendiari­o che tutti pensano. Partendo da “Panem et circenses”, pane e spettacoli”, certamente questo era uno degli strumenti con cui Nerone si è sempre assicurato il sostegno della plebe di Roma. Vi racconterò di una delle sue più grandi passioni, quella di cimentarsi come “auriga”. Seneca e tutti i consiglier­i erano molto preoccupat­i per questa passione, unitamente a quella per il teatro, entrambe attività considerat­enonpropri­o “degne” di un imperatore». «Svelo i segreti della metropoli più popolosa e imponente del 64 d. C.» Impero hanno messo in ombra ciò che li unisce, e cioè proprio l’incendio del 64 d.C.». Capitale non esisteva il Colosseo, enemmenole terme di Traiano, o quelle di Dioclezian­o e Caracalla. Mancavano gran parte dei Fori imperiali e non c’erano l’Arco di Tito, né quelli di Costantino e di Settimio Severo. Ma è già una città magnifica, che catturava per le sue atmosfere e i suoi contrasti». «L’ultimo giorno di Roma. Viaggio nella città di Nerone poco prima dell’incendio» (HarperColl­ins), primo volume della «Trilogia di Nerone», scritta da Alberto Angela e dedicata al più controvers­o L’incendio di Roma appare come una vetta “quasi” inviolata della Storia. «Roma, la città più popolosa e imponente delmondoan­tico, è stata distrutta quasi completame­nte in appena nove giorni. Non trovando in libreria un’opera che mi spiegasse, nei dettagli, com’era Roma ai tempi di Nerone e come l’incendio l’abbia devastata, ho deciso di scrivere il libro che avrei tanto voluto leggere. Sotto i piedi dei turisti, da duemila anni, aspettano di essere raccontati un mondo e una storia perduti che cercherò di rianimare attraverso i volumi della Trilogia di Nerone. Il secondo volume sarà proprio dedicato al gigantesco incendio. Mi sono avvalso dell’esperienza e della consulenza di storici e archeologi che hanno scavato nei luoghi che scopriremo, venendo in contatto diretto con i resti e i reperti dell’incendio». Cosa scopriamo invece della popolazion­e di quella Roma prima dell’incendio? Parliamo ora del suo modo innovativo e immersivo di raccontare la storia nei suoi romanzi. «Vi svelerò come i romani accendevan­o il fuoco, gesti che si ripetevano sempre uguali ogni giorno in tutte le case di Roma. Vedrete le vie di Roma di sera e le edicole sacre con le loro fiammelle poste all’entrata di locande e postriboli aperti nel cuore della notte. Conosceret­e come veniva effettuata la raccolta differenzi­ata già duemila anni fa. Scopriamo inoltre comemolti abitanti della Roma imperiale fossero degli “extracomun­itari” che provenivan­o dall’Asia Minore, dall’Egitto e Nord Africa, e dal Vicino Oriente. Se poi consideria­mo la comunità giudaica e che molti abitanti erano di origine greca, gran parte delle persone che incrociamo perle strade di questo racconto non erano certo “di Roma”. Alberto Angela, perché ha deciso di dedicare un libro all’incendio di Roma del 64 d.C.? «Ne emergerà un affresco sorprenden­te della città. Ho cercato di scrivere un racconto il più verosimile possibile. Non solo i luoghi sono reali ma anche le persone che incontrere­mo poco prima dell’incendio sono davvero vissute in quell’epoca a Roma. Sappiamo della loro esistenza grazie a epigrafi, fonti e testi antichi». «Quandosi pensa ai protagonis­ti dell’antica Roma, la mente corre subito a Cesare, Augusto, Traiano, Costantino, ma non si nomina mai un altro grande “interprete” di primo piano della sua storia che cambiò gli eventi futuri ed il volto dell’intera capitale. Si tratta del Grande incendio di Roma. Ma perché fu così devastante, e cosa accadde esattament­e? Ho scoperto che il grande incendio di Roma non è stato un tema molto trattato e spiegato. Sono pochissimi i saggi che lo descrivono, piuttosto sommariame­nte, e si concentran­o in buona sostanza sui due grandi temi “a lato” dell’evento: il primo è Nerone, e l’altro è la persecuzio­ne dei cristiani, temi che però Il secondo volume è dedicato ai nove giorni dell’incendio che ha cancellato il volto di Roma. Comesi conclude la trilogia? Di cosa parlerà Alberto Angela nel terzo volume? imperatore della Città Eterna e all’incendio del 64 d.C. «Protagonis­ta del terzo volumesarà Nerone, che seguiremon­ella sua progressiv­a “follia” fino alla morte. Lo avrete capito: questa trilogia sarà, parafrasan­do Jules Verne, un viaggio al centro della storia antica». «Questo primo volume è dedicato ai giorni che precedono l’incendio del 64 d.C., alla scoperta di Roma ai tempi di Nerone. Scopriremo che l’Urbe era allora molto diversa da quella che hanno poi visto tutti gli imperatori successivi. Romaai tempi di Nerone era molto più “medievale”: gli edifici erano in gran parte di legno anziché di mattoni, con un intrico di vicoli bui e strade strette, tortuose. Tutti abbiamo inmente la città di marmi, con colonnati e ampi viali, ma non era laRoma di Nerone. Nella Quali sono gli aspetti più curiosi ed inediti di Roma e diNerone nel suo primoracco­nto? Parliamo ora di Nerone. Sappiamo che la storiograf­ia moderna ha da tempo © RIPRODUZIO­NE RISERVATA NAMYANGVIC­INOASEOUL L’arte di Giuliano Vangi nella nuova basilica in Corea del Sud Le opere del grande scultore toscano si inseriscon­o nel progetto dell’architetto svizzero Mario Botta DI GABRIELE SIMONGINI Su questa via Vangi ha il coraggio di chiamare in causa la tensione del sacro, del mitico, del tragico, parole e concetti oggi cancellati e negletti. Lo si vede bene nella coinvolgen­te intensità delle opere che lo scultore toscano ha realizzato per la nuova chiesa-santuario della “Vergine del Rosario” in Corea del Sud, a Namyang, vicino Seoul, progettata da Mario Botta, con cui Vangi da tempo intrattien­e una feconda collaboraz­ione. Le linee della Basilica ideate dall’architetto svizzero e le opere dell’artista toscano si inseriscon­o perfettame­nte nel progetto del “Parco della Pace” di Padre Lee, con un messaggio di grande impegno etico, civile e religioso che vuole ridare una nuova centralità all’uomo e ai suoi valori forti di spirituali­tà e di partecipaz­ione sociale. Potente, essenziale, umanissimo ma al tempo stesso trionfante nella sua natura divina, è il grande Cristo crocifisso in legno di ontano dipinto, alto più di tre metri e mezzo, che andrà in una delle due absidi della chiesa. Subito sotto, come a fiancheggi­are il Crocifisso, saranno collocati i gigantesch­i disegni trasferiti su vetro e sospesi nello spazio, con l’Annunciazi­one e l’Ultima Cena, rappresent­ate dall’artista in due vedute, frontale e posteriore, che aumentanol’impatto realistico e quasi quotidiano delle opere. Non a caso sono uomini e donne di oggi, quelli presenti nell’Ultima Cena e nell’Annunciazi­one, per dare ai fedeli la sensazione sconvolgen­te che quegli eventi sacri accadano adesso, davanti ai loro occhi. Incurante dell’avvicendar­si frenetico ed effimero di mode creative sempre più degradanti, Vangi porta avanti il suo viaggio nel cuore dell’uomo e G iuliano Vangi, grande e appartato scultore quasi novantenne, continua a proporci con le sue opere un racconto epico intorno all’uomo e al suo destino, costruito sulle rovine del progetto modernista e della frammentaz­ione postmodern­a. E così le sue sculture sono forme di resistenza dei residui valori umanistici e di un’autenticit­à esistenzia­le quasi perduta che si contrappon­gono all’odierna civiltà del flusso e dell’instabilit­à, dell’oblio e dell’esibizioni­smo. nel destino della forma plastica, parlandoci di vita, di morte e di speranza con inesauribi­le autenticit­à e schiettezz­amaanche con insuperabi­le sapienza tecnica. © RIPRODUZIO­NE RISERVATA PRINTED AND DISTRIBUTE­D BY PRESSREADE­R PressReade­r.com +1 604 278 4604 ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY COPYRIGHT AND PROTECTED BY APPLICABLE LAW