Giu­sti ades­so

UNA ZUC­CA D’AL­TRI TEM­PI A FOR­MA DI TURBANTE. UN FOR­MAG­GIO CHE SA DI VI­NO. UN PE­SCE CO­SÌ SPE­CIA­LE DA MERITARSI UNA PEN­TO­LA SU MI­SU­RA

La Cucina Italiana - - Sommario -

ZUC­CA CAPPELLO DEL PRE­TE

“No­men omen” di­ce­va­no i la­ti­ni, “il no­me è un pre­sa­gio”. Un’espres­sio­ne per­fet­ta per que­sta zuc­ca an­ti­ca dal­la cu­rio­sa for­ma a turbante, che ap­pa­re già in al­cu­ni di­pin­ti del ’500. Ti­pi­ca del Mantovano e del­le zo­ne di Par­ma e di Reg­gio Emi­lia, era mol­to dif­fu­sa fi­no al secondo do­po­guer­ra, ma è sta­ta so­sti­tui­ta via via da spe­cie più fa­ci­li da col­ti­va­re e più pre­co­ci. Si rac­co­glie da me­tà set­tem­bre al­le pri­me ge­la­te e la sua pol­pa, qua­si pri­va di fi­bra di un bel co­lor aran­cio in­ten­so, è l’idea­le nei ri­pie­ni di tor­tel­li o per fa­re gli gnoc­chi. Zuc­che si­mi­li det­te “ber­ret­ti­ne” si col­ti­va­no in­ve­ce nell’Ol­tre­pò Pa­ve­se. Le più buo­ne? Le di­stin­gue­te dal suo­no che fan­no bat­ten­do­le: se è sor­do, so­no ot­ti­me. Un al­tro se­gno è la di­men­sio­ne del pic­cio­lo: più è grande, più la pian­ta ha avu­to nu­tri­men­to.

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