MAR­TIAL LA JU­VE CI PRO­VA C’è l’ac­ce­le­ra­ta Via al duel­lo con il Bayern

●Le­ga­to al­la ma­dre che è un pa­sto­re bat­ti­sta, si esal­ta nell’as­si­st. Ma nes­su­no drib­bla co­me lui Or­mai il bra­si­lia­no schi­vo si è pre­so la Si­gno­ra

La Gazzetta dello Sport - - Da Prima Pagina - Fi­lip­po Con­ti­cel­lo @fi­lip­po­cont

Buf­fon rin­gra­zia Don­na­rum­ma e scher­za: «Do­po Ma­drid so­no an­da­to a rac­co­glie­re fun­ghi e mar­ghe­ri­te»

Non ri­de, pe­rò drib­bla. Non bal­la, pe­rò cros­sa. Dou­glas Co­sta è una fuo­ri­se­rie ibri­da: ha pie­de cal­do e te­sta fred­da, mo­to­re bra­si­lia­no e tec­no­lo­gia te­de­sca. Non si­gni­fi­ca che non si di­ver­ta, an­zi in Dy­ba­la ha tro­va­to un buon com­pa­gno di me­ren­de: sui So­cial i si­pa­riet­ti di­ver­ten­ti so­no fre­quen­ti. Ma il nu­me­ro 11 del­la Ju­ven­tus è ge­li­do nel trat­te­ne­re i sen­ti­men­ti, non esa­ge­ra nem­me­no do­po tre as­si­st nel­la stes­sa par­ti­ta. Lo ha im­pa­ra­to nel­le pre­di­che di fa­mi­glia: il sor­ri­so è un be­ne pre­zio­so. An­che per que­sto non lo osten­ta e al­le fol­le pre­fe­ri­sce re­ga­la­re al­tro: drib­bling, cross e co­til­lons . Chi lo ha vi­sto cre­sce­re lo rac­con­ta esattamente co­sì, un bra­si­lia­no con la te­sta te­de­sca. Sa­rà per gli an­ni in cui ha fat­to ger­mo­glia­re il ta­len­to in Ger­ma­nia, sa­rà per l’im­pron­ta del­la sua ter­ra, lì dall’al­tra par­te del mon­do: i te­de­schi ar­ri­va­ro­no in mas­sa tra fi­ne Ot­to­cen­to e ini­zio No­ve­cen­to nel­lo sta­to di San­ta Ca­te­ri­na, pro­fon­do sud del Bra­si­le. Ades­so che ha scon­quas­sa­to la Serie A il pen­sie­ro cor­re al­la pri­ma squa­dra vi­ci­no a ca­sa con un no­me che omag­gia­va i co­lo­ni ve­nu­ti dall’Eu­ro­pa: No­vo Ham­bur­go.

LA PRE­DI­CA Con­tro la Samp, Dou­glas ha fi­nal­men­te rag­giun­to la pa­ce dei sensi: ol­tre al­le so­li­te fre­quen­ze ir­rea­li per se­mi­na­re gli av­ver­sa­ri, ha man­da­to in por­ta tut­ta la Ju­ve. In un col­po so­lo, un at­tac­can­te, un cen­tro­cam­pi­sta e pu­re un di­fen­so­re: non c’è nien­te che gli dia più go­di­men­to. Il bra­si­lia­no, in­fat­ti, ha co­strui­to il suo calcio co­me ser­vi­zio al pros­si­mo. Ma­ga­ri do­po un drib­bling, ma­ga­ri do­po qual­che gio­chet­to (a vol­te superfluo), ma al­la fi­ne dal­la fa­scia de­ve pio­ve­re l’as­si­st per il com­pa­gno smar­ca­to in mez­zo: «So­no il mi­glio­re ami­co de­gli at­tac­can­ti», ha sem­pre det­to. E, in fon­do, co­sì si è ri­con­nes­so al­la fa­mi­glia: a Sa­pu­ca­ia do Su vi­va la ma­dre che gli ha in­se­gna­to due-tre co­se del­la vi­ta. È una «Pra.» che sta per «Pa­sto­ra», ti­to­lo che nel­le chie­se pro­te­stan­ti si dà a chi or­ga­niz­za la co­mu­ni­tà. Mam­ma Mar­le­ne, si dà da fa­re per le sue pe­co­rel­le: è una pre­di­ca­tri­ce bat­ti­sta di ri­fe­ri­men­to nel­la zo­na, par­la al­le ra­dio e al­le fol­le che si ra­du­na­no per lei. In ge­ne­ra­le, è un fe­no­me­no per­va­si­vo in Bra­si­le, Pae­se che pal­pi­ta nel­la mi­sti­ca re­li­gio­sa. E sem­bra qua­si che le pre­di­che en­tu­sia­ste del­la ma­dre sul «do­no» e sul­la «con­di­vi­sio­ne» ab­bia­no at­tec­chi­to: in cam­po di­ven­ta­no spes­so e vo­len­tie­ri cross per Man­d­zu­kic o Hi­guain. Il pa­dre è l’al­tra fi­gu­ra di ri­fe­ri­men­to dell’in­fan­zia: è un ex gio­ca­to­re sen­za ta­len­to fi­ni­to a fa­re il mec­ca­ni­co pri­ma di pro­iet­ta­re i so­gni sul fi­glio, ma pu­re un ex al­co­liz­za­to con tendenze vio­len­te. Da ol­tre die­ci an­ni, pe­rò, ha smes­so de­fi­ni­ti­va­men­te di be­re: la for­za di vo­lon­tà è una do­te co­mu­ne in fa­mi­glia. Dou­glas ha com­bat­tu­to le pri­me dif­fi­col­tà con­tro la tat­ti­ca ita­lia­na e ades­so, lui che è al­to un me­tro e set­tan­ta, sem­bra un gi­gan­teg­gia con­tro i lil­li­pu­zia­ni: è il gio­ca­to­re con la per­cen­tua­le più al­ta di drib­bling riu­sci­ti in que­sta Serie A. Ed è se­con­do so­lo a He­te­maj del Chie­vo (31%) co­me pre­ci­sio­ne di cross su azio­ne.

RI­VIN­CI­TA Non è mai sta­to in di­scus­sio­ne il ri­scat­to dal Bayern a 40 mi­lio­ni, sem­mai il ruo­lo nel mon­do bian­co­ne­ro. Da al­ter­na­ti­va da­van­ti, il bra­si­lia­no è di­ven­ta­to l’uo­mo su cui di­se­gna­re il fu­tu­ro, a par­ti­re dal pos­si­bi­le mo­du­lo. Il mo­do in cui ha bul­liz­za­to Mar­ce­lo nel­la tri­ste not­te di Ma­drid ha con­fer­ma­to l’uti­li­tà an­che nel­le not­ti di Cham­pions. I due man­ci­ni avran­no tem­po di ri­par­lar­ne al Mon­dia­le per­ché la cre­sci­ta in bian­co­ne­ro ha con­vin­to Ti­te a met­te­re Dou­glas sull’ae­reo rus­so. Ma per l’Eu­ro­pa bru­cia una dan­na­ta vo­glia di ri­vin­ci­ta e non è la pri­ma vol­ta che gli ca­pi­ta. Quan­do a 12 an­ni fu ta­glia­to dal Gre­mio e fi­nì in pre­sti­to al più mo­de­sto Ca­saLar, dis­se ai vec­chi com­pa­gnet­ti: «Quan­do vi ri­bec­co, vi eli­mi­no...». Det­to fat­to, in un tor­neo lo­ca­le la dop­piet­ta e il di­to pun­ta­to: «Ve l’ave­vo det­to...». Al­la fi­ne, il Gre­mio se lo ri­pre­se e quel ra­gaz­zi­no min­gher­li­no ag­giun­se su­bi­to ot­to chi­li di mu­sco­li. An­che per que­sto l’ibri­do 27en­ne ha una car­roz­ze­ria ro­bu­sta: pro­va­te a but­tar­lo giù, a pat­to di pren­der­lo in ve­lo­ci­tà.

At­tac­can­te Anthony Mar­tial, 22, fran­ce­se del­lo Uni­ted

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