STADI PIÙ AFFOLLATI ORA SER­VE BEL­LEZ­ZA

In A 28 mi­la spet­ta­to­ri in me­dia a par­ti­ta

La Gazzetta dello Sport - - Opinioni - L’ANA­LI­SI di ANDREA SCHIANCHI

Inu­me­ri, spes­so fred­di e im­pie­to­si, giu­di­ci se­ve­ri ai qua­li ci si de­ve in­chi­na­re nel­la spe­ran­za di ot­te­ne­re cle­men­za, que­sta vol­ta rac­con­ta­no la sto­ria di una pas­sio­ne pro­fon­da, di un mai ap­pa­ga­to de­si­de­rio di par­te­ci­pa­zio­ne, per­si­no di una fa­me di bel­lez­za che gli ita­lia­ni re­cla­ma­no co­me fos­se il pa­ne di cui nu­trir­si. Gli stadi di calcio tor­na­no a riem­pir­si: ol­tre 280 mi­la spet­ta­to­ri com­ples­si­vi per le par­ti­te del­la 13a gior­na­ta di ri­tor­no, di­spu­ta­ta tra sa­ba­to e do­me­ni­ca. Ciò si­gni­fi­ca che la me­dia ha su­pe­ra­to quo­ta 28 mi­la per­so­ne a ga­ra: sol­tan­to in due oc­ca­sio­ni è ac­ca­du­to ne­gli ul­ti­mi tre an­ni. Mi­lan-Na­po­li (65.786 spet­ta­to­ri), La­zio-Roma (55.000) e Ju­ve-Samp (40.121) tra­sci­na­no il grup­po­ne, e sem­bra dav­ve­ro di tor­na­re un po’ in­die­tro nel tem­po, quan­do an­da­re al­lo sta­dio era un ri­to cui un in­te­ro po­po­lo si sot­to­po­ne­va.

Sia­mo an­co­ra in de­fi­cit ri­spet­to agli al­tri cam­pio­na­ti eu­ro­pei, que­sto va det­to, ma che l’Ita­lia e gl’ita­lia­ni ab­bia­no que­sto de­si­de­rio di calcio pro­prio nell’an­no in cui la Na­zio­na­le non si è qua­li­fi­ca­ta per il Mon­dia­le è un aspet­to su cui ri­flet­te­re. Stia­mo an­co­ra aspet­tan­do un ve­ro e sag­gio pro­get­to di ri­strut­tu­ra­zio­ne e riam­mo­der­na­men­to de­gli im­pian­ti, se ne par­la da de­cen­ni e, se non per qual­che ca­so iso­la­to, sia­mo an­co­ra al pun­to di par­ten­za; stia­mo at­ten­den­do, or­mai da chis­sà quan­to tem­po, che la po­li­ti­ca fac­cia la sua par­te e aiu­ti lo svi­lup­po del mo­vi­men­to cal­ci­sti­co; ep­pu­re, no­no­stan­te que­ste pa­le­si de­bo­lez­ze, la gen­te non ab­ban­do­na il suo gio­co pre­fe­ri­to. An­zi, co­me se aves­se fun­zio­na­to una spe­cie di an­ti­co pas­sa­pa­ro­la, la squa­dra de­gli spet­ta­to­ri au­men­ta. In pre­vi­sio­ne di que­sto fi­na­le di sta­gio­ne, che an­nun­cia bat­ta­glie per l’in­gres­so in Cham­pions e in Eu­ro­pa Lea­gue, e che re­ga­la sfi­de bat­ti­cuo­re a co­lo­ro che non vo­glio­no pre­ci­pi­ta­re in Serie B, que­sta cre­sci­ta di pas­sio­ne e di aspet­ta­ti­ve è un mo­ti­vo di sod­di­sfa­zio­ne.

Un gior­no, al­la teo­lo­ga te­de­sca Do­ro­thee Söl­le, ven­ne chie­sto: co­me spie­ghe­reb­be a un bam­bi­no la fe­li­ci­tà? La stu­dio­sa ri­spo­se co­sì: «Non gli di­rei nul­la, sem­pli­ce­men­te gli da­rei un pal­lo­ne per far­lo gio­ca­re». Nel­la leg­ge­rez­za di que­ste pa­ro­le si na­scon­de il se­gre­to: il calcio, tut­to lo sport in ge­ne­ra­le, è un ec­ce­zio­na­le mol­ti­pli­ca­to­re di emo­zio­ni. Nell’ar­co di 90 mi­nu­ti, spes­so non ci pen­sia­mo ma è co­sì, si vi­ve un’esi­sten­za in­te­ra tra gio­ia, do­lo­ri, spe­ran­ze, ar­rab­bia­tu­re e de­lu­sio­ni che so­no tan­to pro­fon­de da far­ci cre­de­re che non riu­sci­re­mo mai a su­pe­rar­le. Un gol di Hi­guain o una magia di Mer­tens, un drib­bling di Dy­ba­la o una pa­ra­ta di Don­na­rum­ma, un toc­co di Icar­di o una zuc­ca­ta di Dze­ko: at­ti­mi di fe­li­ci­tà che il pub­bli­co chie­de co­me fos­se­ro nu­tri­men­to per lo spi­ri­to o, co­me di­ce­va una vec­chia pub­bli­ci­tà, mo­men­ti di gio­ia «con­tro il lo­go­rio del­la vi­ta mo­der­na». Non è un ca­so che, non tro­van­do in al­tri set­to­ri del­la so­cie­tà uno sfo­go per le pro­prie pas­sio­ni (la po­li­ti­ca, or­mai, non è più ter­re­no fer­ti­le), la gen­te de­ci­da di en­tra­re in uno sta­dio al­la ri­cer­ca del cam­pio­ne, dell’eroe, del mi­to. Nel 1940, a una set­ti­ma­na dall’an­nun­cio dell’en­tra­ta in guer­ra dell’Ita­lia, il po­po­lo era an­go­scia­to, tre­ma­va di pau­ra, non ve­de­va uno strac­cio di fu­tu­ro. Ep­pu­re, for­se an­che per can­cel­la­re le om­bre all’oriz­zon­te, che co­sa fece? Si ri­ver­sò nel­lo sta­dio di San Si­ro per as­si­ste­re al­la sfi­da-scu­det­to tra In­ter e Bo­lo­gna, e in quell’oc­ca­sio­ne si sta­bi­lì il re­cord d’in­cas­so dell’epo­ca. Una vol­ta rag­giun­to l’obiet­ti­vo del­la cre­sci­ta de­gli spet­ta­to­ri, non re­sta che pro­get­ta­re la cre­sci­ta sul pia­no del gio­co, per­ché la ri­chie­sta di bel­lez­za fir­ma­ta dai 280 mi­la dell’ul­ti­mo tur­no di cam­pio­na­to va ono­ra­ta.

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