Ma­te­raz­zi

«SPAL­LET­TI SAR­TO GIU­STO PER UN’IN­TER CHE NON MOL­LA E A CARDIFF TIFAV0 ZIDANE»

La Gazzetta dello Sport - - Serie A - di LU­CA TAIDELLI twit­ter @Lu­caTai­del­li

Q uan­do han­no di­stri­bui­to la ba­na­li­tà, Mar­co Ma­te­raz­zi era di­strat­to. I suoi giu­di­zi so­no sem­pre net­ti, spes­so con­tro­cor­ren­te. Fi­no al pun­to di de­nun­cia­re che l’In­ter non ha pre­so Naing­go­lan per­ché... costava trop­po po­co o di so­spen­de­re il giu­di­zio su Mi­lan Skri­niar, già ido­lo dei fan in­te­ri­sti.

Mar­co Ma­te­raz­zi, co­sa ha det­to fi­no­ra il cam­pio­na­to?

«Che Ju­ve e Napoli so­no le squa­dre più pronte e at­trez­za­te. An­che per­ché han­no la stes­sa os­sa­tu­ra da an­ni».

Die­tro chi c’è?

«La Ro­ma e Di Fran­ce­sco mi piac­cio­no. L’in­tel­li­gen­za di una per­so­na sta nel ri­ma­ne­re fe­de­le al­le pro­prie idee e cam­bia­re se c’è da cam­bia­re. Per fa­re un esem­pio, El Shaa­rawy all’ini­zio gio­ca­va po­co o nul­la, men­tre nel­le ul­ti­me ga­re è sta­to de­ci­si­vo. Quan­do stai fuo­ri non è mai bel­lo, se pe­rò en­tri e cam­bi le par­ti­te vuol di­re che chi ti ge­sti­sce ha sa­pu­to crea­re la giu­sta em­pa­tia».

Con­ta­no qua­si di più quel­li che gio­ca­no me­no?

«Coc­co­la­re i ti­to­la­ri è fa­ci­le. In tan­ti an­ni ho tro­va­to so­lo un allenatore che non la ve­de­va co­me me. E la sua car­rie­ra par­la da so­la».

Ep­pu­re pri­ma di per­de­re l’ul­ti­ma il suo «ami­co» Be­ni­tez col New­ca­stle ne ave­va vin­te tre di fi­la...

«Vor­rei ve­de­re, do­po due an­ni che è lì!».

Tor­nia­mo al­le co­se no­stre. Il Mi­lan do­ve lo met­te?

«Per il mer­ca­to che ha fat­to de­ve sta­re las­sù per for­za, pe­rò se guar­di la clas­si­fi­ca ades­so è me­glio che pen­si­no a quel­le vi­ci­ne. Per­ché se le ve­re ri­va­li so­no già a 4-5 pun­ti poi re­cu­pe­ra­re di­ven­ta du­ra. Le sfi­de con­tro Ro­ma e In­ter di­ran­no il vero va­lo­re dei rossoneri».

Co­me ve­de Mon­tel­la, che ha ap­pe­na cac­cia­to il pro­prio pre­pa­ra­to­re atle­ti­co?

«Ho fi­du­cia in Vin­cen­zo. A dif­fe­ren­za di al­tri ci ha mes­so la fac­cia, sen­za far­la pas­sa­re per la de­ci­sio­ne di un di­ri­gen­te».

Eso­ne­rar­lo quin­di per lei sa­reb­be sba­glia­to?

«Da in­te­ri­sta non vor­rei ave­re Mon­tel­la con­tro nel der­by».

Cre­de­va che Bonucci avreb­be spo­sta­to di più gli equilibri?

«Nessuno, com­pre­so Leo che pu­re stimo, spo­sta gli equilibri se non è nel contesto giu­sto. Gli uni­ci che pos­so­no far­lo, ma lo­ro spostano il mon­do, so­no Mes­si e Cri­stia­no Ro­nal­do. E a chi pen­sa­va che a To­ri­no sen­za Leo avreb­be per­so mol­to di­co che la Ju­ve è tal­men­te col­lau­da­ta che or­mai va da so­la».

In de­fi­ni­ti­va, chi ci ha gua­da­gna­to nell’af­fa­re Bonucci?

«Vero che Leo ha su­pe­ra­to i 30, che è co­sta­to 42 mi­lio­ni e ha un in­gag­gio al­to. Ma io ho vin­to un Mon­dia­le a 34 an­ni, lui ha al­tre 4-5 sta­gio­ni ad al­to li­vel­lo. Il mer­ca­to ha cer­te leg­gi. Leo ha fat­to una scel­ta dif­fi­ci­le la­scian­do un club che do­mi­na in Ita­lia per un Mi­lan che non è quel­lo del pas­sa­to».

IL MIO PRE­SI­DEN­TE È MORATTI. THOHIR? CONTA CHI È A MI­LA­NO SUL­LA SO­CIE­TÀ GLI EX NU­ME­RI UNO

Quan­to può pe­sa­re sul der­by del 15 ot­to­bre la sosta per le na­zio­na­li?

«Tan­to. E ca­pi­ta trop­po spes­so. Con Leo­nar­do, nel 2011 co­sì ci ab­bia­mo ri­mes­so uno scu­det­to. Al­la ri­pre­sa ci sa­ran­no an­che Ro­maNa­po­li e Ju­ve-Lazio, sfi­de bel­lis­si­me che non puoi pre­pa­ra­re be­ne se fi­no al ve­ner­dì non hai i gio­ca­to­ri. Pos­si­bi­le che non si rie­sca a met­te­re dei pa­let­ti nel ca­len­da­rio? Co­sì ci per­de lo spettacolo».

Ve­nia­mo all’In­ter.

«Ha 16 pun­ti e non la sot­to­va­lu­te­rei. An­che per­ché non fa le Cop­pe ed è for­te fi­si­ca­men­te. Se rie­sci a vin­ce­re an­che quan­do non gio­chi be­ne e hai uno sta­dio co­me San Si­ro che ti spin­ge, nul­la ti è pre­clu­so».

Quan­do fi­schia o pren­de di mi­ra qual­che gio­ca­to­re, San Si­ro pe­rò di­ven­ta un boo­me­rang.

«Fi­schia­no e con­te­sta­no quel­li dal pa­la­to fi­ne, che poi pe­rò se la squa­dra vin­ce so­no i pri­mi a sa­li­re sul car­ro. I ve­ri in­te­ri­sti ti­fa­no si­no al­la fi­ne, poi nel ca­so fi­schia­no. Co­me al­la Sca­la. Se no è au­to­le­sio­ni­smo».

Do­po la sosta ini­zie­ran­no gli scon­tri di­ret­ti. Un be­ne o un ma­le?

«Ben ven­ga­no le sfi­de con Mi­lan e Napoli. Per co­me è co­strui­ta l’In­ter, ve­di a Ro­ma, se ha spa­zio al­le spal­le degli av­ver­sa­ri può far­ti mol­to ma­le. La fa­mo­sa “pal­la là” che pia­ce a Spal­let­ti è quel­la che un di­fen­so­re sof­fre di più. Non a ca­so con­tro le pic­co­le l’In­ter ha avu­to più pro­ble­mi, per­ché la “pal­la là” (cioè lo spa­zio), non te la la­scia­no qua­si mai».

Con­tro la squa­dre che si chiu­do­no il pro­ble­ma dell’In­ter è la man­can­za di chi sal­ta l’uo­mo?

«Non cre­do. Ci so­no Pe­ri­sic, che ha strap­pi in­cre­di­bi­li, e Can­dre­va, cui non man­ca­no i col­pi. Poi Spal­let­ti de­ve sce­glie­re gli uomini giu­sti. Ma in car­rie­ra ha sba­glia­to ben po­che vol­te».

Icar­di è un kil­ler, ma in al­cu­ne ga­re non la ve­de qua­si mai...

«Ep­pu­re ogni sta­gio­ne va in dop­pia ci­fra di gol. Me­glio di lui in gi­ro non ne ve­do. Vero che nel­le ul­ti­me ha un po’ sof­fer­to, ma ci so­no pe­rio­di co­sì. E lui si esal­ta con la pal­la al­le spal­le dei di­fen­so­ri».

Co­sa pen­sa di Ka­ra­moh?

«Bra­vo, di gam­ba e di­sci­pli­na­to. Im­por­tan­te per uno che, co­me Dal­bert, vie­ne dal cam­pio­na­to più fa­ci­le e al­lo stes­so tem­po dif­fi­ci­le del mon­do. Per­ché in Li­gue1, a di­sca­pi­to del­la tat­ti­ca, si cor­re co­me paz­zi».

L’In­ter per ora è sta­ta più bra­va o for­tu­na­ta?

«Bra­va a tro­var­si al po­sto giu­sto nel mo­men­to giu­sto, poi è chia­ro che la for­tu­na ci vuo­le. An­che que­gli 8 gol su 12 se­gna­ti nell’ul­ti­mo quar­to d’ora di­co­no che l’In­ter non mol­la mai e può sem­pre piaz­za­re il col­po. So­prat­tut­to que­sti gol han­no por­ta­to vit­to­rie, non pa­reg­gi. Un se­gna­le. L’an­no scor­so que­sta ti­gna non c’era».

Quan­to in­ci­de Skri­niar?

«De­vo an­co­ra ca­pi­re se è un gio­ca­to­re già fat­to o so­lo di pro­spet­ti­va. Ha per­so­na­li­tà e for­za fi­si­ca, è già un ido­lo dei ti­fo­si, ma de­ve osa­re di più, es­se­re più in­tra­pren­den­te, in al­cu­ni mo­men­ti al­lun­ga­re la squa­dra, ten­ta­re il lan­cio lun­go a sca­val­ca­re la di­fe­sa».

Più fa­ci­le che Spal­let­ti tro­vi il tre­quar­ti­sta giu­sto o cam­bi si­ste­ma di gio­co?

«Co­me sar­to è se­con­do a po­chi. Eder è bra­vo an­che in mez­zo, men­tre Pe­ri­sic non lo spo­ste­rei dal­la fa­scia, do­ve può spri­gio­na­re la sua po­ten­za. Il tre­quar­ti­sta giu­sto è Can­dre­va: ha già gio­ca­to lì, ha il pas­sag­gio e lo “scaldabagno” per se­gna­re da fuo­ri».

Ma sa­preb­be sa­cri­fi­car­si a cen­tro­cam­po?

«Lo fa già ades­so sul­la de­stra, non ve­do per­ché do­vreb­be ti­rar­si in­die­tro se gio­ca al­le spal­le di Icar­di».

Dei tre pro­va­ti fi­no­ra (Bo­r­ja, Bro­zo­vic e Joao Ma­rio) chi in­ve­ce la con­vin­ce di più sul­la tre­quar­ti?

«Joao Ma­rio è leg­ge­ri­no, lo ve­do co­me in­ter­no o co­me ester­no in un 4-4-2. Quel­lo che lo può fa­re me­glio è Bro­zo, che reg­ge di più il col­po e ve­de me­glio la por­ta. Pe­rò de­ve sve­gliar­si. Bo­r­ja è bra­vo a cu­ci­re il gio­co se i com­pa­gni fan­no mo­vi­men­to. Non può cer­to da­re lui gli strap­pi o i cam­bi di rit­mo che man­ca­no».

Il fa­mo­so tre­quar­ti­sta al­la Naing­go­lan in ro­sa non sem­bra es­ser­ci.

«Ov­vio, di Naing­go­lan ce n’è uno al mon­do. Tre an­ni fa era an­co­ra rag­giun­gi­bi­le. Tec­ni­ca­men­te e a li­vel­lo pra­ti­co. Costava 10-12 mi­lio­ni. Ma al­lo­ra spe­se pic­co­le non potevamo far­ne. So­lo so­pra i 30...».

Erick Thohir ha am­mes­so di es­se­re pre­so da fac­cen­de in­do­ne­sia­ne. Cre­de che ab­bia sen­so che ri­man­ga pre­si­den­te?

«Il mio pre­si­den­te è uno so­lo: Mas­si­mo Moratti. Ma a Thohir va da­to at­to di ave­re mi­glio­ra­to una si­tua­zio­ne di non ri­tor­no a li­vel­lo di bi­lan­cio. Ciò det­to, l’im­por­tan­te è che chi la­vo­ra a Mi­la­no fac­cia le co­se per be­ne. Per­ché se do­po 7 an­ni sei an­co­ra fuo­ri dal­la Champions si­gni­fi­ca che in trop­pi han­no la­vo­ra­to ma­le. E non mi si par­li di fair­play fi­nan­zia­rio: i sol­di, for­se an­che trop­pi, so­no sta­ti spe­si. Ma­le, pe­rò».

Al­la fi­ne in Champions chi ci va?

«Ve­do Ju­ve e Napoli, poi due tra In­ter, Ro­ma, Mi­lan e Lazio. Fi­no a gen­na­io sa­rà una cor­sa a sei. Si­mo­ne In­za­ghi è bra­vo, tie­ne la Lazio ai ver­ti­ci mal­gra­do una ro­sa me­no for­te del­le al­tre. Il pro­ble­ma so­no le cop­pe. Vero che pos­so­no dar­ti en­tu­sia­smo, ma quel­lo non ti ri­met­te in cam­po i tre gio­ca­to­ri che hai per­so gio­can­do due vol­te a set­ti­ma­na».

Chiu­su­ra ex­tra Se­rie A. Ha man­da­to un sms all’eroi­co Va­len­ti­no Ros­si che è tor­na­to a cor­re­re a tem­po di re­cord do­po la rot­tu­ra di ti­bia e pe­ro­ne?

«Va­le è un fe­no­me­no, non un eroe. Ama il suo la­vo­ro ed è tor­na­to in fret­ta co­me suc­ces­se a me con la sin­dro­me com­par­ti­men­ta­le nel 2007».

Il «suo» Pe­ru­gia in B vo­la.

«La cit­tà e i ti­fo­si me­ri­ta­no la A, ma non si ca­pi­sce per­ché ar­ri­va­no sem­pre lì vi­ci­no e poi suc­ce­de qual­co­sa...»..

Cu­rio­si­tà fi­na­le, ma a Cardiff lei ti­fa­va per la Ju­ve o il Real di Zidane?

«Zidane. La Ju­ve pro­prio non po­te­vo. An­che se l’avrei ap­plau­di­ta nel ca­so aves­se me­ri­ta­to di vin­ce­re. A Zizou vo­glio be­ne, non ho nul­la con­tro di lui. E ne ap­pro­fit­to per far­gli i com­pli­men­ti per­ché ha avu­to l’in­tel­li­gen­za per toc­ca­re i ta­sti giu­sti e crea­re quell’em­pa­tia tra gran­di cam­pio­ni che è la chia­ve dei suc­ces­si ma­dri­di­sti. Mi pia­ce an­che la sua fa­mi­glia, ri­ma­sta sem­pli­ce e mai fuo­ri po­sto».

Sfot­te o fa i com­pli­men­ti an­che al­la fa­mo­sa so­rel­la cau­sa del­la te­sta­ta nel 2006?

«So­no se­ris­si­mo. Or­mai sia­mo di­ven­ta­ti gran­di, non avrei pro­ble­mi a fa­re pa­ce con Zizou. Non ci sia­mo mai sen­ti­ti, non sto a in­se­guir­lo ma se ca­pi­ta l’oc­ca­sio­ne so­no pron­to. Poi an­dreb­be chie­sto an­che a lui...».

«CON IL SUO “SCALDABAGNO ”, CAN­DRE­VA È TRE­QUAR­TI­STA IDEA­LE. NAING­GO­LAN UNI­CO, MA QUAN­DO POTEVAMO PRENDERLO COSTAVA TROP­PO PO­CO... SKRI­NIAR OSI DI PIÙ. ZIZOU SU­PER, GLI VO­GLIO BE­NE» UN GRAN­DE, STIMO LA SUA FA­MI­GLIA. PRON­TO AL­LA PA­CE MA NON LO CER­CO SU ZINEDINE ZIDANE ALLENATORE REAL MA­DRID LUI SI PREN­DE LE RE­SPON­SA­BI­LI­TÀ, NON VOR­REI MAI AVERLO CON­TRO SU VIN­CEN­ZO MON­TEL­LA ALLENATORE MI­LAN SO­LO MES­SI E CR7 SPOSTANO GLI EQUILIBRI SEN­ZA UN CONTESTO SU LEO­NAR­DO BONUCCI DI­FEN­SO­RE MI­LAN

«JU­VE E NAPOLI LE PIÙ PRONTE, MA CHE BRA­VI DI FRAN­CE­SCO E IN­ZA­GHI . SBA­GLIA­TO UN DER­BY DO­PO LA SOSTA, CO­SÌ AB­BIA­MO PER­SO UNO SCU­DET­TO»

LAPRESSE

PAS­SAG­GIO ALL’IN­TER Nell’esta­te 2001 passa all’In­ter: una sto­ria d’amo­re e suc­ces­si che lo por­te­rà sul tet­to del mon­do LA SUA CAR­RIE­RA Mar­co Ma­te­raz­zi è na­to a Lec­ce il 19 ago­sto 1973. Cre­sce gi­ran­do l’Ita­lia, se­guen­do il pa­pà allenatore. Poi tro­va «fis­sa di­mo­ra» a Pe­ru­gia, club con cui vin­ce un cam­pio­na­to Pri­ma­ve­ra e poi col qua­le de­but­ta in A e rea­liz­za — nel 2000-01 — il re­cord di mar­ca­tu­re per un di­fen­so­re in A: 12, con 7 ri­go­ri Con l’In­ter ha vin­to tut­to o qua­si: 5 scu­det­ti, 4 Cop­pe Ita­lia e 4 Su­per­cop­pe, più una Champions e un mon­dia­le per club . Cam­pio­ne del Mon­do an­che con la Na­zio­na­le, nel 2006

DFP

GLI AN­NI DI PE­RU­GIA Ma­te­raz­zi de­but­ta in A il 2 feb­bra­io ‘97 in Pe­ru­giaIn­ter. Nel­la sta­gio­ne 2000-01 rea­liz­za 12 re­ti

GMT

IL MON­DIA­LE 2006 L’esta­te del­la svolta è quel­la del 2006: in Ger­ma­nia vin­ce il Mon­dia­le, se­gnan­do an­che in fi­na­le l’1-1

AMICIZIE VIP Mar­co Ma­te­raz­zi a Va­len­ti­no Ros­si so­no di­ven­ta­ti ami­ci ne­gli an­ni. Tra lo­ro c’è un le­ga­me spe­cia­le

ANSA

SCU­DET­TO 2006-07 Dal Mon­dia­le al cam­pio­na­to: 10 re­ti, con dop­piet­ta de­ci­si­va a Sie­na per l’arit­me­ti­co suc­ces­so

LAPRESSE

IL TRI­PLE­TE La sta­gio­ne di gra­zia è il 2009-10, l’an­no del Tri­ple­te cam­pio­na­to, Champions e Cop­pa Ita­lia

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