Vi­via­no, fal­so intruso «Chi vuo­le l’Eu­ro­pa ha più mez­zi di noi Ma la Samp c’è, è lì»

● «La Ju­ve ci ha in­se­gna­to co­me es­se­re fa­me­li­ci: fuo­ri da­gli sche­mi lo sia­mo già, il mo­del­lo è Fer­re­ro»

La Gazzetta dello Sport - - Serie A > Più Notizie Sulle Genovesi - Ales­sio Da Ron­ch IN­VIA­TO A BOGLIASCO (GENOVA)

Una scon­fit­ta può es­se­re un tram­po­li­no di lan­cio. Emi­lia­no Vi­via­no il 3 a 0 su­bì­to a Torino lo in­ter­pre­ta co­sì. Non è una fi­ne, ma un ini­zio, l’esem­pio da se­gui­re per pun­ta­re an­co­ra in al­to, all’Eu­ro­pa. «Non ave­vo dub­bi spie­ga - co­no­sco trop­po be­ne la Ju­ven­tus, men­tal­men­te so­no una del­le squa­dre più for­ti al mon­do. So­no fa­me­li­ci. Mi aspet­ta­vo una rea­zio­ne si­mi­le. Ora sta a noi im­pa­ra­re la le­zio­ne».

Co­sa vi do­ve­te por­ta­re a ca­sa?

«Quel­lo che ab­bia­mo vi­sto sul cam­po, la men­ta­li­tà con cui han­no rea­gi­to. Gior­gio (Chiel­li­ni) sul 3 a 0 gri­da­va: “Non mol­lia­mo, lo scu­det­to pas­sa da qui”. Al­la fi­ne l’ho sen­ti­to ur­la­re: “Gio­ca­re al­la gran­de a Ma­drid è fa­ci­le, ma è a Cro­to­ne che si fa la dif­fe­ren­za”. Ec­co la men­ta­li­tà vin­cen­te».

E la Samp­do­ria, a che pun­to é?

«Ab­bia­mo fat­to mi­glio­ra­men­ti in­cre­di­bi­li, lo scor­so an­no ab­bia­mo to­ta­liz­za­to 48 pun­ti, ora li ab­bia­mo già con sei par­ti­te a di­spo­si­zio­ne per fa­re me­glio. Sia­mo gli in­tru­si tra le squa­dre che si con­ten­do­no l’Eu­ro­pa, La so­cie­tà a giu­gno ha ven­du­to, ma ha in­ve­sti­to e mi­glio­ra­to. la­vo­ran­do su strut­tu­re e or­ga­niz­za­zio­ne. Co­sì si va avan­ti».

Fi­no all’Eu­ro­pa?

«Ve­dia­mo, sa­rà il cam­po a dir­lo. C’è chi è più at­trez­za­to di noi, ma già ave­re que­sto obiet­ti­vo è im­por­tan­te».

Sua mo­glie un gior­no l’ha de­scrit­ta co­sì: “E’ fol­lia, com­pe­ti­ti­vi­tà e de­ter­mi­na­zio­ne”. Può es­se­re an­che il ri­trat­to del­la Samp­do­ria?

«Sì. Fol­lia è usci­re da­gli sche­mi e por­si obiet­ti­vi in­spe­ra­ti, co­me fa Fer­re­ro. La Samp con lui pun­ta a li­di di­ver­si dai cam­pio­na­ti ano­ni­mi. La com­pe­ti­ti­vi­tà è tut­to: se non ti po­ni nuo­vi obiet­ti­vi ri­schi di af­flo­sciar­ti, ma in que­sto Giam­pao­lo è una ga­ran­zia. La de­ter­mi­na­zio­ne è fon­da­men­ta­le, guar­da­te i no­stri esem­pi: Sil­ve­stre, Bar­re­to, Qua­glia­rel­la».

Giam­pao­lo ha det­to di lei: «E’ una Fer­ra­ri con le ruo­te sgonfie».

«E’ un com­pli­men­to fat­to a uno che sta­va re­cu­pe­ran­do do­po un’ope­ra­zio­ne. Io non so­no an­co­ra al mas­si­mo ma qua­si ci sia­mo».

Pe­rò la Fer­ra­ri è an­che un’ec­cel­len­za ita­lia­na. Lei pen­sa an­co­ra al­la Na­zio­na­le?

«Chi è in età da con­vo­ca­zio­ne de­ve far­lo, ser­ve da sti­mo­lo. Io ho avu­to la gra­ti­fi­ca­zio­ne di gio­ca­re al­cu­ne par­ti­te nell’era Buf­fon. Il mas­si­mo. Ora ci so­no por­tie­ri co­me Don­na­rum­ma, Pe­rin, Sirigu e al­tri».

A pro­po­si­to Buf­fon nel do­po Ma­drid ha det­to che smet­te.

«Ne ave­va­mo già par­la­to. Io pen­so che deb­ba de­ci­de­re con se­re­ni­tà. Si è con­qui­sta­to il di­rit­to di sce­glie­re quan­do smet­te­re. Non può ac­ca­de­re che qual­cu­no lo fac­cia smet­te­re».

Par­lia­mo de­gli ere­di.

«Pe­rin è quel­lo che ha fat­to di più, Don­na­rum­ma ha rag­giun­to le 100 par­ti­te in A nel Mi­lan a 19 an­ni. Ca­pi­sco che pos­sa es­ser­ci in­de­ci­sio­ne».

Lei è un gran­de ami­co di Pe­rin.

«Sia­mo ami­ci 363 gior­ni l’an­no e ci sfot­tia­mo al­la gran­de. Lui al­la fi­ne ha fat­to il cor­so da som­me­lier per cer­ca­re di star­mi die­tro».

Con­tro di lui non ha mai per­so.

«Non ci ave­vo mai pen­sa­to, ma in ef­fet­ti è co­sì. La pros­si­ma vol­ta che lo ve­do, po­ve­ro lui«.

Tor­nia­mo al­la na­zio­na­le. Gli ere­di pos­so­no es­se­re al­tri, ma lei è il pa­ra­ri­go­ri nu­me­ro uno in Ita­lia. Se un c.t. in fu­tu­ro la chia­mas­se so­lo per que­sta even­tua­li­tà?

«Con por­tie­ri co­sì for­ti sa­reb­be un ono­re».

Lei por­ta ta­tua­ti sul cor­po i sim­bo­li di Fi­ren­ze e Genova. Ep­pu­re ha sem­pre det­to di es­se­re sta­to be­ne an­che a Bo­lo­gna, l’av­ver­sa­ria di do­ma­ni?

«In­fat­ti ag­giun­ge­rò an­che un ta­tuag­gio che ri­cor­da Bo­lo­gna, do­ve so­no sta­to da dio. Genova, pe­rò, mi ha ri­lan­cia­to in un mo­men­to dif­fi­ci­le, sto pen­san­do an­che di comprare ca­sa, da po­co so­no pu­re di­ven­ta­to pro­prie­ta­rio di un lo­ca­le, il Su­vi­no, ad Al­ba­ro. Per me sta­rei sem­pre qua, poi nel calcio può suc­ce­de­re di tut­to».

IO, UNA FER­RA­RI CON LE RUO­TE SGONFIE: ERA UN COM­PLI­MEN­TO

EMI­LIA­NO VI­VIA­NO SU MAR­CO GIAM­PAO­LO

Emi­lia­no Vi­via­no, 32 an­ni, è al­la Samp dal 2014: fi­no­ra 23 ga­re e 37 gol su­bi­ti LI­VE­RA­NI

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