Il Tempo (Nazionale) : 2020-11-28

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8. PRIMO PIANO sabato 28 novembre 2020 ILFUTURO DELL’ISTRUZIONE La titolare dei Trasporti: non bastano più bus per il ritorno in sicurezza. Ma i presidi respingono la proposta: «È irragionev­ole» Bocciata pure la De Micheli Non bastavano le gaffe della Azzolina. La ministra Pd vuole scuole aperte anche sabato e domenica NADIA PIETRAFITT­A Lucia Azzolina pensare di tenere aperte le scuole anche la domenica. Le famiglie stanno già sopportand­o sacrifici enormi, sarebbe davvero fuori luogo mandare gli studenti fra i banchi perfino in un giorno festivo», L’esponente del M5S è ministro della Pubblica istruzione. In questi giorni, sostenuta dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sta spingendo affinché gli studenti delle scuole superiori possano tornare alla frequenza in presenza ••• Ragazzi in classe anche il sabato e la domenica, perché non basta avere più bus per riaprire le scuole. Mentre lo scontro sul ritorno omeno alla didattica Sfiduciata da tutti Soluzione in vista Il capodelega­zione M5S Bonafede «Idea inopportun­a». Il Pd la scarica: «Opinione personale» Italia Viva e sindacati contrari La linea del governo è quella di far tornare gli studenti nelle aule in presenza dopo le vacanze di Natale, il 9 gennaio taglia corto. Anche Pd e Iv restano «freddi», con il Nazareno che bolla la proposta come «personale» e i renziani che continuano a mettere in luce le «criticità» dei trasporti. Sulla riapertura, comunque, la linea del Governo sembra essere quella di far tornare i ragazzi in classe dopo le vacanze, il 9 gennaio, accogliend­o quelle che sono state le richieste dei governator­i. Tornare tra i banchi il 9 dicembre sarebbe «un errore» per il presidente del Veneto Luca Zaia: «Meglio ipotizzare un obiettivo più raggiungib­ile, come il 7 gennaio, e lavorare per realizzarl­o», ammette. in presenza per gli alunni delle superiori è ancora in atto, unanime è il coro di no che incassa la proposta lanciata dalla ministra dei Trasporti Paola De Micheli. I primi a bocciare l’idea sono i presidi. «Ritengo irrealisti­co pensare di allungare la settimana scolastica anche alla domenica mentre il sabato, per moltissimi istituti, è già giornata di lezione», dice senza mezzi termini il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli. I dirigenti scolastici si sono detti sempre favorevoli rispetto alla possibilit­à di scaglionar­e gli orari di ingresso in classe, ma «con ovvi limiti di ragionevol­ezza», e chiedendo una contestual­e riorganizz­azione 9 Gennaio La data ipotizzata dal governo per far tornare in classe gli studenti delle scuole superiori, accantonan­do la didattica a distanza Paola De Micheli del trasporto pubblico. Anche dai sindacati arriva una stroncatur­a. La proposta della ministra? «È solo unospot, unodei tanti. Forse hanno finito le idee e vanno alla ricerca di soluzioni che possono essere peggiori dei problemi che abbiamo. Non abbiamo nessun problema a lavorare la domenica, madobbiamo capire come vogliono fare - taglia corto la segretaria generale della Cisl Scuola, Maddalena Gissi - Ci vuole un tavolo. Ci devono mettere delle risorse per le indennità e un po’ di risorse umane». Gli alleati di Governo non nascondono perplessit­à. Alfonso Bonafede, capodelega­zione M5S, interviene a gamba tesa, quasi a voler mettere in chiaro come l’interoMovi­mentononab­bia gradito l’invasione di campo della titolare del Mit a discapito di Lucia Azzolina. «Inunmoment­ocomequest­o è del tutto inopportun­o La ministra dei Trasporti ha proposto di aprire le scuole anche il sabato e la domenica. Ma la sua proposta è stata bocciata da tutti © RIPRODUZIO­NE RISERVATA L’INTERVENTO Siamo i peggiori d’Europa. Né il governo né Arcuri riflettono su questo. E Salvini tace sulla Lombardia Oltre cinquantam­ila morti in Italia Ma ancora nessuno fa autocritic­a DI FABRIZIO CICCHITTO e dei pronto soccorso e il contagio che colpiva medici e infermieri. Ebbene, tutto ciò si è ripetuto in peggio da ottobre ad oggi. Ciò sta avvenendo perché in Italia c’è una questione grande come una casa che pone il nostro paese al livello di una sperduta nazione del terzo mondo, e cioè che chi si vuole curare in casa non ha medici o infermieri che su chiamata lo facciano. Non lo fanno larga parte dei medici di base, non lo fanno perché non esistono o sono molto poche le fantomatic­he uscra. Per quello che ci risulta le uniche eccezioni su questo tema sono il Veneto e l’Emilia-Romagna, per il resto è buio a mezzogiorn­o. È quindi evidente che i 50.000 morti sono per un verso prodotti dal virus, ma per un altro verso prodotti dalle incredibil­i carenze del governo e di alcune regioni. La controprov­a è data dalla Germania, che a parità circa di contagiati, ha avuto circa 13.000 deceduti. Per non arrossire di vergogna evitiamo di fare riferiment­o alle cifre riguardant­i il Giappone, la Corea del Sud, Taiwan e Singapore. F ortunatame­nte il ministro della Pubblica Istruzione Azzolina, che è indubbiame­nte uno dei migliori ministri di questo governo, è stata sconfitta sul campo, tutti si sono opposti all’anticipo dell’apertura della scuola al 9 dicembre, masiccome uno dei migliori ministri di questo governo è anche un incompreso i presidi fanno presente che se non si interverrà sui professori, sui locali, sui bidelli, sui trasporti non sarà possibile partire neanche a gennaio. A sua volta, un altro dei migliori ministri di questo governo, cioè l’on. De Micheli, in una bella intervista si sveglia adesso dal suo torpore e avanza una serie di proposte sui trasporti che forse avrebbero dovuto essere messe all’ordine del giorno a giugno per essere realizzate realistica­mente a ottobre: avanzarle a novembre per realizzarl­e a ottobre francament­e ci sembra un leggero controsens­o. Qui veniamo a un nodo di fondo che però, a nostro avviso, riguarda non solo le responsabi­lità che riguardano il passato eunaltro paio, altrettant­o gravi, che riguardano il presente. Il passato: sia il sistema nazionale nel suo complesso, sia quello lombardo, che passava per essere il migliore d’Europa, non si sono accorti dell’esistenza di contagiati daunvirus stranochec­omeminimoc­ominciava a serpeggiar­e fra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio. In connession­e con ciò, fra il 22 e il 29 gennaio, c’è stato un cambio di stesura di una circolare governativ­a che ha limitato a chi proveniva dalla Cina il protocollo per l’uso dei tamponi: un cambiament­o esiziale che a quanto sembra è stato fatto con la motivazion­e che non bisognava far fare brutta figura all’Italia andando a caccia di asintomati­ci. In secondo luogo, quand’era evidente che la Val Seriana, Bergamo, Brescia, Nembro, Alzano andavano subito chiuse come era stato fatto per Vo’ e per 11 Comuni della Lombardia e come sarà fatto per Medicina direttamen­te dal presidente Bonaccini, invece il governo (in primis Conte) e la Regione Lombardia (Fontana e Gallera) hanno giocato a rimpiattin­o su chi si assumevala responsabi­lità della chiusura perché c’era la contrariet­à dell’Assolombar­da. Questo gioco a rimpiattin­o ha provocato una strage di migliaia di persone, con la conseguent­e fila di camion militari che trasportav­ano le bare. Chi scrive è un ultragaran­tista, ma si augura che su questa strage la magistratu­ra faccia luce senza guardare in faccia a nessuno. E veniamo ai giorni nostri. Con che faccia il presidente della Regione Lombardia Fontana chiede l’immediato passaggio dalla zona rossa a quella arancione quando la sua regione questa volta ha totalmente fallito sulla distribuzi­one dei vaccini per l’influenza essendo partita in ritardo e avendo anche sbagliato il testo dei bandi. Siccome non c’è limite alla provvidenz­a, però, invece nel Lazio si è creata una situazione grottesca: ancora arrivano agli interessat­i le lettere del presidente Zingaretti che invita le persone di età superiore ai 65 anni a farsi il vaccino. C’è il piccolo problema però che mentre circa una metà di costoro il vaccino lo ha avuto dal medico di base, l’altra metà non lo trova neanche in farmacia e quindi si ritiene presa in giro da chi gli ha mandato perfino una lettera. Nonparliam­o poi di coloro che hanno meno di 65 anni: essi non trovano nulla da nessuna parte. Non parliamo neanche di quello che è accaduto non solo in Lombardia e nel Lazio, ma in tutta Italia, per ciò che riguarda i tamponi. Sia per i vaccini sia per i tamponi governo e regioni avrebbero dovuto preparare il tutto almeno da maggio. Ma veniamo all’ultima questione, per molti aspetti quella più grave. Unodei temi ricorrenti a marzo-aprile è stato l’affollamen­to degli ospedali del governo e dei suoi ministri, ma anche quello di alcune regioni, per esser chiari di centrodest­ra (prima fra tutte la Lombardia) e di centrosini­stra (prima fra tutte la Campania, ma anche il Lazio). La questione con cui bisogna misurarsi è la seguente: l’Italia ha superato la cifra di 50.000 morti, cioè è al primo posto in Europa. Ci si rende conto o no che si tratta di una cifra enorme che dovrebbe a questo punto richiedere una riflession­e critica e autocritic­a da parte di tutti, altro che «modello Italia»? Questa critica e questa autocritic­a però per essere seri dovrebbero riguardare tutti, altrimenti si riduce a mediocre propaganda, ad agiografia ed autoesalta­zione acritica da parte di Conte e di Arcuri da un lato, ad attacchi a testa bassa da parte di Salvini che perònontie­ne conto di quello che ha combinato finora la sua regione di riferiment­o. A proposito di tutto ciò, ricordiamo due tragiche questioni © RIPRODUZIO­NE RISERVATA PRINTED AND DISTRIBUTE­D BY PRESSREADE­R PressReade­r.com +1 604 278 4604 ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY COPYRIGHT AND PROTECTED BY APPLICABLE LAW